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Lasciamo giocare i bimbi

Dagli Usa la moda dei piccoli palestrati da 6 settimane in su. Meglio farli correre e sudare liberamente!

Lun 01 Feb 2010 | di Emanuela Vita | Attualità
Foto di 6

La bellezza e la forza i bambini ce l'hanno già. Braccia, gambe, piedi e mani con tutto quanto serve per correre, sudare, giocare, muoversi. Solo i bambini hanno tutto per essere bambini.
Chissà perché non ci si accorge di questo. E giù con tentativi per farli assomigliare ai grandi.

Baby Terminator? No, grazie
Lo chiamano baby-fitness, esercizi per bicipiti e pettorali sin dalla tenerissima età per piccoli palestrati, con programmi ispirati anche all'allenamento dei Marines. La cosa sta prendendo piede negli Stati Uniti, dove varie catene di palestre offrono training per clienti dalle sei settimane in su. Da noi già c'è chi guarda questa moda americana con l'acquolina del replicante, magari non vede l'ora di tappezzare il proprio cucciolo con tutine firmate, t-shirt, felpe e scarpette di marca e farlo sfilare dallo spogliatoio in sala attrezzi!
Certo che far muovere i bimbi è un gran bene per combattere l'obesità e il sovrappeso. è bene favorire lo sport nei piccoli, tanto più che oltre un bimbo italiano su 3 supera il proprio peso-forma e 8 su 10 mangiano troppo la mattina. Però occhio a non farne questione di muscoli da pompare al chiuso di una palestra con l’ansia da prestazione.
«Certe volte devo tenere a bada i genitori alla partita, perché sono agguerriti, strillano, dicono parolacce, incitano i figlioletti a “menare” perché devono prevalere sugli altri», mi ha detto sconsolato un allenatore di una scuola calcio. Ecco un altro modo per rovinare il movimento dei piccoli. 

Macché muscoli, ci vuole amore!
Un grottesco gioco che non coglie la pienezza del bimbo e un po' alla volta la svuota, per poi ingolfarla di cose e quindi correre ai ripari inseguendo la magrezza o la vittoria.
“Big muscles for little babies” si chiama uno dei programmi fitness made in Usa. Flessioni, trapezio, trampolini e attrezzi vari per far fare ai piccoletti quello che già naturalmente hanno dentro più di chiunque altro: il movimento.
Benvenga stimolare i nostri frugoletti a fare ginnastica. Ma metterli in batteria con la musica rock sotto le lampade al neon rischia di togliere all'attività del corpo gran parte della vera forza motrice, cioè l'espressione personale, che nel gioco libero e nella creatività tira fuori la vera bellezza e forza del muoversi, ben più del maneggiare il corpo come un attrezzo meccanico. Si trova sempre terreno per fare nuovo cemento.
Ma spazi per giardinetti, parchi, campetti da pallone sono ormai relegati alla categoria “musei e affini”. Invece occorre pretenderli da chi governa le città e darsi da fare perché funzionino. Stesso discorso per le palestre a scuola, spesso inesistenti e fatiscenti.

Tutti al parco
Vicino la nostra redazione chi ha costruito i palazzi ha allestito un piccolo parco con alberi e graziose stradine, con tanto di campo da pallacanestro (canestri compresi). Hanno così ricambiato la cortesia al Comune che gli ha dato la licenza edilizia. Poi i genitori e i nonni del quartiere si sono presi la briga di abbellirlo, hanno messo l'altalena, la giostrina e altri giochi. Hanno persino verniciato le panchine con colori vivaci e sono loro a curare le piante.
Spesso ci vedo bimbe e maschiotti esercitare gli arti inferiori, potenziando gli adduttori, i tensori della fascia lata, bicipiti e quadricipiti con un discreto lavoro aerobico incrementando la capacità attentiva e di stare in team... Body building?
No, giocano a campana e a pallone! Un altro gruppetto esercita i polpacci e fiato, ma senza cyclette né tapis roulant. Gli basta la bici.    

 



MA A SCUOLA NIENTE SPORT

Da un'indagine di Cittadinanzattiva nel 2008, risulta che il 39% delle scuole monitorate non avevano palestre e per il restante 61% la palestra è collocata in un locale spesso fatiscente, sporco e inadeguato. Nel Rapporto 2009 sulla sicurezza scolastica, la stessa associazione ha rilevato una scuola su tre senza palestra.

 


 

BABY ESTETICA? NO, GRAZIE
L’ansia dell’apparenza sui bimbi. Ma loro si piacciono come sono

di Patrizia Santo

Cosa sarà mai che rende così brutti da aver paura che piccoli non siano belli? Recentemente hanno dato con enfasi la notizia dell'arrivo anche in Italia, a Milano, dei Kid's Beauty, i centri estetici per bambini. Smalti, rossetti, tatuaggi, extension, tinture, manicure e pedicure, bagni al latte e petali, pediluvi,  brillantini...
Ma che bisogno c'è di far cotonare i capelli ad una bimba? Perché attentare alla pulizia di una piccola creatura con scrub, limatura alle unghie, permanente, mèches? è l'obbligo della seduzione che avanza, sbattuto addosso anche ai bambini, che sono meravigliosi di per sé. La bellezza dell'infanzia la percepiamo tutti ed è proprio il caso di renderci conto che è immensamente più bella e vera di quella griffata che spruzzano dalle riviste. Perché confezionarli tipo pupazzetti da portare a spasso come chihuaua e barboncini?
In queste beauty farm gli offrono anche massaggi ayurvedici antistress. La cosa più grigia è che effettivamente i bimbi si stressano. Ora è tempo di domandarsi come mai. E di non stressarli più, anziché renderli piccole caricature di presunti adulti immaturi. Senza nessuno che gli dica «non sporcarti, non sudare, non rovinare il vestito firmato, sii perfetto come uno spot». Ma il 75,9% dei bambini si dice soddisfatto del proprio aspetto fisico ed 8 su 10 non pensa affatto di ricorrere alla chirurgia estetica. E il 52,7% non è attratto dall’idea di farsi un tatuaggio da grande. Lo rileva il 7° rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza di Eurispes e Telefono Azzurro.
Attenzione però: già nel 2000, spiega il Censis, il 60% di allievi della terza elementare utilizzava un profumo. «La corsa ad accrescere le potenzialità del corpo e la sua capacità di provare emozioni - avverte l’istituto di ricerche sociali - può generare il suo opposto: l’ansia, la paura di non farcela a sostenere il ritmo e la tentazione di accrescere artificialmente le sue potenzialità».
 


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