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Alessandro De Franciscis: Il medico dei guariti

Il medico prestato alla politica che ha lasciato tutto per rispondere alla chiamata della nostra vera Madre

Lun 01 Feb 2010 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Dio non avrebbe potuto fare Natale con noi se non avesse incontrato una donna piena di Grazia come Maria. Analogamente, nel corso dei secoli, la Madonna ha potuto manifestarsi al mondo solo attraverso la relazione con i più semplici e puliti, spesso bambini. Come Bernadette Soubirous, che nel 1858 ha incontrato per diciotto volte la Madre della Vita nella Grotta di Lourdes. Da quei luminosi colloqui colmi di gioia tra una poverissima quattordicenne umile, malaticcia ed analfabeta e la Signora d’indescrivibile bellezza vestita di bianco, è scaturita un’inesauribile sorgente d’acqua e d’Amore che continua a rinnovare l’esistenza di molte persone. Tra queste, c’è anche Alessandro De Franciscis, che avrebbe proseguito le sue attività di pediatra e politico se non avesse risposto ad una chiamata molto particolare: quella della Madonna. 

Come si è avvicinato al mistero di Lourdes?
«La prima volta venni da bambino con i miei genitori, ma ormai sono un vecchio amico del Santuario. A diciassette anni feci il volontario barelliere dell’Unitalsi (l’associazione italiana di volontari che si occupa di trasportare i malati a Lourdes, ndr); non so perché, ma mi sono subito sentito a casa mia e da quel momento sono tornato ininterrottamente per trentacinque anni. Con i modelli e i valori ricevuti dalla mia famiglia e dalla comunità parrocchiale, sono cresciuto nel volontariato, sempre impegnato per i poveri».

Cosa la lega al Santuario Mariano più famoso al mondo?
«Io non sono un cacciatore di santuari, ma ho girato tutto l’Occidente e non ho mai trovato un luogo come questa cittadina francese ai piedi dei Pirenei. Nel corso del tempo qui, davanti alla Grotta di Massabielle, si sono collegate tante cose della mia esistenza: oggi mi sembra di leggere un unico, dolcissimo disegno. Qui a Lourdes ho avuto il contatto anche con la fisicità della condizione umana, con il corpo e la malattia; qui è nata la mia vocazione di medico».

Perché ha scelto di fare il pediatra?
«Frequentavo il quarto anno della Facoltà di Medicina ed ero tornato al Santuario per fare il barelliere. Vicino la Grotta ci sono delle vasche, dette Piscine, nelle quali s’immergono i pellegrini, spesso malati non autosufficienti, raccogliendo l’invito che Maria fece a Bernadette: “Vieni a questa fonte a bere ed a lavarti”. Io non c’ero mai stato, ma un giorno fui chiamato con urgenza per aiutare i bambini malati a bagnarsi. Durante quella giornata ho scoperto violentemente l‘universo della sofferenza e dell’handicap dei più piccoli: fu un’esperienza molto dura, di aridità della fede, quasi di rabbia verso Dio e Maria per le sofferenze di quegli innocenti. La sera tardi sentii che avrei dovuto fare qualcosa in prima persona e, tornato a Napoli, chiesi la tesi in pediatria; solo ora riesco ad apprezzare quanto siano speciali i pellegrinaggi di bambini. In questo Santuario succedono molte cose apparentemente incredibili, ma niente di tutto quello che vi accade è casuale».

Scommetto però che non avrebbe mai immaginato di trasferirsi definitivamente qui a Lourdes …
«È vero, eppure dall’aprile dello scorso anno sono qui a tempo pieno, con l’incarico di Direttore dell’Ufficio Medico del Santuario. Improvvisamente, ho dovuto lasciare tutto: impegni, famiglia e amicizie, stabilendomi a 1600 km di distanza da casa».

Lei è il primo medico non francese ad avere il compito di raccogliere e analizzare le dichiarazioni di guarigione avvenute a Lourdes: come è stato nominato?
«All'inizio del 2008, inaspettatamente, senza mia richiesta e candidatura, mi arrivò una lettera dal Vescovo di Lourdes con la proposta di diventare il medico permanente del Santuario: fui molto sorpreso, ma pensai che non avrei potuto abbandonare i miei impegni di ricercatore universitario ed amministratore provinciale. Con rammarico declinai l’invito, anche se non riuscivo a non pensare a quella proposta. Alla fine dell’estate mi esplose interiormente il tema della mia identità, della professione, della fede e del mio rapporto con i poveri. Aiutato dal mio direttore spirituale, operai un profondo discernimento: dopo tre mesi richiamai il Vescovo e accettai la nomina, consapevole di fare una cosa del tutto irrazionale. Ma non potevo non farlo: probabilmente sono l’unico medico al mondo che ha il compito di occuparsi quotidianamente di guarigioni».
 
È stato difficile lasciare tutto e cominciare una nuova vita qui a Lourdes?
«Ho sofferto soprattutto per essermi dimesso con un anno di anticipo dai miei incarichi politici, perché sentivo di essere incoerente con i miei elettori; ritengo però di aver seguito la mia vera vocazione. Nella scelta di fondo della medicina e con tutti i miei limiti, penso di aver trovato il mio posto all’interno della vita della Chiesa, nell’impegno del servizio ai poveri. La vera gioia si sperimenta solo cercando di essere strumenti dell’Amore di Dio per chi soffre nello Spirito e nel corpo».

Lei è stato parlamentare e presidente di provincia. Cosa le è rimasto della sua esperienza politica?
«Non sono mai stato un politico di professione e, sia al Parlamento nel 2001 che poi alla presidenza della Provincia di Caserta, mi sono candidato solo per l’esplicita richiesta dell’ambiente cattolico napoletano, eletto con le preferenze dirette dei cittadini. Sono state due esperienze diverse ed istruttive, ma ormai sono fuori dalla politica e non m’interessa commentare i singoli episodi italiani o alcuni ignobili attacchi che ancora mi vengono rivolti. Purtroppo, però, noto che a livello mondiale il profitto viene prima di ogni cosa ed è gravissimo che ai giovani stiamo insegnando che si vale per ciò che si consuma».

Com’è il suo rapporto con la Madre di Dio?
«Mi commuove pensare che di fronte all’incommensurabile Dio è possibile e necessaria la partecipazione attiva di ogni essere umano: la Madonna è stata la prima a dare l’esempio, con il Suo “sì” che ha cambiato la storia dell’umanità. Se si ha il coraggio di vedere gli avvenimenti con obiettività, è evidente che Maria, nel corso nei secoli e nel quotidiano, si è sempre manifestata in modo molto palese, dandoci uno schiaffo per indicarci la giusta direzione. Maria è anzitutto maternità e amore; avverto la sua presenza materna sia nella Chiesa sia a livello personale. L’ho sempre sentita molto vicina, ma è difficile spiegarlo davanti ad un microfono…».
 
Qual è il messaggio che la Madonna, attraverso la sua esperienza umana e professionale, dona ai lettori di quest’intervista?

«Fin dalla prima apparizione della Vergine a Bernadette, nella piccola cittadina di Lourdes ci furono molti cambiamenti spirituali e frutti concreti di pace nell’esistenza delle persone e delle famiglie. Arrivarono poi, a metà delle apparizioni, anche alcuni segni prodigiosi di guarigione fisica. Questa mia piccola esperienza a fianco della Grotta, nella serenità di poter servire i malati come medico, mi conferma la grandezza di Lourdes nel nostro tempo. A chi sta leggendo queste pagine Maria dona un messaggio di speranza ed un invito semplice e concreto: tutti siamo chiamati a guarire, soprattutto nell’anima, e tutti troviamo guarigione nel Suo Amore di Madre. È un invito universale, rivolto agli atei e ai credenti, senza distinzione di razza, cultura o età. Io ne sono testimone: la Madonna mi ha chiamato a essere il medico dei guariti». 

 



Oggi si occupa di studiare le guarigioni
Dall’11 febbraio 1958, data della prima apparizione della Madonna a Lourdes, sono più di 7000 le persone che hanno dichiarato di essere guarite a seguito di un pellegrinaggio al Santuario. Ma le guarigioni, spirituali e fisiche, probabilmente sono molte di più. La Chiesa Cattolica, dopo accurati e lunghissimi approfondimenti, ha riconosciuto come miracolose le guarigioni di 67 pellegrini: di questi, l’80% sono donne e 9 sono ancora viventi. Il punto di riferimento per l’osservazione e l’analisi di questo fenomeno è per la prima volta un italiano, il dottor Alessandro De Franciscis, che per questo incarico ha abbandonato i suoi impegni italiani nella politica e nell'Università: «Sono il quindicesimo responsabile dell’ufficio sanitario di Lourdes, ed oltre alla mia attività di medico del Santuario ho il compito di raccogliere le testimonianze di esperienze di guarigione. Tra queste ne scelgo alcune da sottoporre al Vescovo: sarà lui a decidere se intraprendere lo scrupoloso esame canonico per la dichiarazione di evento miracoloso. In questi miei primi mesi di lavoro, ho ricevuto più di 40 segnalazioni, un numero in linea con la media, mentre nel 2008 sono stati dichiarati ufficialmente quattro miracoli per guarigioni avvenute molti anni fa. Anzitutto tento di spiegare le guarigioni attraverso le attuali conoscenze mediche dato che, pur rispettando i colleghi non credenti, ritengo che la scienza e la fede non siano in contrasto: la prima può aiutare nella scoperta del Creato, mentre la fede cristiana illumina e dona un senso alle conoscenze che abbiamo. C’è ancora molto da scoprire sulle relazioni esistenti tra il nostro corpo e la nostra identità psicologica e spirituale: d’altronde, l’opera della Grazia divina non può essere racchiusa in uno schema. Come uomo e medico, sono molto colpito dall'incidenza che la fede e la preghiera possono avere sulla nostra salute: è un universo che cerchiamo di approfondire ogni giorno insieme ai 15.000 operatori sanitari di tutto il mondo che sono collegati a Lourdes». 

 



Per realizzare questa intervista ho visitato la “grotta della gioia”
Eccomi qui, per la prima volta davanti alla grotta delle apparizioni. Fuori dal Santuario il caos dei mille negozi di souvenir, dentro di me il muro delle mie ferite e chiusure. Eccomi qui, solo di fronte a mia Madre. Invano La cerco, inseguendoLa con i miei ragionamenti, con i miei goffi tentativi di preghiera. Nell’ultima notte, l’ultimo sguardo rivolto all’invisibile: improvvisa arriva la Gioia. Il dono più atteso, embrione di Carità. Il dono che solo la Visita di mia Madre poteva darmi. Grazie.
 



Pellegrini in aumento
Evoluzione nel tempo del numero dei pellegrini a Lourdes: nel 2008, anno del 150° anniversario, sono stati superati i 9 milioni

anno    milioni di visitatori
1866    0,15
1908    1,20
1949    2,40
1958    4,90
2008    9,00
 



L’incredibile miracolo del corpo di bernadette
Bernadette Soubirous, esile e minuta bambina di una povera famiglia contadina, tra il febbraio ed il luglio del 1858 incontrò per 18 volte, nella grotta di Massabielle, la radiosa “Signora dagli occhi azzurri”. Dopo otto anni entrò nel convento francese di Nevers dove, trascorsi tredici anni, vi fu sepolta, trentacinquenne, il 16/4/1879. Incredibilmente, oggi, a distanza di 131 anni, le sue spoglie sono ancora lì, intatte e visibili nella teca dove sono conservate. Il fenomeno, inspiegabile dal punto di vista scientifico, è stato accertato nel corso delle tre riesumazioni della salma, avvenute tra il 1909 ed il 1925, alla presenza di vari medici ed autorità civili e religiose. Tutto è rimasto intatto, con il suo viso sereno, insieme a capelli, unghie, denti, pelle, muscoli ed addirittura tutti gli organi interni, come verificato nell’autopsia eseguita alla vigilia della sua beatificazione. Lo scrittore Vittorio Messori ci ha confessato: «In occasione delle riprese di un documentario che ho realizzato per Rai Tre, ho avuto la possibilità di toccare personalmente il corpo della Santa. Il contatto con la freschezza e l’elasticità della sua carne è stata un’emozione indescrivibile che porto sempre nel cuore».


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