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Alessandra Sensini: Toglietemi tutto ma non il mare

E' la regina del windsurf, ma ha un sogno: vincere nella sua quinta olimpiade. E non solo

Lun 01 Feb 2010 | di Manlio Dolinar | Interviste Esclusive
Foto di 7

Donne e sport, un binomio tanto fecondo quanto trascurato. Noi proviamo a spiarlo, attraverso una grande campionessa, Alessandra Sensini. La regina italiana, e non solo, del windsurf. Uno sport eccitante, affascinante, elegante, sensuale. Colpisce l’immaginario, soprattutto quello giovanile e cinematografico, a partire da “Point Break”. Ha qualcosa di epico, quasi mitologico: l’aria e l’acqua, elementi primari e primordiali vengono sfidati da un uomo. O da una donna. Magari straordinaria come Alessandra Sensini, campionessa olimpica a Sydney, bronzo ad Atlanta e ad Atene, argento a Pechino, collezionista di medaglie nelle varie competizioni internazionali e categorie. è bella, simpatica, umile, decisa. E sempre in movimento. Il giorno dopo aver vinto un argento agli Europei a Cipro, era nella piazza centrale di Grosseto per un’asta benefica di (suoi) cimeli. Ed è stata un’avventura trovarla: la prima volta ci ha risposto mentre era in gommone e quest’intervista l’abbiamo fatta mentre cercava di arrivare all’aereo che l’avrebbe portata in Portogallo. Una Wonder Woman.

Alessandra, come nasce la sua passione per il windsurf?
«Nasce per caso. Mio padre è un grandissimo appassionato di mare e in famiglia, quindi, abbiamo sempre praticato sport acquatici. Io, poi, ho sempre avuto il desiderio di fare l’atleta “da grande”: ne ho provati tanti, giocavo anche a basket. Questo era uno sport giovane, c’era il mare e in più potevo organizzarmi da sola. E da subito, ho avuto ottimi rapporti con la FederVela».

Uno sport “minore” e lei è una donna. Non dev’essere stato facile.
«è fondamentale avere una famiglia che ti appoggia e ti sostiene. Poi, ripeto, devo molto a mio padre. Lui mi ha insegnato cos’è il mare, il suo significato profondo, a saperlo vivere veramente. è vero, non è stata una strada facilissima, ma ho anche avuto fortuna nel centrare i miei obiettivi. Di mio ho sempre cercato di trovarmi gli sponsor, di crearmi un’immagine. Ho fatto una carriera in cui ho seguito le tappe che mi ero prefissata e raggiunto i miei traguardi. Credo che se hai la motivazione, il pallino, che per me è l’olimpiade, ce la fai».

L’Olimpiade: i ricordi più belli, il sogno.
«Per questo in quel frangente, forse, dò qualcosa in più. Io ho sempre voluto fare l’atleta sperando di vivere quel momento eccezionale, l’olimpiade appunto. Le mie le ricordo tutte molto bene, fin dall’emozione enorme della prima, dove camminavo accanto al mio idolo Carl Lewis o guardavo il Dream Team di basket. Le cerimonie, lo stadio pieno, il sogno di essere al centro del mondo, non solo dello sport. Era il mio sogno che si realizzava, quello che facevo guardando questa manifestazione in tv. Poi, certo, l’emozione è diminuita, sono aumentati il lavoro, la consapevolezza di poter vincere, ma è sempre stupendo. Ora sogno di essere l'alfiere della spedizione azzurra».

L’acqua, il mare, sembrano il suo elemento naturale.
«Assolutamente sì. Per me il mare è qualcosa di indefinibile, passo più tempo in acqua che fuori. E, se ne sono lontana anche per poco tempo, mi manca immediatamente. E quando siamo lì, sulla tavola, io e il mare, sto bene, meglio che in qualsiasi altra condizione o momento».
 
Immagino la diffidenza e la curiosità degli altri, agli inizi.
«Di curiosità nei miei confronti ce n’è sempre stata tanta. Se dopo la scuola dovevo correre ad allenarmi in mare, tutti rimanevano stupiti, facevano mille domande. Ricordo che erano molto disorientati durante l’inverno. Quando tutti erano tristi perché pioveva e tirava vento, io scalpitavo sul banco, non vedevo l’ora di uscire dall’aula e salire sulla tavola, perché sapevo che quello era il tempo ideale».
Si arrabbia per il fatto che le sue imprese e il suo sport vengono (ri)scoperti solo ogni 4 anni?
«Il rammarico per il fatto che si ricordano di noi solo nei momenti clou c’è sempre, è inevitabile. Ma ricordo anche il grandissimo orgoglio che provai quando mi resi conto di essere diventata il simbolo di questo sport».

Montano, campione olimpico, ha fatto un reality. Lei cosa aspetta?
«Ora penso solo alla mia quinta olimpiade, non potrei neanche se volessi, sono presa da allenamenti e preparazione. Non giudico male chi li fa, però, in futuro potrei anche accettarli se mi provocassero interesse, alcuni hanno spunti motivanti. Sono occasioni come le altre, soprattutto se affrontate con onestà intellettuale e senza tradire se stessi. E sarebbe ipocrita non valutare la propria partecipazione: noi degli sport poveri non guadagniamo come i calciatori».

Se una ragazza venisse da lei dicendole che vorrebbe diventare surfista, cosa le direbbe?
«Le direi che la vita da atleta è bellissima, è piena di opportunità , fa bene allo spirito e ti fa rimanere sempre giovane. Se poi vinci, è qualcosa di speciale perché, com’è successo a me, uno sport, una passione diventano anche il tuo lavoro. E alla fine, a partire dallo spirito di sacrificio, solo lo sport sa trasmetterti certi   valori».                                                            

 



DONNA DEI RECORD
Alessandra Sensini nasce il 26 gennaio 1970 a Grosseto. è un acquario, quasi a voler indicare fin dalla nascita la sua strada, anzi la rotta. A 13 anni scopre il windsurf, presto arriva il primo successo ai Campionati Nazionali Juniores. Ha regatato e vinto parecchio in tutte le classi possibili ed immaginabili dalla Windsurfer al Lechner, dal Mistral al Funboard, fino ad approdare al Circuito Professionistico. Ha fatto incetta di tornei continentali e mondiali. Nel ’92 la prima olimpiade a Barcellona: a lungo seconda, scenderà al settimo posto. In quelle a seguire si riscatta: due bronzi e un oro. Dopo i campionati mondiali nella Classe Mistral, unica al mondo ha vinto anche nella Rsx. è anche la sola, tra uomini e donne, nella storia, ad essere stata per tre volte Velista dell’Anno. I record, insomma, sono fatti perché lei li batta.


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