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Ciak si gira con anima

Giulio Base regista di fiction dal successo record, ha trovato la sua creatività nella fede e la racconta con le immagini

Sab 01 Set 2007 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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 Uno sguardo pieno di Vita ed un sorriso accogliente: molto più della splendida vista sulla Cupola di San Pietro che si gode dal suo studio privato. In questo scenario, il famoso regista, attore e sceneggiatore Giulio Base ci dona un po’ della sua trasparente gioia di vivere. 
«Sono nato a Torino, figlio di umili emigrati napoletani che, con molti sacrifici, hanno permesso a me ed a mio fratello di esprimere la nostra identità ed approfondire i nostri interessi. Fin da bambino il cinema è sempre stata la mia grande passione e quindi mi sono laureato in Lettere - Storia del Cinema a Roma. Purtroppo sono stato un po’ lento, anche perché, appena maggiorenne, già lavoravo e studiavo a teatro con il mio grande idolo e maestro Vittorio Gassman». 

Dopo aver lavorato molto nel cinema, hai diretto diverse fiction televisive di successo. Come ti sei avvicinato a questo genere?
«Per risponderti devo raccontarti una cosa molto personale. Qualche anno fa sognai un vecchio e caro amico di famiglia, all’epoca già defunto, che nel sogno continuava a ripetermi una sola cosa: “San Paolo, San Paolo”. Rimasi turbato ed all’inizio non seppi far altro che pensare allo spot di una nota Banca italiana che in quelle settimane veniva trasmesso continuamente in tv. Solo più tardi compresi che il messaggio si riferiva all’apostolo San Paolo, di cui io non conoscevo nulla. Dopo aver letto decine di libri, scrissi la sceneggiatura sulla sua vita che non si tradusse mai in film. Grazie a quel lavoro conobbi però la casa di produzione Lux Vide (una delle maggiori case di produzione) del grande Ettore Bernabei e cominciò l’avventura nelle fiction. Con il successo sono arrivati molti riconoscimenti, ma la soddisfazione più grande è quella che mi ha dato e continua a darmi lo studio. Infatti, da poco, con “appena” dieci anni, ho conseguito la mia seconda Laurea, in Teologia, che mi è stata molto utile anche per girare meglio le fiction religiose. Un’esperienza tanto meravigliosa quanto faticosa, perché tra il lavoro e la famiglia con tre bambini, potevo studiare solo la mattina tra le cinque e le otto».

Com’è nata l’idea di laurearti in teologia?
«Questi studi mi hanno aiutato ad approfondire la mia naturale ricerca del rapporto con Dio e la conoscenza della Sua Parola. Una normale evoluzione umana e culturale: d’altronde per andare avanti bisogna tornare indietro a scoprire le nostre radici. Un’esperienza eccezionale con un unico rimpianto: tutti i bellissimi esami che non ho potuto sostenere».

La maggior parte delle persone, per scelta o necessità, non studia così tanto …
«Lo studio arricchisce l’uomo, ma la vera cultura è la Vita che ognuno ha già in abbondanza dentro di sé al momento del concepimento. Se esprimi la tua energia vitale ed ami, allora hai la vera cultura e la vera salute: le persone semplici ed autentiche vivono nella Sapienza».

Come fare per esprimersi ed amare?
«Il punto d’arrivo d’ogni uomo e donna è amare, cioè sperimentare la Carità. Per riuscirci è necessario affrancarsi da tutti i condizionamenti, soprattutto inconsci, e tornare ad essere liberi di amare. Conosco e stimo tante persone che, anche senza avere fede, sono leali, corrette e disponibili verso gli altri, così come noto molta incoerenza in tanti cosiddetti fedeli. Non voglio giudicare nessuno, però posso affermare che la vera rivoluzione è incontrare personalmente Gesù ed il suo Amore: solo così possiamo avere la pienezza della Vita e donarla anche agli altri. Gesù ha la forza di sperimentare ed insegnare che è necessario amare il proprio nemico: non c’è una rivoluzione più grande! Naturalmente ci vuole coerenza, a cominciare da me stesso, per mettere in pratica le cose in cui si dice di credere».

È possibile essere coerenti?
«Ci vuole molto impegno e tanta preghiera, che è soprattutto ascolto. Pregare significa instaurare un dialogo individuale con il nostro vero Padre. Questo può avvenire durante ogni istante della giornata, anche se spesso siamo distratti da mille altre cose. A me piace molto scrivere e ti confesso che ho tantissime lettere rivolte al Signore, scritte nel corso degli anni, anche nei momenti di difficoltà. Cosa c’è di più bello che avere la certezza che c’è un Padre che ti ama, ti accompagna, ti guarda, ti ascolta e ti perdona?».

Dalle tue parole traspare una Fede molto viva.
«Avere fede in Gesù è una ricchezza immensa. Chi non ha fede purtroppo non riesce a sperimentare una gran fetta di gioia e di vita. È assurdo pensare che tutto il meraviglioso Universo in cui siamo immersi sia semplicemente frutto del caso. È fonte di grande forza avere la certezza e l’esperienza personale del rapporto con il Padre».

È difficile essere cattolici nel tuo mondo?
«Nell’ambiente del cinema i cattolici sono messi da parte e dirsi credente danneggia, è motivo d’esclusione. A volte mi accorgo d’essere anche deriso da qualche collega o addetto ai lavori, ma non me ne preoccupo. Anzi, sinceramente, mi dispiace per loro che non riescono a gustare la gioia profonda che può donare una fede autentica».

Quali messaggi arrivano dal cinema e dalla televisione?
«L’audiovisivo ha un gran potere comunicativo, ma la qualità dei contenuti trasmessi dipende dall’interiorità e dal punto di vista di chi racconta. Se non sono pieno di Vita e dentro mi porto la morte, potrò comunicare solo morte. Molti di coloro che oggi fanno comunicazione, sedicenti intellettuali, artisti ed autori, sono spesso pessimisti e nichilisti e trasmettono tanta morte.

Difficilmente si trova uno snodo vitale, un sogno, una speranza che illumina, un po’ di gioia e d’energia vitale. Cosa puoi raccontare se ti fissi a rappresentare la realtà descritta nella cronaca nera dei quotidiani?
Spesso si cade nel grande errore di credere che solo gli episodi negativi e morbosi siano capaci d’attrarre l’attenzione e di suscitare emozioni forti».

A volte ho la sensazione che c’è una calamita che attrae le persone verso la negatività.  
«Mi chiedo sempre: perché le persone sono così sofferenti e disturbate? Partendo dal presupposto che siamo tutti concepiti pieni di gioia e di forza, dobbiamo interrogarci sulle responsabilità che ognuno di noi ha in questa disastrosa situazione. C’è un condizionamento culturale fortissimo, proveniente dalla società nel suo complesso, anche attraverso giornali, libri, cinema e tv, che influenza negativamente la vita delle persone. Tanti, anche inconsapevolmente, vivono, subiscono e diffondono questa cultura di morte. Soprattutto nei Paesi industrializzati, nel ricco Occidente, c’è una catena di morte che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione, che ci sta facendo sprofondare in un baratro sempre più buio».

Cosa possiamo fare per non assistere passivi a tutto questo?
«Si deve lottare per liberarsi dalle proprie ferite interiori e da tutti gli schemi mentali in cui si è imprigionati, riscoprendo la propria identità. Ci vuole molto impegno, tempo ed approfondimento, ma, con l’aiuto di Dio, è possibile. Attenzione però, perché non basta arrivare ad essere degli illuminati, quand’anche ci riuscissimo! La cosa fondamentale è amare, aiutando anche gli altri a ritrovare la propria dignità, attraverso l’esempio e la testimonianza quotidiana».

È possibile farlo anche attraverso il cinema e la televisione?
«Si può e si deve. Anche nelle storie tragiche bisogna sempre rappresentare l’aspetto positivo, la speranza, la possibilità di rinascita. Per me essere missionario oggi non significa solo contribuire a dare cibo ed acqua agli indigenti, ma vuol dire soprattutto usare il dono della mia creatività artistica per trasmettere messaggi di Vita a milioni di persone che guardano il piccolo e grande schermo. Sono consapevole che questo è anche un’enorme responsabilità, ma se non lo faccio sono proprio un uomo falso, un mentecatto, un disgraziato. Non pretendo di cambiare il mondo o di fornire ricette magiche, ma, anche per la mia dignità, devo aiutare il pubblico ad andare oltre l’apparenza, comunicandogli che la Vita vince sempre».

Riesci ad esprimere tutta questa tua ricchezza interiore nel lavoro?
«La condizione, abbastanza rara, nella quale riesco ad esprimermi al meglio, è quando sono contemporaneamente regista ed autore. Generalmente sono pieno d’idee e sceneggiature di film che non nasceranno mai, ma l’importante è mettere sempre l’Anima nell’espressione della propria creatività: solo così puoi aspirare ad essere un vero artista. Onestamente non credo di esserci ancora arrivato, ma spero di continuare ad andare più a fondo ed essere sempre più pulito interiormente per donare qualcosa d’importante agli altri anche attraverso il mio lavoro. Nel concreto sappiamo bene che è difficile comunicare un messaggio cristiano, soprattutto nel cinema. Eppure sono convinto che buona parte del vastissimo pubblico televisivo, come quello delle fiction religiose, andrebbe volentieri a vedere un film basato sulla visione cristiana della realtà. Invece nelle sale spesso si proietta tutt’altro. A volte avrei voluto portare i miei bambini al cinema, ma, a parte qualche cartoon, ho dovuto spesso rinunciare».

Com’è la tua vita familiare?
«Io e mia moglie (Tiziana Rocca, tra le più affermate manager italiane di grandi eventi, ndr) abbiamo molti impegni professionali, ma ci sforziamo in tutti i modi di condurre una vita semplice, incentrata sulla famiglia e sui nostri tre figli. Magari la gente ci vede qualche volta in tv e pensa che viviamo immersi nella mondanità. Invece la cosa che mi piace di più è trascorrere la sera ed il fine settimana a casa, con Tiziana ed i nostri tre bambini».


 


 

PROSSIMO FILM “SPARTANS”
Dopo gli ultimi grandi successi internazionali, Giulio Base sta per girare “Spartans”, tratto dal famosissimo romanzo storico “Lo scudo di Talos” di Lorenzo Massimo Manfredi. Dopo il kolossal americano “300”, ecco quindi in arrivo una bellissima ed “italiana” storia di fratellanza, amore ed amicizia nella Grecia antica di Sparta.


 

REGISTA DI GRANDI FILM
Nato a Torino il 6 dicembre 1964, Giulio Base, oltre che come attore e sceneggiatore teatrale e cinematografico, è noto al grande pubblico come regista. Questo l’elenco delle opere da lui dirette:

FICTION TV
Don Matteo, Non ho l’età, Gli occhi dell’amore, Maria Goretti, Padre Pio - Tra cielo e terra, San Pietro, Pompei, L’inchiesta.

FILM
Crack (1991),  L’est (1993), Poliziotti (1994), L’ovest (1997), La Bomba (1999)
 


 

LA CURIOSITÀ
Nei film che dirige, Giulio Base ama spesso ritagliarsi una parte come attore. Nella sua ultima fiction tv “L’inchiesta” (indagine dell’imperatore romano Tiberio sulla Resurrezione di Gesù), andata in onda qualche mese fa su Rai Uno e distribuita anche nei cinema americani, ha interpretato il ruolo di Lazzaro. A questo proposito ha dichiarato: «Sono stato felice di aver interpretato quella parte, perché Lazzaro era molto amico di Gesù ed anche io mi sento Suo amico». 

 


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