acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Il nuovo sorprendente Antonello

Ha sempre cantato con tutta l’anima. Ma oggi Venditti svela la sua nuova libertà

Gio 01 Mar 2007 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 3

Certe volte la musica ti entra dentro ed alcune canzoni diventano parte della tua storia. Poi, quando pensi che ormai certe emozioni appartengano al passato, ti capita di incontrare il tuo idolo musicale dei tempi del liceo. Che gioia trovarmi a guardare negli occhi Antonello Venditti, scoprendo un grande artista diventato un vero uomo. 

Sono felice di intervistarti in questa rubrica, perché tu sei una persona che concretamente si sta impegnando molto per dare precedenza all’anima.
«Anzitutto vi faccio i complimenti per questa rivista e per il vostro progetto editoriale così coraggioso. Vorrei veramente mettere prima di tutto l’anima nella mia vita e ci sto provando. Ogni giorno però scopro quanto è difficile e confesso che conduco una vita infernale perché faccio fatica a trovare qualcuno che mi capisca. Combatto continuamente con tante persone che, magari involontariamente, tendono a spegnermi l’anima. È doloroso rendermi conto che la maggior parte di quelli che mi stanno intorno non comprendono per niente il mio travaglio interiore. In questo senso anche la musica per me è un tormento perché è vero che è la mia passione ed anche una grande possibilità espressiva, ma è molto difficile dover mediare con la tecnologia e soprattutto con le mille persone che girano intorno a questo mondo e con le quali devo fare i conti». 


Qualè la strada per tutelare la propria anima?
«Per restare quotidianamente vivi e positivi c’è bisogno di collegarsi con altre persone oneste che cercano la Verità. In generale, quello che mi da speranza e gioia è che nel mondo, fuori dal nostro piccolo occidente, ci sono tante persone meno disturbate interiormente che hanno la luce per vivere ed amare. Il modo migliore per ricevere è donare, cercando di portare la Vita agli altri che soffrono, per esempio facendo un’adozione a distanza di un bambino del terzo mondo: già nel 1976 adottai a distanza un bambino palestinese. Attraverso quest’esperienza ho avuto la possibilità di conoscere delle persone straordinarie che mi hanno insegnato che si può amare, che è possibile essere normali e fare cose normali».

Antonello, qual è il tuo modo di rapportarti con la realtà?
«Sono una persona curiosa che cerca sempre di informarsi, conoscere, approfondire. Mi piace andare sul posto e toccare con mano la realtà: questo mi ha portato in giro per il mondo, soprattutto nei Paesi poveri, dalla Palestina all’Eritrea, che mi è rimasta nel cuore. È una terra con molta sofferenza, con una guerra che dura da tanti anni e che impedisce l’evoluzione democratica. Da sempre ho avuto un forte interesse per i problemi sociali e politici, ma, con il tempo, sto cercando di trovare un equilibrio tra la mia parte laica e la mia anima umana e cristiana. Se dovessi limitarmi a guardare il mondo solo razionalmente, dovrei fermarmi e non fare più niente, tanto profondo è il degrado al quale siamo arrivati: dovunque io vada mi trovo davanti violenza, corruzione, pedofilia. Ma non dobbiamo permettere che la negatività presente nel mondo scalfigga la speranza».

Com’è il tuo rapporto con i mass-media?
«Spesso sono a disagio nell'andare in televisione, perché è diventata un mezzo così falso che sembra strano parlare di cose vere e profonde. Ormai la tv sta diventando il regno del virtuale, nel quale è difficile distinguere cosa sia pubblicità e cosa no. L’occasione, nella quale ho sentito che valeva veramente la pena partecipare, è stata la trasmissione Amore di Raffaella Carrà, un programma rivoluzionario e molto concreto che ha salvato migliaia di bambini. La televisione si sta trasformando in qualcosa di mostruoso e dobbiamo lottare molto per riprenderci noi stessi, le nostre persone. Bisogna stare attenti perché, accanto a pochi esempi d’utilizzo positivo del mezzo, ce ne sono moltissimi che l’hanno fatta ormai diventare la droga più potente. Forse l’unico modo per difendercene è spegnerla, ma spesso siamo indotti ugualmente a discuterne sui giornali o in tanti altri modi: è come se ci fosse una realtà televisiva parallela nella quale ci troviamo in ogni caso invischiati, mentre ci disinteressiamo di quello che succede realmente nel mondo. Nonostante tutto, credo che la tv sia un mezzo potentissimo che, se si ha il coraggio e la preparazione di usarlo bene, può essere molto utile».

Eppure le moderne tecnologie ci permettono di essere informati istantaneamente su tutto quello che succede sul Pianeta.
«Siamo in un mondo in cui si continua a parlare come se niente fosse, nonostante la sofferenza immane di tanta gente, di fronte alla morte per fame di 30.000 bambini ogni giorno. Non ci rendiamo conto dell’assurdità della nostra società tecnologica. Quando andiamo nella maggior parte dei Paesi del nostro Pianeta, passiamo attraverso villaggi e città immersi nella miseria e nel sopruso, senza acqua, cibo ed energia elettrica; salvo poi entrare negli alberghi di lusso dove i turisti giocano collegati ad internet e telefonano a casa con il loro cellulare! Viviamo nell’inganno di credere che il progresso sia rappresentato dalla facilità di comunicazione: invece il comunicare più velocemente non ti aiuta ad entrare veramente nel problema che hai davanti».

Quali sono le conseguenze di tutto ciò?
«Anche se non ce n’accorgiamo o non lo vogliamo ammettere, questo provoca delle profondissime ferite interiori, fino alla formazione di un perenne senso di colpa per tutto quello che hai e che fai. È insopportabile che ci sia tutta questa disparità tra i pochi ricchi e i molti poverissimi della Terra; più andiamo avanti e più ci facciamo schifo. Per uscire da questo circolo vizioso, noi occidentali dobbiamo usare meglio le risorse della Terra, combattendo affinché s’interrompa questa dinamica perversa. La vita deve essere affrontata in maniera reale, coraggiosa, senza aver paura di nessuno, senza aspettare i potenti. L’importante è che ci sia ognuno come individuo! Bisogna essere positivi, facendo fino in fondo con amore la nostra parte. Ci saranno sempre intorno a noi persone disoneste e violente, ma dobbiamo impegnarci affinché ce ne siano sempre meno».

Come affrontare queste laceranti contraddizioni?
«Anzitutto dobbiamo imparare a ringraziare Dio per il dono della vita, che non è solo quella del corpo ma soprattutto quella dell’anima. Detto questo, avere la consapevolezza delle contraddizioni interiori è una cosa salutare, è il punto di partenza dal quale cominciare a lottare per liberarsi. Quando ho cominciato ad essere più consapevole dei miei tormenti, mi sono accorto con grande stupore e dolore che molte persone, soprattutto tra i potenti, non si pongono per nulla queste domande e non hanno nessuno scrupolo nel compiere le loro scelte quotidiane. La fame di potere porta a considerare gli altri non come persone, ma come strumenti da manovrare per i propri interessi. Purtroppo questa è una follia dilagante, molto diffusa proprio tra le persone preposte al bene pubblico, riassumibile nell’incapacità di vedere e rispettare il valore della Persona».

Perché siamo arrivati a questo?
«Purtroppo non siamo più disposti e capaci di guardarci dentro, di conoscerci per quello che veramente siamo. Allora fuggiamo, senza avere la forza di affrontare la nostra ipocrisia: da una parte costa troppo metterci in discussione e tagliare tutti i nostri compromessi quotidiani, dall’altro abbiamo sempre meno lucidità per renderci conto della falsità nella quale siamo immersi».

Tu come vivi questa situazione?
«La mia esistenza è completamente cambiata da quando ho incontrato Gesù e vivo con una responsabilità diversa. Da quando Cristo è entrato in me è come se vivessi con un perenne contraddittorio, con un compagno di viaggio sempre vicino. Io cerco di andare dritto per la mia parte laica, umana, avendo a fianco un Pastore che continuamente mi dice: “Antonello, hai la possibilità di fare questa scelta, di vivere in questo modo: vuoi seguirla?”. Questo ha anche dei risvolti sociali, in quanto io credo molto nella coscienza del singolo individuo e dello Stato laico, che devono correre parallele. Anche se ci fosse una legge che permettesse il libero assassinio, io non ucciderei mai una persona. Il peccato esiste, ma non è per questo che si commettono gli errori; a volte si sbaglia, ma c’è sempre l’occasione di pentirsi e di ricominciare. A fronte della possibilità di cadere nel peccato c’è la grande opportunità di arrivare alla Resurrezione. Bisognerebbe fare molta attenzione quando la Chiesa entra nelle questioni socio-politiche, perché non c’è sempre bisogno di affermare dei principi anche nelle leggi: ad esempio la difesa della vita è insita nell’insegnamento cristiano e non c’è bisogno di riaffermarlo continuamente. Oppure, anche se per legge c’è la possibilità di praticare l’aborto, questo non significa che tu puoi farlo. Quello che conta è la coerenza con la quale vivi quello che hai nell’anima. Credo che le persone dovrebbero essere lasciate libere di fare molte scelte pratiche nella loro esistenza, fermo restando che sarà la tua coscienza a farti scegliere. Le scelte personali devono provenire dal profondo e non per obbedienza ad una legge. La libertà è il bene più importante: chi si limita ad osservare delle regole imposte dall’esterno rischia di spegnersi e di andare incontro alla follia».

C'è molta confusione sul significato della parola “libertà”.
«La vita è un dono e la puoi gustare solo se sei libero. Questo non significa fare tutto quello che ti pare, andando contro la vita ed anche contro te stesso. La libertà la sperimenti solo quando sei completamente libero da tutti i condizionamenti personali, familiari, culturali e religiosi che t’imprigionano. Purtroppo la consapevolezza di questo significato profondo della libertà è poco diffusa e da qui nascono fraintendimenti e sofferenze».  
 

 


Condividi su: