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La vita vince sulla tv spazzatura

L’impegno di un uomo che ha portato in tutto il mondo una vera televisione di servizio

Gio 01 Nov 2007 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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È veramente un privilegio avere una relazione personale con un uomo che ha una grande anima ed un’enorme cultura conquistate con il servizio costante e coerente alla Vita. Ma i privilegi diventano fertili solo se si condividono con gli altri: per questo voglio tentare di far arrivare a tutti qualcosa della straordinaria testimonianza umana, cristiana e professionale di Ettore Bernabei.

«Grazie ai tanti insegnamenti ricevuti da molti buoni maestri - racconta -, ho avuto modo di esprimermi nel mondo professionale, culturale e della solidarietà, iniziando la mia avventura come giornalista. Finita la guerra, cominciai a lavorare in un quotidiano d’area cattolica di cui in seguito divenni il direttore, mentre nel 1956 fui chiamato a Roma a dirigere “Il Popolo”, quotidiano ufficiale del partito della Democrazia Cristiana. Combattei per realizzare un giornale aperto e fuori degli schemi, fermo nel prendere delle posizioni anche controcorrente, ma che tutelassero gli interessi delle persone semplici, delle famiglie che uscivano provate dalla guerra mondiale». 

È difficile rimanere fedeli alla Verità?
«Ho sperimentato sulla mia pelle che per affermare la verità, anche quella che è sotto gli occhi di tutti e che si fa finta di non vedere, bisogna essere disposti a lottare molto. Naturalmente sono stato fatto spesso bersaglio di attacchi, ingiurie e polemiche, ma, con dignità, è indispensabile restare fermi e coerenti nella difesa della verità. Quei primi anni d’esperienze umane e giornalistiche furono per me molto importanti quando, nemmeno quarantenne, iniziò la mia lunga esperienza come direttore della Rai». 

Come affrontò quell’incarico così prestigioso ed insidioso?
«Nel 1960, qualche mese prima della mia nomina, con l’istituzione del programma “Tribuna Politica”, la Rai diventò la prima televisione al mondo a garantire uguale spazio e possibilità espressiva a tutte le forze politiche. Questi presupposti mi aiutarono a metter in pratica il principio, per me fondamentale, del rispetto delle idee e delle posizioni di tutti». 

Dunque filò tutto liscio?
«Nemmeno per sogno! Cercai subito di valorizzare dei giovani formati, di tutte le aree politiche, e creai un gruppo culturalmente composito che, insieme con me, progettava, realizzava e mandava in onda programmi che potessero essere visti da tutti. Nei quattordici anni in cui guidai la tv pubblica, subii molte pressioni, non solo politiche. I mezzi di comunicazione di massa sono determinanti nella gestione del potere ed ho dovuto fare spesso i conti anche con aderenti alla massoneria, a cominciare da quando, appena arrivato in Rai, trovai, inamovibili da venti anni, tutti i dirigenti dell’epoca fascista». 

Davvero gli uomini della Massoneria hanno tutto questo potere?
«Le organizzazioni massoniche hanno sempre cercato di condizionare la società italiana ed anche oggi esercitano un forte influsso in molti settori. Per capire meglio dobbiamo risalire alla fine del 1700, quando, grazie al sostegno finanziario, politico e filosofico dell’Inghilterra, la rivoluzione francese eliminò la monarchia ed ogni riferimento ad una concezione cristiana della vita. A questo scopo furono usate le masse popolari mobilitandole contro gli ingiusti privilegi dei nobili, che furono però trasferiti, tali e quali, alla borghesia». 

Possibile che l’eco di tutto questo arrivi fino a noi?
«Le due grandi Logge, quella d’origine scozzese più orientata all’economia del profitto, e l’altra francese, cosiddetta del Grande Oriente, più concentrata sull’influenza culturale, perseguono gli stessi scopi: eliminare ogni riferimento cristiano nella finanza, nell’economia, nella politica e, naturalmente, nella comunicazione».

Torniamo alle sue vicende professionali.
«Nel 1974 fui nominato Amministratore delegato e direttore dell’Italstat, una società a partecipazione statale specializzata nella realizzazione di grandi opere d’ingegneria civile. All’inizio mi trovai un po’ spaesato, ma, impegnandomi in programmi organici di progettazione e costruzione di grandi infrastrutture, con la collaborazione di centinaia di manager di provata professionalità, riuscimmo a dare opere di pubblica utilità al nostro Paese ed a molti altri».

Poi, a 70 anni arrivò la pensione, ma non era certo lei il tipo di andare a giocare a bocce al circolo degli anziani…
«Pochi anni prima del pensionamento fui ricoverato in clinica per due delicati interventi chirurgici all’addome che mi portarono a stare in bilico tra la vita e la morte per qualche settimana. In quei giorni drammatici sperimentai l’abbandono alla volontà di Dio e feci un’esperienza molto forte di guarigione prima spirituale e poi – di conseguenza - fisica». 

Sfiorando la morte, nella fede sperimentò la rinascita. Era giunto il momento di intraprendere, fuori d’ogni organizzazione, una sfida “missionaria” di cui ancora oggi tutti beneficiano e che in qualche momento è riuscita ad incidere sulla qualità della televisione. 
«Riacquistate le forze, sentivo che non avevo scelta: dovevo mettere al servizio degli altri quello che avevo ricevuto da Dio, impiegando al meglio il mio tempo e la mia esperienza. Nacque così l’idea di fondare la Lux Vide per produrre contenuti televisivi rispettosi della dignità della persona. Naturalmente fui preso quasi per matto, ma, con l’impegno di alcuni imprenditori lungimiranti e con la professionalità di due miei figli, Matilde e Luca, mi dedicai subito ad un’idea abbastanza difficile: il “Progetto Bibbia”, una grande produzione televisiva con 21 film, realizzati per far conoscere in tutto il mondo la rivelazione di Dio. La fiction è un mezzo potentissimo e molto attuale: ora abbiamo realizzato un’eccezionale coproduzione televisiva, “Guerra e pace”, ispirata al grande romanzo di Tolstoj e stiamo girando “Pinocchio” la più bella favola italiana, conosciuta in tutto il mondo».

Un concreto contributo per costruire una vera “tv di servizio”. Cosa significa oggi in televisione “servizio pubblico”?
«Vuol dire realizzare dei programmi di vario genere sforzandosi di comprendere, in ogni momento storico, quello di cui il telespettatore ha bisogno per crescere come persona e come cittadino. Purtroppo nel tempo la televisione di tutto il mondo è stata organizzata prevalentemente per indurre gli spettatori a comprare e consumare. Bisogna dire con chiarezza che questa è un’appropriazione indebita dello strumento televisivo, che, invece, è un’eccezionale possibilità concessa agli uomini per esprimersi, comunicare, informarsi e svagarsi».

Infatti sui teleschermi vediamo di tutto e di più…
«Spesso nelle tv di tutto il mondo oggi ci si sforza di anestetizzare uomini, donne e bambini, suscitando gli istinti peggiori solo per indurli ad acquistare beni spesso inutili. Il piccolo schermo potrebbe essere usato per aiutare le persone ad imparare il rispetto e la solidarietà, ed invece, anche attraverso certi telegiornali e talk show incentrati sulla cronaca nera, si sta operando, in maniera più o meno consapevole, una degradazione dell’umanità».

Cosa c’è dietro questo consumismo televisivo?
«C’è, tra l’altro, la volontà di distruggere l’istituto familiare, sia quello fondato sul matrimonio civile o religioso, sia quello sulle coppie di fatto. Si ritiene che questo sia il modo migliore per indebolire le persone e renderle controllabili ed ubbidienti».

Dovreste vederlo. Ora “Il Presidente” è un vulcano in eruzione e sembra impossibile credere che ha 86 anni. È proprio vero che il  fuoco inestinguibile dello Spirito non ha età!
«La gente non può continuare a subire passivamente, magari con disgusto, un uso violento e distorto della televisione, sia pubblica che privata. Smettiamola di farci ingannare da chi dice che sono i telespettatori a volere quello che va in onda! È necessario avere molto più carattere, anche rifiutandosi di seguire tante delle trasmissioni che ci sono sui teleschermi. In nome di una fraintesa libertà d’espressione ormai tanti operatori dei mass-media stanno sconfinando, magari anche senza volerlo, nella sopraffazione culturale e nel plagio. La televisione spazzatura – d’intrattenimento ed informativa – offende e corrompe la mente ed il cuore delle persone, soprattutto di quelle più deboli e dei bambini».

Quali sono i termini veri della battaglia da affrontare?
«La televisione molto spesso è atea, nel senso che prescinde da Dio, stando attenta a non negarne mai troppo esplicitamente l’esistenza per non turbare la propensione al consumo dei telespettatori credenti. Giorno per giorno, prospetta una realtà nella quale Dio, e di conseguenza anche il diavolo, non esistono. Ma il Bene ed il male ci sono e non possiamo non tenerne conto. In questa eterna contrapposizione entra concretamente in gioco anche la lotta personale per tutelare e sviluppare le proprie energie personali, confidando nell’amore di Dio che arriva sempre puntale, commisurato all’impegno ed ai bisogni di ciascuno». 

Una visione dell’esistenza che purtroppo sembra essere divenuta quasi incomprensibile, specialmente tra i giovani.
«Quando mi sposai, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, avevo 25 anni e la vita era molto dura. Però, affrontando le insidie ed i problemi con tutte le nostre forze, insieme a mia moglie sperimentammo la presenza di Dio, soprattutto attraverso la nascita dei nostri otto figli. Gradualmente, al momento giusto, vennero le risorse economiche e poi anche le soddisfazioni professionali. Oggi le nuove generazioni s’imbattono in difficoltà d’altro tipo e devono trovare la forza di staccarsi dai genitori e di mettersi in gioco. Ogni giovane, se non vuole perdere tutte le incredibili forze che ha dentro, deve darsi molto da fare: altrimenti, allontanandosi da Dio e perdendosi nella debolezza, confuso dai mass-media e senza più punti di riferimento, si spegne nella depressione. E la soluzione non sono certo gli psicofarmaci! L’unica medicina efficace contro la depressione dilagante è smetterla di pensare solo a se stessi e cercare di aiutare chi soffre e chi è più debole. Ciascuno è chiamato ad intervenire nella realtà con adeguata formazione e serietà, per sbaragliare gli inganni che sono proposti nei mezzi di comunicazione».

Qual è l’inganno più grande?
«A fronte di molte cose positive, come ad esempio l’alfabetizzazione di massa e l’ampliamento della conoscenza, la televisione ha purtroppo fomentato l’illusione che ognuno può vivere per se stesso, pensando solo a far soldi da trasformare in piaceri personali. Ora la situazione è sfuggita di mano e si è determinato un mondo di persone inquiete, insoddisfatte e depresse, che non sanno più sorridere e convivere con gli altri, che non fanno più bambini. Ecco il grande inganno: abbiamo creduto di poter interrompere il flusso eterno e divino della vita! C’è bisogno di una radicale inversione di tendenza per impedire che le popolazioni occidentali vadano verso l’autodistruzione, perdendo tutto, anche il benessere che hanno conseguito con tanti sforzi. La società consumistica rischia di essere soppiantata dall’autenticità delle popolazioni africane ed asiatiche che, nonostante tutto, continuano a credere nella Vita, con tanti loro bambini che vengono al mondo».

Sembra quasi l’annuncio di una sconfitta.
«Al contrario, questa è la conferma che la Vita vince sempre. Credo che, con la consapevolezza dei mali da evitare, il Bene potrà prevalere anche in televisione. Con buona pace di quello che dice la tv spazzatura!».


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