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Lupi da stress

Salute, sistema neurovegetativo e anima

Mer 01 Ago 2007 | di Giuseppe Stabile, tratto da Acqua & Sapone - Agosto 2007 | Gli occhi grandi dei bimbi

I bimbi subiscono molto lo stress degli adulti. Per uscire dallo stress è fondamentale ritrovare la propria pace interiore, la propria forza e identità personale, liberandosi da tutti i disturbi e condizionamenti, esterni ed interni, anche quelli inconsci. Dove nasce la tensione permanente che porta allo stress cronico? Dal senso di solitudine o da relazioni non mature e libere fra i genitori. Ma anche da lutti o improvvisi e gravi problemi economici, se non affrontati con il giusto atteggiamento. E l’ambiente lavorativo, spesso pervaso da un clima di materialismo e cinismo, può essere fortemente destabilizzante, se non si mettono in gioco energie sufficienti a contrastare le quotidiane negatività. Inoltre situazioni come la paura di perdere il lavoro o il timore di profondi mutamenti in ambito professionale possono tradursi in sintomo fisico o malattia vera e propria.
I mestieri più a rischio di stress psico-fisico sono quelli che si occupano di risolvere i problemi degli altri: fare gli insegnanti, i medici, gli infermieri, i poliziotti, ecc... può portare, se non si è sufficientemente forti e maturi, a farsi schiacciare dalle sofferenze altrui, senza riuscire ad aiutare veramente il prossimo. Questa particolare sindrome, molto studiata negli ultimi anni, è definita con il termine inglese burn-out.
Abbiamo parlato con il professor Massimo Pagani*, uno dei massimi esperti della materia, che si presenta così:
«Sono prettamente un fisiologo ricercatore del sistema neurovegetativo** (o autonomo). Molti disturbi delle persone hanno origine e si riflettono in un cattivo funzionamento di questa parte fondamentale del nostro sistema nervoso. Dopo tanti anni di ricerca sono venuto alla determinazione che è necessario occuparsi di stress perché è la parola che molti usano per descrivere un malessere diffuso, anzitutto con se stessi e con il proprio corpo».
Cos’è lo stress?
«Più approfondisco gli studi sullo stress e meno sono capace di definirlo. Certamente è la risultante di aspetti psicologici, fisiologici e socio-ambientali, fermo restando che sono sostanziali il ruolo attivo di chi ne soffre e il suo stile di vita. Molta gente dice di essere stressata perché sta male con se stessa e non sa come dirlo, quindi la parola stress può nascondere molti significati. Il sistema neurovegetativo gioca in questo un ruolo fondamentale, essendo una specie di crocevia tra gli organi del corpo e la soggettività, quello che uno sente di se stesso, vale a dire l’identità personale, che possiamo chiamare anche anima. Questa, per molte culture, anche quelle antichissime od orientale ed indiana, è considerata come il soffio vitale o il respiro».
Cosa c’entra la medicina con l’anima?
«La medicina deve considerare l’anima di una persona. Il sistema neurovegetativo è responsabile del cuore che batte, del respiro affannoso, della pelle che diventa fredda o sudata, dei disturbi intestinali. Inoltre da esso dipende anche la capacità di avere scambi profondi con gli altri, fino ai rapporti sessuali. Quindi sul piano fisico c’è il sistema neurovegetativo, mentre sul piano metafisico c’è l’anima. Senza entrare in definizioni religiose, potremmo sostenere che in fondo l’anima è il racconto che il soggetto fa di ciò che sente. Questi princìpi e collegamenti nella nostra attuale medicina non sono considerati e ad un individuo sofferente si offre la cura di un organo malato. Si cura un pezzo, un organo-oggetto, spesso senza tener conto del soggetto».
Sta affermando che si può guarire il singolo organo, ma la persona rimane malata?
«Esatto. C’è bisogno di diffondere una nuova cultura medica, che metta in primo piano il soggetto e lo stato di salute del sistema neurovegetativo. Invece oggi ci sono tante campagne informative su singoli disturbi, dai problemi cardiaci all’ipertensione, fino al famigerato tumore, intorno al quale girano ingenti interessi economici».
Su cosa bisognerebbe concentrarsi?
«Si deve partire dal rispetto della persona e comprendere che, in concomitanza con un sistema nervoso autonomo alterato, incontreremo un individuo che, ad esempio, ha una pressione alta o un intestino che non funziona bene: possibilmente bisogna intervenire sulla persona prima che si manifesti la malattia. È necessario dunque cambiare l’approccio al significato di salute, incentrando l’attenzione sul livello di stress del singolo. È ormai certo che molte malattie hanno un’origine psicosomatica, ma in un mondo nel quale alla malattia si risponde con la cura della singola parte del corpo è spiazzante sostenere che c’è un malessere dell’individuo a cui non corrisponde il cattivo funzionamento di un preciso organo. Quello che conta è il soggetto: spesso ci sono persone che stanno molto male anche se non hanno alcuna malattia!»
Come si può intervenire?
«La psicologia può aiutare a mettere al giusto posto il soggetto e per un credente, nella ricerca del proprio benessere, è importante considerare anche l’aspetto spirituale e la fede. Più in generale è importante la qualità della relazione che s’instaura tra i due soggetti protagonisti di una cura: il medico ed il paziente».
Allora ci vorrebbero dei medici che, oltre ad essere tecnicamente preparati, fossero soprattutto persone mature e capaci di amare!
«Per dire le cose fino in fondo, ci vorrebbero dei medici che abbiano l’esperienza personale di vivere nella Sapienza, intesa in senso biblico! Questo purtroppo succede difficilmente ed allora ci possiamo imbattere nei maghi che promettono la guarigione. Sarebbe perlomeno auspicabile che un medico serio, partendo dalla profonda considerazione della persona che ha di fronte, s’impegnasse ad analizzare la situazione cercando di capire il suo disagio, se c’è una malattia e se esistono cure che possono favorire la sua guarigione».
A che punto siamo con lo studio dello stress?
«Molto avanti. Oggi siamo in grado di misurare il livello dello stress di un individuo e spesso possiamo anche curarlo***, fermo restando il necessario impegno della persona ad andare alla radice interiore del proprio malessere. Inoltre sappiamo anche quali sono le principali cause dello stress: al primo posto troviamo la povertà e la conseguente denutrizione, che provoca molti danni all’organismo. La seconda causa di stress è la solitudine».
Purtroppo la gente è sempre più sola. Riguardo alla povertà, girando per diverse zone poverissime del continente africano, ho notato che molte persone, soprattutto bambini, pur soffrendo la fame, sono più gioiose e vitali di noi occidentali, pieni di cibo e di cose. Come lo spiega?
«Molte popolazioni del nostro Pianeta, come ad esempio gli Africani, non conoscono il significato della parola stress, che semplicemente non esiste nel loro vocabolario. Queste persone, pur vivendo tra mille disagi, hanno una vita interiore molto ricca, a contatto con la natura. In altre parole hanno l’esperienza di poter esprimere le loro energie personali, che sono soprattutto inconsce: ecco allora che, nonostante tutto, sono molto vivaci. Noi abitanti del cosiddetto mondo industrializzato abbiamo invece una cultura che ci spinge in tutti i modi a reprimere le nostre energie personali. Naturalmente questo è funzionale al sistema, dato che le persone, cercando un’illusoria compensazione nel possesso delle cose, fanno aumentare il consumismo e spingono continuamente il mercato».
Quanto siamo distanti dalla vera gioia e dalla vera salute che si sperimentano solo quando si esprime la propria identità nell’Amore!
«Dietro tutto questo ci sono secoli di storia e di confronto-scontro tra una minoranza costituita dai Paesi ricchi ed industrializzati e le varie culture del resto del mondo. A volte c’è stato il rispetto, ad esempio con l’azione missionaria di persone eccezionali come Madre Teresa di Calcutta. Spesso, purtroppo, è prevalso il sopruso, come nel caso di alcune multinazionali o degli sporchi interessi della finanza internazionale. Ormai c’è una sola speranza per il nostro Pianeta: è necessario che le Nazioni industrializzate mettano a disposizione dei poveri, vale a dire dell’80% della popolazione mondiale, le tecnologie e le conoscenze acquisite, per permettere uno sviluppo che non abbia come obiettivo il profitto ed il consumo ad ogni costo. Possiamo sopravvivere solo se rimettiamo al primo posto la Vita».
Crede sia possibile riuscirci?
«Abbiamo l’obbligo di provarci, ma dobbiamo essere consapevoli che è un’impresa ardua tentare di rendere saggio un sistema profondamente distorto e spesso corrompente come il nostro. Un sistema che, solo per fare un esempio, prevede il lauto finanziamento degli allevatori del Nord Europa affinché tengano in vita un numero esorbitante di mucche che producono una quantità smisurata di latte. Questo poi deve essere trasformato in burro che servirà a produrre cibo con molti grassi a basso costo, le cui eccedenze sono inviate alle popolazioni che soffrono la fame. È semplicemente assurdo! Allora mi faccio una domanda che può sembrare brutale: per un africano, è meglio morire dignitosamente da bambino o vivere qualche anno in più, dipendente dal falso pietismo, decedendo per le malattie di cuore come gli occidentali obesi? La Vita non si misura con il numero degli anni che passano tra la nascita e la morte.
La Vita è esprimere profondamente la propria Anima e le proprie energie personali nella libertà, fino a far vivere anche gli altri. Altrimenti sei già morto, anche se campi cento anni. Naturalmente mi rendo conto che dicendo questo esco fuori dai canoni di quello che comunemente ci si aspetta di sentire da un medico. Ma è la verità».

 

* Massimo Pagani è Professore Ordinario di Medicina Interna. Specialista in Medicina Interna e Cardiologia, è il direttore dell’Unità Operativa di Telematica per la Medicina e la formazione e del Centro di Terapia Neurovegetativa dell’Università di Milano. È membro di numerose Società Scientifiche anche internazionali ed ha pubblicato 186 articoli in riviste internazionali con molte delle quali collabora stabilmente.
Nel 2005 è stato uno dei 15 esperti della terza Commissione di studio sui veggenti-estatici del Santuario di Medjugorje, creata per vagliare di nuovo l’autenticità delle estasi-apparizioni della Madonna che si ripetono ormai da più di dieci anni. Alla fine dell’indagine è stato confermato che i veggenti godono di ottima salute psicofisica e non simulano la loro esperienza.
** Il sistema nervoso neurovegetativo è responsabile di tutta l’attività inconscia dell’individuo. Da esso dipendono le funzioni organiche come anche quelle psicologiche, emotive o di difesa immunitaria.

*** Il Centro di ricerca sulla terapia neurovegetativa dell’Università di Milano guidato dal prof. Pagani, con approcci informatici e statistici moderni ed innovativi, studia il sistema neurovegetativo per progredire nella prevenzione e cura dello stress. Collabora con molti organismi scientifici di tutto il mondo e con varie facoltà di psicologia, oltre che con le Agenzie Spaziali italiana, europea ed americana. La terapia delle patologie collegate allo stress è resa con prestazioni attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Per informazioni ed appuntamenti: tel. 02/39042748 - 02/39042588 presso l’Istituto di Scienze biomediche dell’Ospedale “L. Sacco”, a Milano. Sito web:  www.ctnv.it - e-mail: segreteria@ctnv.unimi.it

L’équipe guidata dal prof. Pagani studia approfonditamente le relazioni con i sistemi ormonale ed immunologico. A tale riguardo sono noti i rischi d’indebolimento, più o meno transitori, del sistema immunitario, che porta indirettamente all’insorgere di molte malattie: da quelle più “semplici”, come influenze, herpes o disturbi gastrointestinali, a quelle molto più gravi. Una ricerca americana pubblicata nel luglio 2007 ha inoltre evidenziato che vivere sotto stress può anche far ingrassare: non solo perché si è indotti ad ingurgitare più cibo (la ben nota fame nervosa), ma perché si assimila di più ciò che si mangia. Infine lo stress può produrre il danneggiamento di gruppi di cellule cerebrali: tra i segnali vi sono la perdita di memoria e la difficoltà a concentrarsi.



Bambini e stress se non li contagiamo ci aiutano

Rispettare i piccoli è non sostituirsi alle loro energie

Lo stress degli adulti contagia anche i bambini? Nel convegno dal titolo “Equilibrio nel corpo e nella mente per affrontare lo stress”, tenutosi a Roma, è emerso che per circa la metà dei bambini la fonte maggiore di stress è la paura che i genitori si separino, seguita da un 30% che teme di non essere in grado di portare a termine i compiti loro affidati. Quali le conseguenze? A livello fisico sono predominanti i malanni gastrointestinali, seguiti da cefalee e disturbi cardiaci. Attenzione anche agli effetti sulla psiche, che si manifestano con un aumento d’iperattività, aggressività e varie forme di disagio psicologico. Naturalmente non dobbiamo essere apprensivi e scovare per forza qualche malattia nei nostri figli, ma è necessario divenire sempre più consapevoli che ai ragazzi serve soprattutto uno scambio profondo con noi genitori, una relazione con persone forti e mature, che non siano stressate e stressanti.
In parole semplici, c’è bisogno di padri e madri che gli diano l’Amore che meritano ed attendono, cercando di delegare il meno possibile la loro educazione a baby-sitter che cambiano in continuazione e ad istruttori vari. Forse  dovremmo preoccuparci sempre meno di queste cose e sforzarci di ascoltarli, stare insieme nella natura, giocare con loro e, cosa fondamentale, imparare a rispettarli senza sostituirsi mai a loro.
Come sottolinea la professoressa Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e direttore dell’Unità italiana attacchi di panico (Uiap): «Non riempiamo troppo le loro giornate, lasciamo che siano loro a scegliere. Uno stress prolungato nel periodo più critico della crescita fa male ai bambini, sia a livello fisico che psichico. Abbiamo studiato attentamente molti ragazzi che sono cresciuti tra mille impegni, costretti a confrontarsi ogni volta con modelli di riferimento diversi, spesso imposti dai genitori, non riuscendo così a costruire un rapporto reale con la loro identità. I risultati sono davvero inquietanti: i sistemi di memorizzazione e lo stesso cervello risultano danneggiati, ma la cosa ancora più grave è che già da giovanissimi mostravano segnali di depressione, con ricorso alle droghe o uso esagerato di Internet e un forte disagio nei confronti della famiglia. Inoltre - prosegue l’esperta - abbiamo riscontrato che bambini che hanno subìto una forte organizzazione del tempo diventano spesso adulti sofferenti. Moltissimi laureati e con inserimento soddisfacente nel mondo del lavoro, benché riuscissero apparentemente ad adeguarsi ai modelli di riferimento imposti loro, mostravano sintomi di depressione, alti livelli d’ansia da prestazione e scarsa autostima». Quanto siamo violenti quando, anche senza volerlo, ci sostituiamo ai nostri bambini non lasciandogli sperimentare e costruire la loro identità!
Colpevolizzarci è deleterio ed inutile, ma restare passivi e stressati è un vero delitto. Infatti il bambino è l’essenza della vita e confrontarsi con loro in maniera umile fa venire allo scoperto le nostre immaturità.
A volte, quando mi siedo a terra davanti a mio figlio entro in crisi. Se provo a zittire la parte di me che vuole controllare la situazione o insegnare qualcosa, si accende dentro di me un grande contrasto. Non è facile riuscire a mettersi alla pari con i bambini, spogliandosi della superbia e degli schemi mentali. Ora però non ho più bisogno di andare dal medico per capire se sono stressato: mi basta fare una gita nella natura da solo, con uno dei miei figli. Se vivrò la giornata con tensione, se dovrò sforzarmi di trovare gli argomenti di cui parlare, se mi costerà molto non comprargli qualche regalo, allora vuol dire che sono lontano dalla Vita e prigioniero dello stress. Hai mai provato a stringere la mano del tuo bambino guardandolo in silenzio negli occhi? Provi imbarazzo oppure gioia?
Prendiamo l’occasione di riconoscere le nostre chiusure e rigidità, così il rapporto autentico con i nostri bambini diventerà il modo migliore per guarire la nostra falsità di vita. Dal rapporto profondo con la vita che è presente nei bambini possiamo ritrovare la nostra vita e liberarci dello stress.

 


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