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Loretta Pavan “In sella alla mia bici con un sogno per la testa”

10 mila km in sella attraverso l’Europa per sostenere la Neurochirurgia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza: questa è solo l'ultima impresa di Loretta Pavan, un donna che ha saputo rinascere, senza lasciare che il tumore la spezzasse

Ven 14 Gen 2022 | di Francesca Favotto | Interviste Esclusive
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Loretta Pavan nella sua prima vita era un'imprenditrice, a capo di un'azienda di 40 persone. Donna forte, dedita al lavoro, mai un giorno di ferie, mai un raffreddore. Poi Loretta ha deciso di cambiare vita. O meglio, la vita ha deciso di cambiare lei. Intanto, non è più imprenditrice, ma ciclista per passione.
Loretta non pedala per sport o per turismo, o meglio non solo. Lo fa per raccogliere fondi a favore della ricerca scientifica e per portare un messaggio preciso a chi la incontra: che non si deve mai mollare, che rinascere si può.
Nel 2006, infatti, a Loretta viene diagnosticato un tumore al seno, la stessa tremenda malattia che si era portata via, in giovane età, le sue due sorelle, morte a 9 mesi l’una dall’altra. Segue un periodo frenetico fatto di ricoveri, interventi, terapie, ma anche di intere giornate in ufficio, riunioni estenuanti e bilanci da fare. Loretta così comincia a riflettere sul senso della sua vita e, aiutata della sua oncologa, la dottoressa Marcella Gulisano, decide di cambiare vita: abbandona l’azienda e sale in bici.

Perché proprio la bici e non un altro mezzo?
«Quando ho iniziato a pedalare, ho scoperto che la bici per me aveva un significato importante perché mi dava la possibilità di sfogare i pensieri negativi legati alla malattia oncologica; mi dava libertà, mi regalava la gioia di ammirare la natura e i luoghi che mi circondavano, l’impegno di non mollare anche nei tratti difficili di un percorso, la voglia di arrivare, la soddisfazione di aver raggiunto mete che per me erano impossibili».
 
Raccontaci alcune tra le tue imprese impossibili.
«Ho iniziato a pedalare nel 2008, entrando piano piano nel mondo randonnè. Comincio con la Parigi- Brest- Parigi (1.200 km con 12 mila metri di dislivello) in 78 ore oppure la Pinerolo - Barcellona – Pinerolo (1.600 km con 20 mila metri di dislivello) in 145 ore. Nel 2018 ho conquistato Capo Nord, 4.200 km in venti giorni: una soddisfazione incredibile che mi ha dato la carica per continuare a pedalare. Nel 2019 parto per il giro delle Repubbliche Marinare: dieci giorni in giro per l’Italia con il compagno di avventure Giorgio Murari in totale autonomia, senza nessun tipo di supporto. Lo stesso anno affronto un giro incredibile alla volta di Tarifa».

Ma è lo scorso anno che il pedalare ha acquistato un senso ancora più profondo...
«Con Giorgio abbiamo percorso in bici tutto il perimetro della nostra bella nazione così colpita dal Covid. L’avventura, “Abbracciamo l’Italia”, ci ha visti impegnati in un percorso di 7 mila km, con un dislivello di 70 mila metri affrontato in 40 giorni. Tanti, tantissimi i km macinati e tante anche le difficoltà: i 45 gradi della Sardegna, la pioggia delle Alpi, le ruote forate, i crampi, la fatica che si faceva sentire, ma l’entusiasmo di tornare in sella a ogni alba».

Fino all'ultima sfida, conclusasi da poco...
«Sì, “Un sogno per la testa”: un percorso di 10 mila km intorno all'Europa, con un dislivello di 80 mila metri affrontati in 60 giorni. Un'avventura che diventerà presto un docu-film. 55 tappe, 19 Capitali per 19 Stati europei: siamo partiti dall’Ospedale San Bortolo di Vicenza, per poi toccare Madrid, Lisbona, Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Berlino, Praga, Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado, Pristina, Atene e poi risalendo, tornare a Vicenza».

Perché proprio l'Ospedale San Bortolo di Vicenza? Qual era l'obiettivo?
«Ho sempre raccolto fondi per gli “Amici del 5 Piano”, un gruppo di volontari nato con l’obiettivo di sostenere i malati oncologici, gli ex malati e i loro familiari attraverso il coinvolgimento degli stessi in attività legate alla cultura, al benessere, all’alimentazione e alla promozione dei diritti del malato.
Quest’anno i fondi raccolti andranno a sostenere un progetto della Fondazione San Bortolo a favore della Divisione di Neurochirurgia dell’Ospedale di Vicenza. L’obiettivo è consentire la prosecuzione degli interventi attraverso l’utilizzo di una speciale apparecchiatura laser, unica al mondo, che grazie all'uso di cateteri introdotti nel cervello con sistemi di navigazione, può distruggere, con la erogazione di calore, lesioni patologiche di diversa natura».

Qual è il motivo, lo scopo del tuo andare, oltre a raccogliere i fondi per una nobile causa?
«La voglia di farcela, il bisogno di dimostrare di esser più forte dei pensieri negativi. Il ripetere costantemente il mio motto “mai mollare ce la possiamo fare!”. Insieme a questo c’è stato molto altro: le parole stimolanti dei medici, le cure, la buona reazione del mio fisico e l’incoraggiamento di tante persone. La spinta importante è venuta dal bisogno di fare qualcosa per quanti stessero affrontando il mio stesso percorso. La malattia riesce ad aprirti gli occhi su molte cose e quando vedi che ce la stai per fare senti la necessità di fare qualcosa per gli altri».

La malattia ti ha mai impedito di fare qualcosa, o meglio, ti ha impedito di pensare di poter riuscire in qualcosa?
«Diciamo che la malattia mi ha impedito di poter proseguire con la vita aziendale, imponendomi di cambiare vita. Dopo varie insistenze da parte dei medici ho deciso di lasciare il lavoro perché il mio fisico non avrebbe retto quei ritmi. E devo ringraziare i miei amici che hanno insistito perché mi mettessi in sella e iniziassi a pedalare».

Hai già in mente il prossimo tour?
«Tante idee, ma nulla di concreto, magari un altro continente...».
 
Un messaggio per tutte le donne che si sono trovate o che sono ancora nella tua situazione?
«Mai mollare, ce la possiamo fare! Lo so che non sempre è così ma diamo fiducia alla medicina, alla ricerca e ai medici e ,soprattutto, crediamo di più in noi stesse, tiriamo fuori la nostra forza ed energia positiva. Ognuna di noi la possiede, solo che a volte la accantoniamo».
 


Loretta Pavan e il suo pedalare per... bene!
L'ultima impresa ciclistica di Loretta in giro per l'Europa si è appena conclusa. In attesa della prossima avventura, è ancora possibile donare e sostenere l'associazione degli “Amici del 5° Piano”, volontari del reparto Oncologia dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza, collegandosi al sito www.amicidelquintopiano.it.
 

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