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Calcio: spettacolo a singhiozzi

Crolla la qualità dell’offerta: a chi darà ragione l’Agcom?

Lun 06 Dic 2021 | di Armando Marino | Soldi
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C’è uno stranissimo fenomeno che negli ultimi anni ha fatto irruzione nei nostri salotti: la destrutturazione del calcio in tv. Un paradosso: mentre molti spettatori abbandonano la tv in favore dello smartphone, c’è uno spettacolo che continua ad attirare spettatori, il calcio. Ma a crollare è la qualità dell’offerta. I club italiani da anni cercano di massimizzare i ricavi televisivi per cercare di competere con quelli di altri Paesi, dove capitali stranieri hanno permesso di ingaggiare i migliori talenti sul mercato. Ma nel tentativo di ricavare di più, hanno finito per rendere più complicato assistere a una partita di calcio.

Prima c’è stato lo sparpagliamento delle partite, che una volta si giocavano la domenica, su più orari e più giorni. Poi è arrivata l’assurda suddivisione dei match tra due diversi network, Sky e Dazn, che costringeva ad avere due abbonamenti anche solo per seguire in modo costante la propria squadra. Infine, quest’anno è arrivata l’era Dazn che per molti ha comportato il crollo della qualità della visione delle partite. Dazn trasmette via web e siccome in Italia moltissime case non sono raggiunte da un segnale internet decente, per molti la partita è diventato uno spettacolo a singhiozzo.

Infine, è arrivata la mossa assurda di Dazn: revocare la possibilità concessa agli abbonati di guardare contemporaneamente la partita su due apparecchi. Che poteva servire a condividere un abbonamento con un amico calmierando il costo, ma anche a guardare la partita su un tablet mentre si è in viaggio o al lavoro. Salvo poi fare retromarcia almeno fino a fine stagione sulla sospensione della doppia utenza. Comunque, al momento in cui scriviamo, l’Agcom sembra intenzionata a imporre risarcimenti fino al 25% del valore dell’abbonamento a seconda della gravità del disservizio subìto. Tra le contestazioni c’è l’aver messo a disposizione dei clienti unicamente un risponditore automatico anziché un call center con persone in grado di dare risposte esaurienti a chi subisce disservizi. E questa è una lezione che io seguo fedelmente in tutti i campi: mai abbonarsi a servizi che hanno call center per i clienti con telefoni difficili da contattare. In particolare, mai abbonarsi a chi ha un customer care a pagamento: significa che l’azienda guadagna sui disservizi che crea, anche se involontariamente.                        

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