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Tiziana Rocca: La regina degli eventi

Vivere nella mondanità conservando la propria identità e la solidarietà verso chi soffre

Lun 01 Ott 2007 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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La sua agenda è divisa in due: da una parte meeting, cene di gala, grandi eventi, conferenze con divi strappacuore; dall’altra gli impegni di moglie e madre di tre figli. Al centro, da sempre, il desiderio di aiutare chi soffre. 

È possibile vivere nel mondo luccicante e spesso fuorviante del jet set internazionale senza perdere l’anima? 
Qual è il segreto di Tiziana Rocca, donna determinata, semplice ed affascinante, affermatasi come la regina italiana delle p.r.? 
«Sono specializzata nell’organizzazione di eventi, moderno e potente strumento di comunicazione, usato anche da molte aziende per entrare in contatto diretto con il pubblico e con i consumatori». 

Molti pensano che per lavorare come p.r. basta saper organizzare qualche bella festa. 
«Non si tratta semplicemente di allestire una serata glamour in cui ci si diverte e ci si fa vedere, quanto piuttosto di saper ideare e realizzare un mezzo per comunicare all’esterno un messaggio ben preciso. È un’attività spesso sottovalutata, ma bisogna considerare che dietro un evento della durata di tre ore ci sono dai tre ai dodici mesi di lavoro, in relazione alle diverse esigenze del committente. Sono inoltre necessarie grande programmazione e cura dei dettagli. 

Al di là delle tante forme d’improvvisazione, per quest’attività ci vogliono impegno e preparazione, oltre alla disponibilità a lavorare su se stessi e sul proprio carattere per imparare ad essere diplomatici e mediatori».

C’è spazio per chi sogna di fare il tuo lavoro?
«Il nostro è un settore in forte espansione ed io sono molto contenta di aiutare i giovani a farsi strada. Anche per questo ho scritto tre libri e semplici e comprensibili a tutti. La cosa che più mi gratifica sono i messaggi dei giovani che mi ringraziano per la praticità dei miei libri-manuali, utili per entrare nel mondo del lavoro alla fine degli studi. Inoltre organizzo negli studi di Cinecittà un corso di formazione, per imparare ad organizzare un grande evento». 

Chi partecipa ai tuoi corsi?
«Per lo più ragazze che arrivano con la convinzione di mettersi a fare un lavoro divertente nel quale si frequentano persone interessanti e serate movimentate. 

Purtroppo oggi molti ragazzi non capiscono che, per raggiungere dei risultati nella vita e nella professione, bisogna essere disposti all’impegno ed al sacrificio. 
Arrivano con la certezza che basta apparire tre minuti in televisione e tutto è risolto». 

Oltre alla preparazione tecnica cosa cerchi di comunicare ai tuoi giovani studenti?
«Cerco in tutti i modi di spiegargli che bisogna impegnarsi in un lavoro che piace, scelto da sé, senza stare tutti lì a sognare il successo immediato e senza farsi condizionare da quello che vogliono i genitori o da quello che vedono in tv. 

Si deve fare solo quello che nasce dal cuore, altrimenti si sta male con se stessi e ci si sente sempre alla ricerca di qualcosa che non si trova. 
Ai ragazzi cerco sempre di dare delle possibilità concrete di esprimersi, ma sono loro a doversi scrollare di dosso i panni di “figli di papà”: quando sono stimolati, i ragazzi capiscono che la realtà non si può gestire con il telecomando e sono pieni di bellissime idee. L’importante è non andare mai a traino di qualcuno, ma essere sempre protagonisti in prima persona. 
Bisogna mettersi in moto esprimendo la propria anima e le proprie energie con uno spirito di servizio, con la certezza che, quando fai del bene, questo ritorna sempre». 

Com’è iniziata la tua carriera?
«Quattordici anni fa abitavo a Milano (ora vive a Roma, ndr) ed iniziai ad organizzare eventi per raccogliere fondi per varie associazioni di volontariato. Poi quest’attività si è trasformata in un lavoro, al quale mi sono sempre più appassionata. Le mie radici le porto sempre con me, perché ad ogni evento cerco di abbinare un’iniziativa di solidarietà, tentando di ottenere risultati concreti anche per chi soffre, soprattutto per i bambini. Inoltre cerco di convincere tutti i miei clienti privati ad investire nel sociale: spesso all’inizio sono riluttanti, ma generalmente riesco a coinvolgerli facendo leva anche sul potenziale ritorno d’immagine che queste operazioni comportano. 

Ognuno nel proprio lavoro dovrebbe fare qualcosa per gli altri: non solo raccogliere fondi, ma anche diffondere un messaggio positivo oppure far conoscere una situazione drammatica attraverso i mass media. Se lo facessimo tutti, potremmo lavorare meglio ed alleviare le tribolazioni di molte persone».

La tua esperienza conferma che quando si esprimono le proprie capacità, mettendole al servizio degli altri, arriva anche la luce per trovare la propria strada, personale e professionale.
«È vero. Dopo anni di volontariato al servizio dei più deboli una mia predisposizione naturale si è chiarita e consolidata fino a diventare una professione. Ai miei tre figli dico sempre: non devi seguire e copiare gli altri, piuttosto lotta per esprimere la tua personalità. Noi adulti per primi non ci rendiamo conto di quanto siamo condizionati nelle scelte d’ogni giorno, nelle relazioni, nel lavoro, nel fare la spesa. Nel mio lavoro cerco sempre di essere originale e non ho paura, durante le mie lezioni e sui miei libri, di svelare le mie idee o i “trucchi del mestiere”. 

Per concretizzare la creatività non basta imparare qualche regoletta, essendo necessarie passione ed attitudine personale. Le cose già realizzate sono passate e per me conta solo esprimermi e creare cose nuove, anche con il rischio di sbagliare».

Riesci a dedicare il tempo e le energie che vorresti alla tua famiglia?
«Il mio tempo lo divido tra lavoro e famiglia, senza andare in palestra o fare vita mondana: sono abituata a fare i salti mortali per stare con loro. I miei tre figli li porto spesso con me: qui in ufficio o anche durante i viaggi di lavoro. è importante che partecipino alla vita ed agli impegni dei genitori, invece di restare passivi a casa ad aspettare il nostro ritorno. 

A volte mi dicono: "Mamma tu lavori troppo. Dovresti imparare a lavorare più velocemente". Anche se è molto difficile, cerchiamo di insegnare e di testimoniare ai nostri figli che quello che conta è l’essere, piuttosto che l’avere o l’apparire. La famiglia oggi si trova in difficoltà anche perché c’è bisogno di molto impegno per costruirla e mantenerla: non basta un po’ d’affetto, ci vogliono rispetto ed amore profondo per fortificarla giorno per giorno. Siamo distratti e confusi da mille cose fuorvianti: c’è bisogno di molta forza personale e luce spirituale per non perdersi in strade che rivelano la loro negatività solo quando sei già precipitata nel buio».  

Come tutelare e sviluppare la forza personale e la luce spirituale? 
«Bisogna essere molto tenaci e curare il rapporto personale con Dio. Sono sempre stata cattolica, ma l’incontro con un uomo di grande fede come mio marito Giulio (Base, regista e sceneggiatore, ndr) mi ha aiutato soprattutto a scoprire la bellezza della preghiera quotidiana. Da bambina pregavo spesso ed oggi è importante ritrovare insieme ai nostri figli la ricchezza della preghiera, ad esempio prima dei pasti o alla fine della giornata: ci permette di aprirci alla relazione con Dio che ha creato questo meraviglioso Universo e che ci dona ogni giorno la Vita. 

Purtroppo l’esistenza che normalmente si conduce porta spesso ad allontanarci da questa dimensione spirituale, ma è necessario impegnarsi per portare la Fede in Gesù nelle vicende d’ogni giorno: solo così saremo più gioiosi ed avremo quella marcia in più che fa veramente la differenza. 
Dobbiamo mettere le cose al loro posto senza farci ingannare dall’idolatria del lavoro o della scienza: quello che conta è la nostra anima e la qualità delle relazioni che viviamo, soprattutto familiari».

Non soffri del contrasto tra questa tua interiorità e la superficialità dell’ambiente in cui operi?
«Sono consapevole della falsità che posso incontrare nel mio lavoro, ma so che c’è un desiderio della gente di partecipare anche indirettamente alla mondanità. 

Tutti noi dobbiamo essere forti e non farci influenzare dall’apparenza. 
Io lavoro con serietà e professionalità, facendo leva su una mia solidità interiore che mi accompagna fin da bambina. Sono sempre stata così, molto concreta, con i piedi per terra».                                                            
 


I SUOI LIBRI
Tiziana Rocca ha scritto tre libri, utili a chi vuole conoscere meglio il mondo della comunicazione e delle pubbliche relazioni. L’ultimo, da poco pubblicato, s’intitola “Il libro 2007 della comunicazione”, (Gremese Editore) realizzato in collaborazione con l’Ansa. 
Lo scorso anno è stato pubblicato “Come fare Pubbliche Relazioni” (Edizioni: perling & Kupfer, 2006) un testo per capire meglio cosa significa fare questo lavoro in modo professionale. Nel suo primo libro “Feste, cene, cocktail. Come organizzare una serata di successo” (Edizioni: perling & Kupfer, 2004).
 


PROFESSIONE EVENT MANAGER
In questi giorni stanno per chiudersi le iscrizioni all’ottava edizione del Corso di Comunicazione “Come organizzare un evento di successo” tenuto da Tiziana Rocca presso le aule degli studi di Cinecittà a Roma. Alla fine, organizzazione pratica di un evento. 
Info: 06/39746600 - www.tizianarocca.it


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