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Come combattere l段nquinamento indoor?

Affidatevi alla tecnologia, ma non troppo

Lun 06 Dic 2021 | di Armando Marino | Tecnologia

Che l’aria di casa sia più inquinata di quella che c’è in strada è ormai un luogo comune. Non che sia falso: bisogna però chiarire cosa si intende per inquinamento. Non si tratta solo delle polveri sottili e delle altre emissioni legate al traffico e al riscaldamento. L’aria di casa può essere viziata anche per colpa di muffe e umidità o prodotti chimici poco salutari usati per la costruzione dell’immobile o per l’arredamento. E infatti l’Unione europea da almeno quindici anni porta avanti progetti e strategie per contrastare l’inquinamento cosiddetto “indoor”.
Naturalmente in parallelo all’interesse delle politiche pubbliche per il fenomeno si è sviluppato un mercato di “depuratori” e aggeggi vari che dovrebbero magicamente rendere l’aria delle nostre case pura come quella di montagna. Ma tra tanti prodotti i cui effetti sono esagerati dal marketing, qualche tecnologia utile si può trovare. Vale la pena dunque tornare su un argomento che abbiamo già affrontato in passato in questa rubrica perché, a seguito anche dell’epidemia di Covid, è arrivata sul mercato qualche tecnologia nuova.
Intanto, va detto che il primo rimedio utile è l’areazione frequente dei locali, soprattutto se fatta nei momenti giusti della giornata, quando c’è il sole e la mattina presto quando l’aria esterna di solito è più pulita. Altri interventi devono essere mirati con cura. E la tecnologia può aiutare a capire se in casa ci sono fonti di inquinamento.
Netatmo produce un rilevatore di qualità dell’aria che misura anche i livelli di umidità e rumore, si connette con il wifi e manda i dati a un’app compatibile con i vari tipi di telefonino. Inoltre, il sistema fornisce consigli sulla qualità ottimale dell’aria a seconda anche della persona che vive nell’ambiente messo sotto controllo. Un oggetto di design che richiede di sborsare più di centoventi euro. Con una trentina di euro in meno si può puntare su Eve Room che rinuncia alla qualità estetica dell’oggetto (assomiglia a una piccola sveglia digitale da comodino) e non rileva il livello di rumore.
Se invece del monitoraggio costante connesso al telefonino si preferisce effettuare una misurazione puntuale, di volta in volta, ma che comprende un’ampia gamma di inquinanti, incluse le polveri sottili, bisogna puntare su apparecchi come M2000C Air quality detector, ma si arriva a spendere quasi 190 euro.
Che il mercato dei misuratori di qualità dell’aria sia in crescita lo dimostra anche il fatto che Amazon abbia messo sul mercato un apparecchio con il proprio marchio (Amazon smart air quality) che tra l’altro è un buon compromesso. Costa un’ottantina di euro, non si occupa del rumore, ma rileva diversi inquinanti, tra cui almeno una parte del particolato. Per i possessori dell’assistente vocale di Amazon, l’ormai famoso Alexa, c’è il vantaggio che i due apparecchi dialogano. Si può ad esempio impostarli in modo che Alexa ci lanci un avviso vocale quando qualcuno dei gas rilevati sale oltre la soglia di rischio. Se poi l’assistente vocale è del tipo con il monitor, questo può costantemente visualizzare i livelli dei vari gas e particelle rilevati in casa. A patto di non farsi ossessionare. Piuttosto che prendere l’abitudine di controllare continuamente l’inquinamento domestico è meglio abituarsi ad aprire spesso le finestre.                                     

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