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Gli scarti delle mele diventano cosmetici

Grazie a un progetto di ricerca ed innovazionefinanziato dall’Ue in Piemonte si promuove la circular-economy

Lun 06 Dic 2021 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Anche delle mele non si butta via niente. E dalla sansa - lo scarto derivante dal loro succo – si può ottenere la base per un’innovativa linea di cosmetici. Rigorosamente made in Piemonte. A questo risultato si è giunti grazie ad AlpBioEco, un progetto di ricerca e innovazione, di durata triennale, che mira a promuovere la circular economy attraverso la bio-economia in cinque paesi del vecchio continente: Austria, Francia, Germania, Slovenia e Italia. Finanziato dall’Unione Europea, il programma ha coinvolto il Parco tecnologico di Torino “Environment Park” insieme ai produttori di mele ed altri stakeholder locali come ricercatori, agricoltori e piccole e medie imprese. Inizialmente si era ipotizzato di applicare la sansa nel settore del food, per creare prodotti senza glutine; a credere per primo a un approccio diverso è stato un imprenditore agricolo del cuneese, individuando nella cosmesi il settore più redditizio dove impiegarla. A occuparsi dello sviluppo del progetto sarà la startup a vocazione sociale Vortex che, già da alcun anni, realizza attraverso materiali di scarto prodotti di qualità, in grado di generare allo stesso tempo un impatto positivo sulla società, sul territorio e sulla natura.

POTENZIALITÀ DA SFRUTTARE
La mela è il frutto più coltivato nel nostro continente. L’Alto Adige ad esempio, con i suoi 18.400 ettari di terreno ed una raccolta annua di circa 950.000 tonnellate, rappresenta la più grande regione di coltivazione delle mele in Europa. Nonostante questo mercato sia quasi giunto a saturazione e le mele da tavola rappresentino oggi il metodo di vendita più redditizio, la catena del valore di questo frutto presenta dei potenziali economici notevoli e ancora inesplorati. E qui entra in gioco la bio-economia, la teoria fondata dal matematico e economista Nicholas Georgescu-Roegen. Alla sua base c’è la consapevolezza che tutti i processi economici tesi alla produzione di merci materiali, diminuiscono la quantità di energia disponibile nel futuro, e aumentano il grado di disordine in un sistema; da qui la necessità di pensare ad un modello economico in grado di abbassare il livello di entropia, imitando i vincoli ecologici della natura, come sfruttare il processo di degradazione naturale dei materiali nei processi produttivi. 
Proprio in quest’ottica si muove il progetto AlpBioEco, che figura tra i finalisti di “Award 2021”, gli awards dedicati ai progetti regionali più innovativi e promettenti finanziati con fondi europei.                        

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