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Domenica In... rispetto

Massimo Liofredi: l’impegno personale e la Fede di un uomo che lotta per una televisione con più rispetto e contenuti

Gio 01 Feb 2007 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile

E’ sotto gli occhi di tutti il livello, spesso bassissimo, dei contenuti proposti dalla televisione la domenica pomeriggio, proprio in una fascia oraria nella quale davanti alla tv ci sono anche molti giovanissimi. Si può fare qualcosa per non subire passivamente tanta falsità e violenza? Uno scossone può forse venire da prese di posizione come quella, coraggiosa e doverosa, di Claudio Lippi che ha lasciato la conduzione del programma Buona Domenica di Canale5 per dissociarsi dalla negatività dei contenuti proposti. Bisogna però andare oltre la protesta ed impegnarsi per arrivare ad una proposta più rispettosa del pubblico televisivo. Siamo andati a sentire cosa ne pensa Massimo Liofredi, dirigente Rai, responsabile della trasmissione domenicale per eccellenza, Domenica in.

«Teoricamente i programmi televisivi
dovrebbero essere realizzati tenendo conto degli interessi del pubblico che in una certa fascia oraria guarda la televisione. Nel fare questo la Rai, essendo un servizio pubblico, non si deve contrapporre alle televisioni commerciali: noi dobbiamo seguire una nostra strada, realizzando prodotti di qualità che siano in grado di dare un sano contributo alla scuola ed alla famiglia per l’educazione e la formazione dei ragazzi».

 

Queste cose, spesso proclamate nei convegni e sui giornali, vengono poi effettivamente realizzate?
«Credo che sia realmente fattibile e la grande forza della Rai è proprio quella di avere la possibilità di coniugare la qualità del prodotto con le aspettative di intrattenimento del pubblico televisivo. Io sono stato forse il primo a capire che non esistono più i contenitori e tre anni fa, quando divenni responsabile di Domenica In, cominciai a dividere il nostro programma in sezioni ben distinte, fino ad arrivare allo scorso anno quando Pippo Baudo entrò a far parte del cast. Dobbiamo tener presente che siamo usciti vincitori da una situazione molto difficile: la scorsa stagione ci trovammo ad affrontare un pomeriggio domenicale di Mediaset che prevedeva non solo la presenza di Paolo Bonolis, ma anche l’esclusiva delle immagini del Campionato di calcio di Serie A».

Cosa non va nella televisione di oggi?
«La televisione è diventata ansiogena: l’ansia portata dai reality show è presente anche nei dibattiti di seconda serata, quando prevale l’accanimento per cercare in tutti i modi di imporsi, di far prevalere il proprio ego. Sarebbe meglio riflettere e chiedersi a chi ci si sta rivolgendo in quel momento: se quando si va in video si facesse questo, non ci si preoccuperebbe più di se stessi, ma del contenuto che arriva nelle famiglie. In tv dovrebbe andarci solo chi è veramente consapevole di quello che dice e dei danni che può provocare entrando nelle case e nelle famiglie italiane. Invece la maggior parte delle persone che va in video usa la tv per se stessa, per farsi applaudire, vittime della loro vanità. Purtroppo il mondo della televisione è questo ed anche molti presentatori televisivi sono malati di protagonismo. Dobbiamo impegnarci affinché, insieme all’intrattenimento, siano affrontati temi al servizio della persona, avendo la forza, la preparazione e l’onestà per dire sempre la verità fino in fondo».

Per realizzare questo, le persone, che scrivono i testi per i programmi e quelle che vanno in video, dovrebbero essere mature e capaci di rispettare se stesse ed il pubblico.
«Dovrebbe essere così, ma dolorosamente constato che ormai il significato della parola rispetto è quasi dimenticato nei mass-media, nella stampa ed in generale nel mondo del lavoro. Purtroppo di questo soffrono soprattutto i giovani, ma non potrebbe essere altrimenti: 
infatti possiamo insegnargli quello che vogliamo, mandarli in qualsiasi scuola, ma, se i ragazzi non fanno esperienza di essere rispettati, come possono imparare a rispettare gli altri?».

Dalle tue parole traspare una particolare attenzione alla famiglia ed ai giovani.
«Per me la famiglia ed i figli sono il centro dell’esistenza, la cosa più bella che ti possa riservare la vita. Io ho una figlia grande ed un maschio adolescente, con i quali cerco di trascorrere il maggior tempo possibile, anche se faccio un lavoro che mi porta a stare molto tempo fuori casa. Ai ragazzi bisogna stare vicini, insegnando con l’esempio cosa significa lottare con le proprie forze per conquistarsi le cose più importanti».

Qual è il tuo sogno televisivo nel cassetto?
«Mi piacerebbe moltissimo lavorare ad una programmazione televisiva per ragazzi e giovani. Vorrei trovare un modo intelligente per aiutarli a riflettere, a ritrovare dei valori autentici. Chi fa i programmi più seguiti dagli adolescenti, come ad esempio “Le iene” ed altri, dovrebbe sentire dentro di sé la necessità di usare questo mezzo per contribuire alla rieducazione dei nostri figli. Fermo restando che la responsabilità dello sbando e della sofferenza dei ragazzi di oggi è principalmente di noi genitori. Io devo molto a mio padre ed a mia madre, per tutto quello che hanno fatto per me e per quello che mi hanno insegnato. Dobbiamo porci una domanda cruciale: una persona che non ha la maturità e la forza per amare ed ascoltare i propri figli, potrà mai realizzare una televisione che rispetti i figli degli altri?».

Quali valori trasmettere alle nuove generazioni?
«Sono cattolico e credo che Dio manda continuamente sulla nostra strada dei segni per aprirci gli occhi sull’essenza della vita, soprattutto attraverso l’esempio di persone che donano se stesse per gli altri che soffrono. Provo un grande dolore nel convivere in mezzo a tutta la falsità e superficialità che c’è nel mondo dello spettacolo. L’esempio più grande l’ha dato Dio che ha inviato Gesù, Suo figlio, a morire in croce per tutti gli errori dell’umanità. Chi di noi manderebbe a morte il suo unico figlio per salvare gli altri?».

È difficile vivere concretamente questi principi nella quotidianità?
«Sì, anche a causa della negatività presente nell’ambiente nel quale viviamo e nelle persone che dobbiamo fronteggiare ogni giorno. Ammetto che per me è difficile risolvere questo problema, anche se ringrazio Dio di essere una persona che sa perdonare e che non usa mai la vendetta. Non sono capace di rispondere con il male a chi mi ha fatto del male, andrei contro la mia natura. Tutto questo cerco di calarlo anche nel mio lavoro, sforzandomi di fare una televisione dove non ci sia violenza e falsità. La mia figura di riferimento è solo Gesù e nei miei programmi cerco sempre di mettere un richiamo, anche piccolo, al Suo insegnamento. Ad esempio, ricordo che quando qualche anno fa scrissi la trasmissione “Uno Mattina – Sabato e Domenica”, all’inizio di ogni puntata domenicale mettevo sempre un passo del Vangelo. Sono consapevole che si tratta di una goccia nel mare, ma sono sicuro che non sia vana».

Qual è il contributo che ognuno può dare per fronteggiare il degrado della televisione e della nostra società in generale?
«Prendersi le proprie responsabilità e lottare. Io non sono attaccato al potere ed al prestigio che il mio lavoro mi offre. Continuerò a farlo solo se sarò capace di offrire dei contenuti rispettosi della Persona e della Vita. Altrimenti troverò un altro ambito in cui offrire il mio contributo alla Verità: ho la certezza che il bene e l’Amore trionfano sempre, ma ognuno è chiamato a collaborare a questo con il proprio impegno personale. Naturalmente dobbiamo essere umili nel riconoscere i nostri limiti ed i condizionamenti che ci rendono difficile questo percorso, ma l’importante è essere onesti e seri nel proprio impegno».

Nella tua vita che rapporto c’è tra l’impegno personale e la fede?
«Sono strettamente collegate: le due cose non possono essere vissute separatamente. Intimamente mi sento un prodotto di Dio, che mi ha preso per mano facendomi entrare in Rai e guidandomi in tutta la mia carriera, fin dall’inizio. Sono arrivato in televisione come collaboratore del grande Brando Giordani e da quel momento Dio ha voluto che tutte le porte mi si aprissero davanti. Nel mio cuore sapevo che prima o poi avrei dovuto dire queste cose e sono felice di avere l’opportunità di farlo attraverso questa intervista. Nella mia vita ho ricevuto molto e so che, senza fare grandi proclami, la mia realizzazione umana la raggiungo donando a mia volta. Attraverso il mio lavoro voglio impegnarmi per aiutare chi soffre, per portare contenuti profondi ai giovani ed alle famiglie e per formare altri professionisti validi che facciano una buona televisione».


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