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Vinted o Hunger Games?

Abbiamo provato per un mese Vinted, la piattaforma second hand per vendere e comprare di tutto un po’. Ecco qualche consiglio e avvertenza per l’uso...

Lun 06 Dic 2021 | di Alessandra De Tommasi | Attualità
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Sto per cambiare appartamento e la concentrazione di roba stipata nei cassetti e sotto il letto sta per raggiungere il livello densità “sepolti in casa”. Ho regalato ad amici, conoscenti e un paio di associazioni quello che avrei voluto lasciare indietro nel prossimo capitolo della mia vita, ma non era abbastanza. L’unica volta in cui ho messo piede nel mercatino dell’usato dietro casa, mi è preso un colpo: ovunque girassi lo sguardo vedevo oggetti e mobili pieni di polvere con varie etichette di prezzo. Se anche avessi voluto parcheggiare lì qualcosa, prima o poi me lo sarei visto recapitare indietro dopo essere stato maneggiato da un mucchio di gente e, forse, anche rovinato. Spinta dall’urgenza – come la maggior parte delle scelte last minute – mi sono iscritta un mese fa alla piattaforma online Vinted. Me l’ha consigliata un’amica più tecnologica di me (una che ha persino acquistato un manichino per fare foto migliori e invogliare così potenziali acquirenti) e così ci ho provato, tra grande scetticismo e una punta di curiosità.

IL BILANCIO
Ne è valsa la pena? Nì. 
Sì, ho smaltito cose che non ricordavo neppure di aver acquistato o ricevuto in regalo (dando loro una seconda vita e battendo un cinque virtuale a Greta nel salvaguardare l’ambiente con la moda circolare), ma ad un prezzo molto inferiore a quello originale. Anche con il cartellino attaccato e la confezione originale, rientrano comunque nella categoria “seconda mano” e chi compra deve comunque aggiungere a questo prezzo anche le spese di spedizioni (vantaggiose, per carità, ma restano pur sempre un costo) e un’assicurazione del sito in caso di problemi. Inoltre si contratta in “stile Porta Portese”, ma tra la domanda e l’offerta ci passa un abisso, oltre ad una vasta gamma di “pretese”. Come il tipo che ha chiesto un video di me che gonfiavo a bocca una ciambella da spiaggia (voleva un audio soddisfacente anche del rumore dell’aria che fuoriusciva dalla valvola). E poi ovviamente è sparito senza comprare nulla.

Attenti al lupo
Ora arriva il gigantesco “ma”: l’approccio della piattaforma è piuttosto militare, con messaggi perentori, scarso dialogo e misure drastiche nei confronti dell’utenza. Il secondo giorno d’iscrizione mi sono ritrovata con cento inserzioni rimosse (su duecento) con avvisi di violazioni generici. Sarebbe bastata una chat del servizio clienti per spiegarmi che il concetto di “nuovo” su Vinted non era lo stesso mio e che avrei potuto semplicemente cliccare un bottone diverso sulla descrizione dell’oggetto. Ci sta che quando sei una novellina fai errori da novellina. Nel frattempo continuavo a ricevere comunicazioni dal sito che m’intimava di controllare la legittimità dei brand che avevo incluso e la proprietà delle foto caricate. Ad un certo punto gli ho risposto per filo e per segno dove avessi comprato quella determinata borsa (giorno, anno, occasione e indirizzo del negozio), oltre a spiegare in quale stanza di casa avessi scattato le immagini. Ovviamente l’algoritmo di tutto questo se ne infischia perché non conosce le sfumature, ma solo il bianco o il nero. In pratica il passo tra contrabbandiere e proprietario qui è talmente labile che un paio di volte ho pensato mi mandassero la Guardia di Finanza a casa. Stiamo parlando di oggetti con cifre a un solo zero, qualche volta a due (anche se online si trovano gioielli da migliaia e migliaia di euro, ad esempio). 

MI HANNO CACCIATA!
Pur adoperando la massima attenzione possibile, sono stata cacciata tre volte in quattro settimane. Mica è un vanto, sia chiaro, ma solo una testimonianza di quanto sia facile che l’account venga bloccato, senza alcun diritto di replica. La seconda volta avevo messo in vendita un vassoio per il ghiaccio, ingenuamente ignara che rientrasse nella categoria “utensili da cucina o accessori usati per cucinare e conservare alimenti”. Mea culpa, certo, ma ancora non mi spiego – e nessuno dall’altra parte me l’ha saputo spiegare – come un’infrazione simile mi sia costata l’espulsione dalla community di compra-vendita. Molte descrizioni nella “lista proibita” (più lunga di quella in aeroporto creata in seguito alle norme anti-terrorismo) si presentano vaghe o per lo meno soggette ad interpretazione, quindi sbagliare è facilissimo ed essere bannati ancora più semplice. Viene da pensare che dopo il primo “sgarro” Vinted ti tenga d’occhio e quindi ti redarguisca con maggiore severità. Il che genera una certa ansia ogni volta che si mette online qualcosa: serve una procedura scrupolosa quanto l’esame di coscienza e la dichiarazione dei redditi...

Che gli Hunger Games abbiano inizio
A volte sembra di essere messi di fronte ad una specie di percorso ad ostacoli creato appositamente per testare l’alto grado d’umana fallibilità. Quindi il gusto dello shopping si perde nei meandri della burocrazia. Altro esempio: ho spedito in Spagna – sì, i costi restano simili anche in alcuni Paesi europei – un tazzone da collezione imballandolo con la stessa cura che un collezionista d’arte adopererebbe per un Picasso. Niente da fare, lo spedizioniere o il corriere o qualcuno lungo il tragitto l’ha rotta. La ragazza a cui era indirizzato il pacco mi ha subito scritto e io, ovviamente, ero mortificata per l’accaduto, ma il servizio di spedizioni si è repentinamente scusato, concordando con la destinataria che l’imballo fosse stato eseguito più che correttamente e rimborsando il tutto. Neppure davanti all’evidenza fotografia e all’assunzione di colpa di UPS, la piattaforma ha fatto un passo indietro, anzi ha continuato a sostenere l’errore del mittente. Dopo segnalazioni di ogni genere da parte delle tre parti in causa (io, l’acquirente e UPS) alla fine ha dovuto cedere, ma senza in alcun modo scusarsi per l’accaduto. Gli algoritmi, d’altronde, non sono stati programmati per pensarlo: per sorvegliare l’operato altrui e condannarne il presunto errore sì, ma per attestare una propria falla mai.

Avvertenze per l’uso
Basta dotarsi di pazienza, buonsenso e tenacia prima d’iscriversi, insomma, tenendo in conto di poter incappare facilmente in qualche errore di procedura. D’altro canto la tutela offerta dalla piattaforma ha comunque grandi vantaggi perché chi vende non deve anticipare denaro per la spedizione ma solo stampare l’etichetta per poterla inviare e chi acquista, pur pagando il corrispettivo a Vinted al momento dell’acquisto, sa che di solito in caso di problemi arriva il rimborso. Chi, invece, fosse un professionista del settore può sempre sottoscrivere un abbonamento dedicato, che ha altri standard. Si può anche prenotare qualcosa – inizialmente per due mesi, il che equivale ad un’eternità per chi vende, ora finalmente per cinque giorni – o annullare una richiesta d’acquisto o salvare tra i preferiti un oggetto. 

DA MIGLIORARE
Il prezzo minimo consentito è di un euro, quindi sarebbe utilissimo, ad esempio, per ogni utente avere a disposizione un “angolo delle occasioni” o una cartella “tutto a un euro” in evidenza. Avete presente quando si passano le ore a cercare un film o una serie su Netflix? Ecco, succede qualcosa del genere qui, per cui un maggiore ordine dell’armadio sarebbe gradito, con etichette per le varie occasioni. Basta veramente poco per far sentire ciascuno protetto e a casa, invece di partire sempre dalla presunzione di colpevolezza come se ogni utente fosse un imputato. Perché il bello dello shopping è anche la condivisione: su Vinted si possono fare affari, anzi affaroni, ma diverte anche poter scambiare oggetti che hanno una storia e un significato e sapere che continueranno a vivere altrove.                                                      

 


Nata in Lituania nel 2008 
La piattaforma gratuita è nata in Lituania nel 2008 da una donna, Milda Mitkute, che doveva cambiare casa e voleva mettere sul web gli abiti da regalare e assieme a Justas Janauskas ha trasformato l’intuizione in un servizio di compravendita e scambio di abiti usati. Oggi è disponibile in 20 Paesi e solo in Europa la utilizzano più di 34 milioni di persone (in Italia è arrivata a dicembre scorso). Si può accedere dal browser (www.vinted.it) e dall’applicazione dedicata.

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