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Onorevole ma quanto mi costi?

Tagli a tutte le voci, meno che ai privilegi dei politici

Lun 01 Feb 2010 | di Roberto Lessio | Soldi
Foto di 7

Non ce l'hanno fatta neanche questa volta.  Per la politica italiana (rigorosamente con la p minuscola), far corrispondere la “predica” al modo di “razzolare” è proprio impossibile.
Tra consigli comunali, assessorati, comunità montane e rappresentanze istituzionali varie, appena tre mesi fa, il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli aveva annunciato il taglio di 35.000 “poltrone”. La norma era contenuta nell'ultima legge finanziaria approvata a dicembre, ma è stata cancellata appena 12 giorni dopo dalla sua entrata in vigore: un vero record!
Quasi comica la motivazione dell’annullamento: la “casta” ha verificato che la nuova norma avrebbe creato un meccanismo a “doppia velocità”, cioè le poltrone di alcune amministrazioni sarebbero state “tagliate” prima di altre. E non si può fare, meglio rimandare il tutto a data da destinarsi.Nel frattempo, nello stesso clima bipartisan, che ha determinato questa scelta, la stessa politica (sempre con la p minuscola) continua a riservare a se stessa ulteriori privilegi che ben pochi conoscono e riescono a decifrare nella loro complicatissima formulazione legislativa. Proprio queste complicatissime leggi, che solo pochi sanno confezionare, sono l'inespugnabile castello dove si annida e riproduce la “casta”.

Essere eletti è come vincere al lotto
Il prossimo 28  e 29 marzo, oltre che per eleggere sindaci e consiglieri di alcune città, si svolgeranno anche le elezioni per il rinnovo di 13 Consigli Regionali.
In queste settimane sono in corso le consultazioni e i dibattiti per la presentazione delle liste e degli schieramenti. Ogni leader e ogni partito cerca di spiegarci come e perché intende stare con gli uni piuttosto che con gli altri, argomentando motivazioni varie ed eventuali. Nessuno però ci spiega il fatto che essere eletti in un consiglio regionale equivale a vincere un terno al lotto, a prescindere dalla regione e dallo schieramento politico. Privilegi economici equivalenti a quelli che hanno i parlamentari nazionali ed europei, in alcuni casi pure più vantaggiosi, anche se si è eletti una sola volta e con una manciata di voti.

Superstipendi, anche con pochi voti
Questo è accaduto ad esempio nel 2005 a due consiglieri regionali del Piemonte, attualmente in carica, rappresentanti della “Lista dei Consumatori” e della “Ambienta-Lista”. Sono stati eletti rispettivamente con 254 e 124 voti di preferenza personale. Più o meno i voti che si ottengono, avendo buoni rapporti, dai residenti in un medio condominio.
Questi due onorevoli (che volutamente lasciamo anonimi poiché ci interessano i ruoli, non le persone), grazie alle alchimie della politica e delle leggi elettorali possono intascare uno stipendio medio che può arrivare a oltre16.500 euro al mese.
In gergo tecnico questi stipendi si chiamano “indennità” e sono separate tra “indennità di carica”, cioè il compenso per il semplice fatto di esser stati eletti, e “indennità di funzione” . Questa seconda indennità, detta “diaria”, è una sorta di rimborso spese e può raggiungere (sempre in Piemonte) la cifra di 10.176,64 euro mensili. Spese che, tra l'altro, sono auto-certificate e che materialmente nessuno è in grado di controllare.

Liquidazioni da nababbi
Poi c'è da aggiungere un'altra indennità: quella cosiddetta di “fine mandato”, una sorta di TFR, ovvero il trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti. Sempre in Piemonte, fanno altri 85.770,78 euro per una sola legislatura (5 anni) che raddoppiano e triplicano a seconda che, di legislature, se ne fanno 2 o 3.
In Toscana poi, questa indennità di fine mandato te la danno anche se hai fatto un solo anno di “lavoro”; ma sono “appena” 7.289,58 euro. Cifra che comunque si moltiplica per ogni anno di legislatura effettuata in più.

Noi in pensione a 65 anni, loro anche a 50
A tutti i consiglieri regionali italiani (sono 1.028 complessivi nelle 20 regioni), come per i parlamentari, anche se eletti una sola volta, dopo la “fatica” di 5 anni, spetta una sorta di pensione per il resto della propria vita, oltre a quella del coniuge. Si chiama “assegno vitalizio”.
Mentre noi comuni mortali, con le recenti leggi approvate dalla “casta”, potremo andare in pensione solo all'età di 65 anni o solo dopo aver versato 40 anni di contributi, per gli “eletti”  in quei consigli le cose stanno molto diversamente.
Prendiamo il caso del Lazio, dove nel 2005 è stato eletto un consigliere regionale la cui lista (Italia dei Valori) ha ottenuto la bellezza dell'1,03% dei voti validi. 
Grazie a questo fatto, la specifica e sconosciuta legge regionale consente a questo eletto di ottenere un assegno vitalizio (la pensione) di almeno 1.200 euro netti al mese, a partire dall'età di 50 anni. Una volta arrivato a 55 anni poi (sempre per una sola legislatura svolta), la cifra sale ad oltre 3.000 euro al mese. L'assegno “laziale” sale ulteriormente se si fanno altre legislature, anche se restano invariati gli scaglioni di età: con 3 legislature, a 55 anni si può andare in pensione con il 70% dello stipendio percepito da consigliere in carica. Alla cassa fanno circa 7.000 euro al mese.
Sempre nel Lazio, questo assegno è inoltre reversibile nei confronti del coniuge in caso di decesso dell'ex “eletto”, senza alcuna decurtazione. Nelle altre Regioni comunque, per la stessa reversibilità si paga una penale irrisoria: varia dal 2 al 5%.
Tutte queste cifre variano da regione a regione, ma la sostanza del discorso resta la stessa.

Ridicole limitazioni economiche
Ma questi signori sanno darsi un limite? Certo, ecco alcuni esempi.
In Emilia Romagna il Presidente del Consiglio (da non confondere con il Presidente della Regione) e i membri della Giunta, che utilizzano auto blu a noleggio con autista, non possono percepire il rimborso a forfait per i propri spostamenti. Quindi: o si usa l'auto blu con relativo autista, oppure, i soggetti interessati, il taxi per andare al ristorante se lo pagano da sé.
In Calabria il rimborso dei viaggi per raggiungere la sede del consiglio regionale, che è a Reggio Calabria, e la sede dei gruppi consiliari, che è a Catanzaro, viene calcolato con un complicato rapporto chilometrico, ma comunque per vetture che non superano i 2.500 cc di cilindrata; come dire: se hai una Ferrari, ti pago il relativo consumo fino ad un certo punto, il resto è affar tuo.
In Friuli Venezia Giulia, nella stessa seduta, i Consiglieri hanno avuto il “coraggio” di votare una finanziaria piena di tagli e sacrifici per i cittadini e contemporaneamente hanno deciso all’unanimità di aumentarsi i rimborsi spese.

La casta vince, i cittadini dovranno pagare
Dopo decine di anni di promesse, finalmente un governo aveva deciso un taglio delle onerose poltrone: dovevano saltarne ben 35.000. Ma la storica decisione è saltata anche stavolta. In compenso, si fa per dire, è stato deciso ufficialmente che gli stipendi dei consiglieri regionali non possono più superare quelli dei parlamentari. Saranno le stesse Regioni a stabilire come e perché. Come si suol dire: hanno messo le volpi a guardia del pollaio.
Lo stesso giorno di questo “storico” provvedimento, la “casta” ha verificato che la spesa pensionistica, visto il calo del PIL (Prodotto Interno Lordo), potrebbe aumentare nei prossimi anni con conseguenze imprevedibili per il bilancio dello Stato. Bisogna dargli un taglio.
Ovviamente a danno dei comuni mortali, mica della “casta”. Basta fare una legge incomprensibile.

                   


                         

I PRIVILEGI PER CHI VA ALLA REGIONE


Ogni Regione ha proprie norme relative all’erogazione di compensi a consiglieri, assessori, presidente, ecc.. Tante voci, che concorrono allo “stipendio-super”:

• Liquidazione (TFR): per una sola legislatura (5 anni) anche più di 85.000 euro
• Assegno vitalizio (pensione): fino a 7.000 euro al mese; possibilità di ottenerla a partire da 50 anni
• Auto blu
• Indennità di carica
• Indennità di funzione
• Indennità per Presidente, Vicepresidente o Assessore della Regione
• Indennità per Presidente e VicePresidente del Consiglio regionale
• Indennità per Presidente o Vicepresidente di Commissione
• Indennità per Consigliere segretario e per Consigliere Questore
• Indennità per Capogruppo consiliare (anche se il gruppo è di 1 solo consigliere)



STIPENDI D’ORO DEI DEPUTATI
Molte le voci che concorrono ai proventi di un parlamentare

Ogni mese al deputato spettano:

€ 5.486,58     per stipendio netto
€ 6.217,06     per contributi e tasse
€ 4.003,11     per rimborso spese soggiorno
€ 4.190,00     per rimborso per rapporto eletto-elettori (???)
€ 1.331,70     per spese di viaggio
€ 258,22        per spese telefoniche

TOTALE     € 21.486,67 euro

Al totale bisogna aggiungere, naturalmente, tutte le agevolazioni ulteriori che vengono riconosciute, come viaggi gratuiti su aereo, treno, nave, ecc... Gli stipendi dei parlamentari sono legati a quelli dei Presidenti di Sezione della Corte di Cassazione (art. 69 della Costituzione) e a loro volta determinano quelli dei Presidenti e consiglieri di Regione, Province e Comuni.
Fonte:  www.camera.it
 




REGIONI AL VOTO NEL 2010

Regione                    Popolazione
                             (Istat al 01/01/09)

PIEMONTE                  4.432.571
 
LOMBARDIA               9.742.676

VENETO                     4.885.548

LIGURIA                      1.615.064

EMILIA ROMAGNA     4.337.979

TOSCANA                   3.707.818

UMBRIA                          894.222

MARCHE                     1.569.578

LAZIO                           5.626.710

CAMPANIA                   5.812.962

PUGLIA                        4.079.702

BASILICATA                    590.601

CALABRIA                   2.008.709

 



PROVINCE:  TANTE ALTRE POLTRONE DA SPARTIRE

Dovevano abolirle le Province. Le competenze sarebbero facilmente passate a Regioni e Comuni e gli italiani avrebbero risparmiato un sacco di soldi. Invece le Province sono sempre là, anzi continuano ad aumentare, senza alcun ritegno.
Nel 1992 erano 95, oggi sono 110.

Nuova provincia         Anno di istituzione

Verbano-Cusio-Ossola    1992
Biella                               1992
Lecco                              1992
Lodi                                 1992
Rimini                              1992
Prato                               1992
Crotone                           1992
Vibo Valentia                   1992
Forlì-Cesena (era Forlì)  1992
Olbia-Tempio                   2001
Ogliastra                          2001
Medio Campidano           2001
Carbonia-Iglesias            2001
Monza-Brianza                2004
Fermo                              2004
Barletta-Andria-Trani       2004
 


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