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Uto Ughi nutrire l’anima per non precipitare

Gioioso e generoso, ma anche profondo, positivo e propositivo. Il grande talento di uno dei più importanti violinisti del mondo

Mar 01 Apr 2008 | di Giuseppe Stabile | Interviste Esclusive
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Il nome di Uto Ughi evoca la magia della grande musica ed il fascino ineguagliabile del violino. Ma c’è una melodia molto più penetrante da ascoltare: quella dello Spirito che, da sempre, guida tutte le persone che, come Ughi, credono nell’opera d’arte più importante: la Vita.

Maestro, come inizia la sua grande avventura?
«Sono nato da una famiglia originaria dell’Istria con un grande amore per la musica. Questo ha favorito la mia passione per l’arte ed a sette anni avevo già tenuto il mio primo concerto con il violino». 

Cosa le hanno donato tanti anni di ininterrotti successi?
«Mi porto dentro una grande gioia: quella di vivere da sempre della musica, l’arte che amo profondamente. Ma da un po’ di tempo ho scoperto che questo non mi basta più».

Qual è il suo nuovo orizzonte?
«Ormai sono più di dieci anni che ho capito che questa grande gioia la devo condividere con gli altri, soprattutto con i più giovani, per i quali mi impegno molto per farli avvicinare alla musica classica. L’esperienza della musica è un nutrimento dell’anima che può dare la forza, l’equilibrio e la serenità per affrontare le difficoltà e gli aspetti più ardui della vita».

L’uomo moderno ha bisogno di nutrire l’anima?
«Certamente, basta rendersi conto della situazione davvero critica che stiamo vivendo. In tutto il mondo avanza il degrado morale ed intellettuale, frutto di un consumismo sfrenato e dell’assurda pretesa di voler spiegare tutto razionalmente».

Qual è il giusto atteggiamento da tenere di fronte al degrado imperante?
«Dobbiamo essere positivi e propositivi. è necessario essere sempre vigili ed accorgersi delle cose che non vanno, senza però cadere nell’atteggiamento disfattista di affermare che tanto non si può fare niente. Dunque, bisogna riconoscere che certe cose sono precipitate, ma anche essere propositivi dicendo “io non voglio precipitare”.  Ognuno deve fare la sua parte per combattere questo degrado che avanza ed io cerco di fare qualcosa soprattutto per il nostro Paese». 

Come giudica la situazione italiana?
 «Sappiamo tutti che siamo in grande difficoltà, ma quando la crisi investe la cultura questo è molto triste, perché si rischia di retrocedere rispetto alle posizioni di preminenza che storicamente l’Italia ha sempre avuto nel mondo in tutti gli ambiti artistici, compreso quello musicale». 

Quali sono i segnali della crisi culturale del nostro Paese?
«Parlando del mio ambito, mi chiedo, ad esempio, come siamo potuti arrivare, grazie ai governi di tutte le aree politiche, ad avere una scuola che non insegna musica, mentre tanti Paesi di culture riflesse più recenti, come Giappone o Cina, puntano molto sulla cultura scolastica e sono pieni di bambini che suonano almeno uno strumento. Oppure, che dire che in Germania ci sono 140 orchestre sinfoniche e da noi neanche 20?».

Cosa pensa degli artisti delle nuove generazioni? 
«L’Italia è piena di giovani di talento che, pur senza prospettive di guadagno o di qualsiasi riconoscimento, si sacrificano per la musica, facendolo solo per passione. Ammiro moltissimo tutti i ragazzi che fanno molti sacrifici per la musica, per un ideale artistico, oggi che viviamo in un’epoca nella quale tendono a sparire gli ideali. Bisogna incoraggiare i giovani a credere e ad impegnarsi nella qualità».

Come alimenta il suo talento ed il suo entusiasmo?
«Sono appassionato della vita e di tutta la ricchezza che è in ogni persona. Adoro stare nella natura, che è l’opera d’arte più bella. Mi piace molto leggere e viaggiare; inoltre sono uno studioso di antropologia, perché amo conoscere l’uomo in tutte le sue culture. Ho suonato in tutto il mondo, ma cerco sempre di non fare troppi concerti: non mi interessa se guadagno di meno, preferisco avere del tempo per approfondire le culture dei vari luoghi dove vado».

Forse non tutti sanno che lei si esibisce spesso gratuitamente.
«La mia famiglia mi ha insegnato ad essere generoso: mio padre era un avvocato, appassionato d’arte e completamente staccato dal denaro. Tengo spesso concerti per divulgazione culturale e perché credo in quello che faccio. Bisogna aver fede in quello che si fa ed una profonda armonia con se stessi».

In cosa deve aver fede l’uomo d’oggi? 
«Nella bellezza, nella ricerca, nel perfezionamento dell’essere umano, così come nel progresso e nell’evoluzione. Ma soprattutto dobbiamo avere fede nello Spirito».

Cosa vuol dire per lei avere fede nello Spirito?
«La musica senza Spirito non esisterebbe. La grande arte ha spesso avuto alla base una motivazione religiosa. Si può anche non essere credenti, però non si può non riconoscere che i capolavori dei più grandi compositori sono stati ispirati da motivi spirituali». 

Cosa cerca veramente l’essere umano?
«L’uomo è sempre stato proteso verso la ricerca dell’assoluto, dell’eterno, del mistero. Oggi si vorrebbe banalizzare e ridicolizzare tutto questo in nome di un “laicismo malinteso”. Invece credo che ognuno di noi si riconosca in un’entità spirituale».

Ritiene che ogni persona senta dentro di sé di essere una creatura di Dio?
«Sì, anche se poi spesso si ha vergogna a riconoscerlo. Penso che siano pochi quelli che sono convintissimi di non avere l’anima e lo Spirito. Io credo molto nell’anima: per me è fondamentale credere in qualcosa di trascendente che va aldilà della materia». 

Se il laicismo è un valore, come mai tende sempre più spesso a non rispettare l’essenza profonda dell’uomo? 
«è un controsenso alla base del quale c’è un evidente fraintendimento culturale. Il laicismo non può essere una negazione dello Spirito e, comunque, si può essere laici anche se profondamente credenti». 

Può farci qualche esempio di “laicismo malinteso”? 
«Oggi si rischia di approdare al negazionismo dell’evidenza ed al dispregio della realtà. Per rimanere nell’attualità, pensiamo ad esempio all’atteggiamento sprezzante che alcuni si ostinano ad avere in questi mesi a proposito del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes e di tutte le guarigioni dell’anima e del corpo che continuano a verificarsi. Oppure, consideriamo l’episodio gravissimo nel quale, all’inizio dell’anno, non è stato permesso a Papa Benedetto XVI di parlare all’Università di Roma. Altro che laicismo, questa è dittatura del disprezzo e della non democrazia! Un vero laico può essere anche non credente, ma deve lasciare ampia libertà d’espressione agli altri. Altrimenti diventa idolatra di un altro sistema».

L’espressione della propria identità personale, ad esempio attraverso la musica, aiuta ad accedere alla Verità?
«Chiunque voglia conquistare la Verità deve percorrere una strada di ricerca e di ascesi, di perfezionamento. Anni fa, incontrando Papa Wojtyla, gli dissi: "Santità, credo che il lavoro dell’artista sia un po’ come quello del mistico: consiste nel liberarsi dalla materia e dalle sue scorie per arrivare alla ricerca dell’espressione pura, che è faticosa, comporta molti sacrifici e non si raggiunge facilmente”. Lui mi rispose che pensava la stessa cosa». 

Come riuscire ad esprimere l’immortale bellezza, unica ed irripetibile, presente in ognuno di noi?
«Per esprimere fino in fondo noi stessi dobbiamo necessariamente purificarci, passando attraverso lo sforzo, il sacrificio, la sofferenza. Questo è sempre stato il credo di tutte le persone che nella storia sono riuscite a lasciare un’eredità culturale e spirituale. Oggi siamo continuamente bombardati da condizionamenti di tutti i tipi ed è necessario lottare molto per conservare la nostra libertà.  Mi ha sempre colpito il famoso libro di Eugene Ionesco “Il rinoceronte” (1959) nel quale si racconta di come gli abitanti di un intero paese si trasformano in rinoceronti, simbolo dell’ottusità, della massificazione, del materialismo. Tra di loro c’è una sola persona che lotta per rimanere essere umano nonostante tutto: è preso a cornate da tutti ma non si arrende». 

Gesù, combattendo contro tutti i “rinoceronti”, ha vinto la morte ed attende con rispetto la collaborazione di tutti quelli che, come lei, lottano concretamente per la Vita. Qual è il suo rapporto con Cristo?
«È un discorso molto ampio. Io credo pienamente in Gesù Cristo, senza riserve. Tuttavia riconosco di avere ancora dentro di me tanti punti interrogativi, come ad esempio il problema dell’esistenza del male, che vanno al di là della mia comprensione».


UNA VITA PER L’ARTE
Uto Ughi, nato a Busto Arsizio (Va) il 21 gennaio 1944, è considerato tra i maggiori violinisti del nostro tempo, autentico erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche. Fin da bambino ha iniziato le sue grandi tourneés esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste, suonando in tutto il mondo, nei principali festival e con le più rinomate orchestre sinfoniche. Il Maestro Ughi non limita i suoi interessi alla sola musica, ma è in prima linea nella vita sociale italiana ed il suo impegno è volto soprattutto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. 


GRANDI CONCERTI, GRATUITI!
Da diversi anni Uto Ughi esprime il suo talento con un grande senso della solidarietà. «Ho sperimentato la grande emozione di portare amore attraverso la musica suonando nelle carceri e negli ospedali. Inoltre sono convinto che l’arte sia un potente mezzo di comunicazione. I giovani aspettano solo qualche musicista che sappia spiegare loro la musica ed apra loro le porte della conoscenza musicale». Con queste motivazioni, dal 1999 ogni anno organizza il Festival “Uto Ughi per Roma”,  durante il quale ai grandi concerti gratuiti unisce iniziative come le “prove aperte” nelle scuole ed il Premio dedicato a personalità particolarmente significative della cultura e della scienza.


LA RAI  E LA CULTURA: UN BINOMIO POSSIBILE?
Il Direttore Generale della RAI Claudio Cappon nel presentare il programma radiofonico “Uto Ughi racconta. I grandi protagonisti del violino” ha dichiarato: «L'idea che sta alla base di questo progetto è quella di coniugare la funzione educativa con la fruizione della radio che è un mezzo tra i più adatti ad avvicinare il pubblico, anche giovane, alla grande musica. Vorrei sottolineare che da parte nostra non manca mai l’attenzione ai temi culturali, ma purtroppo chi dirige la Rai è costretto spesso a farsi carico di molti altri problemi. Quasi mai possiamo occuparci delle cose che vorremmo seguire più volentieri. L’Italia è un Paese complesso e sul Direttore Generale RAI si riflettono tante cose che nulla hanno a che fare con la televisione».


UTO UGHI SU RADIO UNO
Dal 1° marzo al 26 aprile, ogni sabato alle 10.10 su Radio Uno, va in onda “Uto Ughi racconta. I grandi protagonisti del violino”. Si tratta di un programma in nove puntate nel quale il grande musicista Uto Ughi ha dato la sua disponibilità gratuita per accompagnare gli ascoltatori in un appassionante viaggio attraverso capolavori scritti per il violino da alcuni dei più celebri compositori di tutti i tempi. A proposito di quest’iniziativa il Maestro ha affermato: «Sono brevi pillole musicali perché oggi il pubblico è sempre indaffarato e distratto, incapace di gustare ascolti più impegnativi. La Rai, nella persona del Direttore di Radio Uno Antonio Caprarica che ringrazio di cuore, ha reso questo possibile, dimostrando una sensibilità e un’attenzione che fanno onore al servizio pubblico».

 


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