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L’amore a quell’età...

Lasciate vivere ai vostri figli l’esperienza anche della sofferenza

Lun 06 Dic 2021 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Lei è andata a studiare all’università, in città, lui è rimasto in provincia e si è trovato un lavoro. Si sono giurati amore eterno, hanno promesso croce sul cuore che comunque si sarebbero visti spesso. Ma io, da spettatrice esterna di quell’amore giovane e spensierato, ho subito temuto che non sarebbe durata. Una profezia facile e non perché il figlio della mia amica e la sua fidanzatina non stessero bene insieme. Al contrario: erano davvero una bella coppia. Ma a quell’età ci si getta nelle cose che facciamo con tutto quello che abbiamo, si diventa avidi di scoperte, ci si innamora dell’esplorazione del mondo. Lei si è ritrovata proiettata in un mondo diverso che l’ha affascinata, come era prevedibile. E lui è rimasto nel vecchio mondo. A 18 anni certe distanze diventano incolmabili in un lampo.

Ai tempi della mia adolescenza, una delusione d’amore era pressoché invisibile per i miei genitori. O meglio: si manifestava con un mio generale malessere, comportamento anomalo, disturbi del sonno e dell’appetito, pianto frequente. In molti casi la delusione d’amore veniva interpretata come un disturbo di natura fisica e sfociava in un consulto medico. Peccato che non esista un farmaco che risani il cuore infranto. Andava così, ovviamente, perché l’amore era il tema più segreto, dopo la sessualità. Argomenti che mai avrei affrontato con i miei genitori, sebbene non fossero particolarmente chiusi e cercassero di seguirmi anche nelle mie tempeste emotive. Ma erano altri tempi.

Oggi è diverso. Molti genitori parlano di tutto con i figli. Il problema odierno spesso è che noi mamme e papà vorremmo sollevare i nostri pargoli, anche quelli maggiorenni, da ogni dolore e ostacolo. Ma nel caso delle delusioni d’amore c’è poco da fare. E soprattutto sarebbe anche sbagliato evitarle. Sono esperienze davvero dolorose, ma sono un passaggio fondamentale della crescita emotiva. Non ci si può certo mettere di mezzo e comunque sarebbe inutile. Io stessa del resto mi sono trovata ad affrontare l’argomento con il figlio della mia amica, che sorprendentemente si è confidato, e ho dovuto ammettere che non avevo consigli utili.
Una cosa però la possiamo fare: non minimizzare e tenerli d’occhio. La sofferenza che si prova in una situazione simile a quell’età è genuina. E assicurare loro che passerà e ci saranno altri amori non solo è banale, ma ci fa anche apparire come incapaci di capirli in un momento in cui davvero potrebbero aver bisogno del più semplice sostegno morale, la vicinanza di qualcuno a cui appoggiarsi in un momento difficile. Ed è inutile sprofondare nell’ansia se faticano a mangiare a dormire. Sono sintomi noti e fotografati nella letteratura d’amore di ogni tempo. Certo, se l’apatia e la disperazione si protraggono molto a lungo, se il cuore infranto davvero non trova modo di alleviare il suo carico, allora vuol dire che c’è una fragilità in più da affrontare. Ma in caso contrario non resta che aspettare, essendo presenti in modo discreto e non invadente. Io almeno con i miei me la sono cavata così. Finché un nuovo amore non guariva i miei pargoli (e un po’ anche la loro mamma ansiosa).                                                                     

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