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E Agostina Filava...

Un viaggio nel tempo nel cuore della Gallura a due passi dalla Costa Smeralda

Gio 27 Gen 2022 | di Testo e foto di Donatella Penati Murč | Bella Italia
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Agostina ha una storia semplice. Ha sempre "filato la lana", qui ad Aggius, Sardegna, alta Gallura. A due passi dalla smagliante Costa Smeralda. Entrare nella sua casa e nella sua vita è un viaggio nel tempo, ricco di storie famose e di antichissime tradizioni. E Agostina, classe 1927, un secolo fa, srotola i suoi tappeti che, come nei racconti delle “Mille e una notte”, iniziano a far volare i ricordi.

Inizia a tessere da piccina, quando nelle masserie non c'erano passatempi e gli anziani ti mettevano il fuso tra le mani. Dicevano "filate, filate la lana, qualcosa si guadagna". E la saggezza dei vecchi non mentiva. In questa zona della Gallura, dove la pastorizia era la maggiore occupazione, dai primi dell‘800, cresce la produzione tessile, fatta da centinaia di telai casalinghi, che riescono a diventare un settore importante di produzione tessile. Riconosciuto anche in un rapporto stilato per il Re di Sardegna nel 1856, dove l'abate Vittorio Angius (sacerdote ed intellettuale sardo) descrive: "Fanno tele molto stimate e le vendono in molti dipartimenti del regno.... alcune opere paiono molto superiori ai mezzi che hanno. è uno dei migliori tessuti del regno". Molto da allora è cambiato e la fiorente attività di tessitura è ormai solo artigianato raffinato. Ma la fatica, quella, è rimasta.Infatti, ripercorrendo la sua storia, Agostina  ricorda ridendo di quando, diventata maestra di tessitura, alla scuola professionale del Prof. Cannas (che ancora oggi promuove quest’arte e l’imprenditoria femminile), arrivarono dei telai meccanici da Prato. Ridendo, dice che in realtà la meccanica erano sempre le braccia, sempre la fatica delle donne. Ma a quei tempi, questo lavoro anche faticoso e che ti dava poco guadagno, per le donne era importante, costituiva una piccola autonomia ed un inizio di emancipazione. Aiutavi in casa e potevi anche permetterti i primi divertimenti. Andare a ballare qualche volta. Anche quando la Sardegna è diventata set per film e documentari, e poi scoperta e sfruttata da turismo d'elite. Passavano, dalla costa Paradiso e da quella Smeralda, attori, registi. E dal mare scoprivano l'entroterra ed il suo artigianato. Agostina ricorda Antonioni, Silva Koshina, la Begum. Proprio la moglie dell’Aga Khan commissionò alle tessitrici di Aggius un tappeto immenso per il suo panfilo. Agostina ricorda l'ansia e la difficoltà di tesserlo e metterlo tutto insieme. Il famoso tappeto di Aggius, anche adesso che è diventato quasi un prodotto da tutelare. Fatto tutto con telai manuali, tessuto con diverse tecniche. "All'antiga", tessitura compatta a disegni compatti e geometrici, complessi ed antichi. O "a soprariccio" con effetti a rilievo: quella amata dalla Begum, regina del jet set e principessa dell'Aga Khan. Così era la tessitura di quel famoso, enorme tappeto da yacht. E poi i tempi di tessitura che possono arrivare per tappeti complessi fino ad un anno. "Ma il lavoro non manca" ci dice Gabriella, che ha creato un laboratorio piccolo ma attivissimo: “l'Albero del Padre”. Molto più giovane, duetta con Agostina su tecniche ed intrecci, che anche a lei sono state tramandate dalle donne di famiglia. Lavorazioni antiche ed a chilometri zero. Il vello delle pecore che pascolano attorno a questi piccoli borghi, la lana filata tutta a mano col fuso fatto da un cardo selvatico, cercato con pazienza nei campi da queste artigiane che non amano la plastica. Poi i colori, che dipingono questa terra, sono tinte vegetali, ricavate da foglie, bacche, radici, raccolte e lavorate dalle tessitrici.Agostina racconta e velocissima prende il fuso di cardo e comincia la danza frenetica del filo grezzo.  "Questo - dice - è un filo più morbido, quello della pancia della pecora. Si lavorava coi ferri e diventava pelliccia. A quei tempi... allora a Tempio (Pausania) c'erano solo due pellicce ed allora noi poveri abbiamo inventato questa: la pelliccia con la lana di pecora!". E poi racconta dell'orbace. Il mitico mantello dei pastori sardi, fatto di lana grezza, quasi infeltrita ma impenetrabile all'acqua ed al freddo delle notti in montagna. Vanta anche, questo umile tessuto, un posto nella storia: forse coprì gli antichi Romani, i monaci medioevali nel trecento ed infine durante il fascismo, all’epoca dell’autarchia, quando vestiva la Milizia (camicie nere) .Poi da un grande baule escono tutte queste meraviglie, come nella grande caverna di Ali Babà. Tappeti con disegni tradizionali, moderni (Agostina ha sempre cercato di innovarsi) come quadri di Fontana, bisacce (sa bertula) con figure tipiche sarde, l'antichissima e preziosissima "sacc'a cjai di stracci", fatta con stoffa riciclata, tagliata a striscioline e poi tessuta. Ogni tessitrice ne conserva una che viene tramandata, come una memoria, di madre in figlia. Agostina, con la sua forza e la sua giovinezza, a dispetto dei 93 anni, ha svuotato il suo magico scrigno e ci svela che non ha mai smesso di intrecciare quei fili e che spesso la tessitura l'ha aiutata. Da giovane per avere indipendenza e più avanti per superare dolori e per restare viva. Così com'è. "Fila la lana, fila i tuoi i giorni..." cantava De Andrè non lontano da qui. Agostina, ride. Lei i suoi giorni continua a filarli ed il tappeto della sua vita semplice ma straordinaria, vola alto nel cielo. Come la mitica Regina di Saba. Ma Agostina non lo sa.                                                          


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