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Molto più di un cantante

Un sorprendente viaggio tra emozioni e canzoni, alla scoperta del vero Luca Carboni

Mar 01 Gen 2008 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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 Luca Carboni non ama le luci della ribalta e nelle conferenze stampa cerca di allentare la tensione fumando qualche sigaretta di troppo. Si vede lontano un miglio che dietro il famoso cantante c’è una persona che vorrebbe esprimere la sua bellezza interiore fuori da ogni formalismo. Ed allora facciamoci questo regalo: invece delle canzoni, questa volta ascoltiamo la sua anima.

Luca, qual è il bilancio dell’anno appena trascorso?
«Il 2007 è stato per me un anno molto intenso: fino ad ottobre ho girato l’Italia con il mio tour, nel frattempo ho pubblicato un libro e, a fine novembre, è uscita la raccolta ...Una rosa per te, un cofanetto di tre cd con 36 mie canzoni d’amore, di cui tre inedite. Ma non voglio certo fermarmi e, dopo essermi ben riposato, voglio lavorare per il mio prossimo disco».

Quanto è importante per te l’espressione artistica?
«Io sento molto il rapporto con gli altri e con il mondo esterno. La possibilità di essere un artista, di scrivere, creare e comunicare è per me molto di più della dimensione narcisistica che a prima vista può sembrare emergere. Oltre al desiderio di realizzarmi ed aldilà dei meriti personali, c’è un’esigenza profonda di conoscere me stesso e gli altri».

È difficile coltivare relazioni personali profonde? 
«Siamo in un momento molto difficile, nel quale il mercato ed il denaro sono spesso visti come gli unici valori di riferimento. Ormai le persone non hanno più tempo da dedicare alla famiglia, per approfondire lo scambio tra i coniugi ed i figli. Gli unici momenti liberi rischiano allora di diventare occasione d’evasione o di copertura di problemi personali. Invece ognuno ha l’esigenza di guardarsi dentro e conoscersi, altrimenti si resta intrappolati in un vortice che toglie l’anima».

Si può ancora parlare di anima e di famiglia?
«Io provengo da una famiglia molto religiosa che ha comunicato ai propri figli una forte tensione verso l’altro: abbiamo sempre vissuto l’accoglienza verso chi è nel bisogno. Sono stato educato mettendo al centro la Carità cristiana ed è un tema che sento molto».

Credo che nella Carità troviamo la gioia, frutto dell’espressione delle proprie energie personali al servizio della Vita che è dentro di noi e negli altri.
«Condivido pienamente. Nel mio piccolo cerco di partecipare alla Carità e, ad esempio, da giovane partecipai con la Caritas ad un progetto molto bello che cercava di aiutare i bambini in difficoltà familiare, magari perché i loro genitori erano in carcere. Sono cresciuto in un quartiere di Bologna abbastanza difficile dove c’era bisogno di intervenire nel sociale con iniziative che, partite all’epoca, dopo vent’anni svolgono ancora la loro attività». 

Com’è il tuo rapporto con i bambini?
«I bambini sono un grande dono di Dio, perché ti stimolano ad essere vero ed a diventare una persona alla loro altezza. Nella mia canzone Chiudi gli occhi, dedicata a mio figlio, nel verso finale scrivo che è lui ad insegnare a me e non viceversa, come spesso si crede. È la sua presenza ad insegnarmi la Vita. Oggi il mio grande impegno è riuscire ad educare mio figlio senza imporgli niente, cercando di trasmettergli l’importanza dell’attenzione agli altri. Ben sapendo che ai bambini non servono grandi discorsi, ma la testimonianza concreta di un esempio».

Ti s’illuminano gli occhi, quando parli di tuo figlio…
«Samuele ha otto anni e con lui ho un rapporto molto bello. Mi piace essere un padre attento ma anche spontaneo nella relazione. Non voglio mettermi a ragionare ed a calcolare su tutto quello che devo dirgli. Lui deve conoscere il mondo e le persone per quello che sono e gradualmente imparare che bisogna lottare per conquistarsi il proprio spazio».

Come ha vissuto Luca da bambino?
«Ho avuto un’infanzia molto bella e libera, vissuta spesso all’aperto ed in mezzo agli altri. Ero il quarto di cinque fratelli, in una famiglia numerosa e semplice. La libertà è la cosa principale, ma quanta ne hanno oggi i bambini con la loro esistenza tutta organizzata, tra scuole, palestre ecc? Anche tutti i timori e gli eccessi di protezione con i quali oggigiorno circondiamo i nostri figli sono molto deleteri per la loro formazione».

I giovani d’oggi sanno godere della libertà? 
«Se i bambini crescono senza potersi esprimere e con poche relazioni profonde, diventano spesso ragazzi che interpretano la libertà come trasgressione ed esagerazione. Ma la vera libertà è esprimere se stessi e relazionarsi con gli altri nella pace, magari tra la natura. Vado spesso nei boschi ed in montagna, anche con mio figlio. La montagna è bellissima e ricordo con grande piacere le vacanze trascorse sugli Appennini con la mia famiglia d’origine. Erano giorni pieni di libertà e d’amore».

Da dove trae spunto la tua creatività?
«L’amore è sempre stato una grande fonte d’ispirazione per le mie canzoni, sempre partendo da esperienze personali. L’amore è un viaggio affascinante che va sempre avanti e che, se vissuto in senso ampio, ti permette di avere una maggiore attenzione e tolleranza verso l’altro, fino a sperimentare anche il perdono». 

Leggendo con attenzione i testi di molte tue canzoni si nota l’importanza che dai alla preghiera e la tua ricerca costante di un Amore che, al di là delle persone, possa donare un senso pieno all’esistenza. 
«La mia esperienza familiare mi ha aiutato a tenere sempre aperte le porte verso la religione cristiana. Negli ultimi anni la fede ha di nuovo preso il sopravvento nella mia vita ed ora è una dimensione molto importante e presente. Abbiamo bisogno di recuperare certi valori umani e spirituali di cui hanno nostalgia anche molte famiglie non credenti. Quando scrissi la canzone Caro Gesù, seppure con un linguaggio ironico, cercavo di dare un messaggio profondo sul vero significato del Natale, che ci ripropone la nascita di Gesù Cristo, realmente presente, anche oggi, nella storia dell’umanità e di ognuno di noi».

Riesci a dare la precedenza alla tua anima?
«È un percorso che si fa lungo tutta l’esistenza, ma sono sempre più consapevole che devo riservare più tempo, energia ed attenzione alla mia anima. Non posso andare da nessuna parte se non inizio da me stesso. È un percorso necessario, come ho scritto anche nei versi della mia canzone Sto perdendo tempo  “Sto perdendo Dio, sto perdendo la vita, inseguendo un sogno che non è il mio, cercando di esser diverso da quel che sono io; non si può perdere l’anima, stavo per vendere l’anima… devo salvare la mia anima”».

Il brano “La mia ragazza” è una stupenda poesia dedicata a tua moglie partoriente. In generale, com’è il tuo rapporto con le donne?
«La qualità delle relazioni umane è molto importante nell’esistenza di ognuno di noi e spesso quelle con l’altro sesso non sono così semplici, perché dipendono dalla maturità della propria identità sessuale. Io spero di essere sempre più libero e di riuscire ad amare di più le donne, a cominciare da mia moglie Marina». 

Alcuni vogliono far credere che l’identità sessuale di una persona sia indefinita.
«Purtroppo oggi c’è molta confusione su questo delicato argomento, ma, senza voler giudicare o ferire nessuno, è chiaro che non si può essere uomini o donne a metà. Come negare che nasciamo maschi o femmine? Scherzando, potremmo parafrasare il grande Totò che diceva “O si è uomini o caporali”, ma è certo che nelle vie di mezzo c’è sempre molta sofferenza. Anche nella mia canzone L’amore non lo sa, scrivo che “l’Amore sa dire solo sì o no”. Tutto il resto, come ha affermato  Gesù, è del diavolo. Dobbiamo stare molto attenti, perché il diavolo c’è e lo incontriamo ogni giorno, in tutto quello che confonde la nostra identità e non ci fa rispettare noi stessi e gli altri». 

Grazie Luca per averci fatto scoprire un po’ meglio chi sei veramente. Ora possiamo riascoltare le tue canzoni con altre orecchie. 


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