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Neri Marcorč: mille volti e tanti valori

Un attore completo, un uomo coerente ed un marito fortunato: con la ricchezza di avere tre splendidi bambini

Ven 01 Dic 2006 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 7

Se dico Neri Marcorè a chi pensi? All’irresistibile comico e al formidabile imitatore oppure al presentatore della trasmissione culturale di Rai Tre Per un pugno di libri (ogni domenica dalle 18 alle 19)? E ti saresti aspettato di vederlo vestire i panni del ‘Papa del sorriso’ nella fiction campione di ascolti andata in onda ad ottobre su Rai Uno? Se non ti basta, puoi gustarti il suo ultimo film Baciami piccina oppure incontrarlo a teatro nel suo spettacolo La lunga notte del Dottor Galvan da un testo di Daniel Pennac. Ma la sorpresa più bella è vederselo arrivare in conferenza stampa con la moglie ed i loro tre splendidi bambini. Basta questo per intuire la persona che c’è dietro il personaggio e per indurci a fare un’insolita “intervista familiare”.

Conoscendoti come attore comico, molti sono rimasti sorpresi di vederti nei panni di Papa Luciani.
«Lo capisco, ma la mia esperienza nel cinema, soprattutto con i film di Pupi Avati (Il cuore altrove, 2001; La seconda notte di nozze, 2005 - ndr), mi ha permesso di uscire dai soliti personaggi comici. Questo mi ha dato una nuova percezione di me stesso e mi ha permesso di arrivare ad interpretare il personaggio di Papa Luciani, cosa che solo cinque anni fa avrei reputato impensabile. In questo ruolo mi ha aiutato una certa somiglianza fisica, che era affinata da tre ore di trucco mattutine prima di cominciare a girare. Interpretare una persona come Albino Luciani è una grande responsabilità e c’erano naturalmente dei timori per non riuscire a trasmetterne l’umiltà, la semplicità ed il candore. Un Papa molto amato anche da me stesso, allora dodicenne, per essere una persona così semplice e comunicativa, che entrava in casa andando oltre il ruolo o la fede. Proprio grazie al suo carisma ed alla sua grande fede siamo qui a parlarne dopo tanto tempo nonostante la brevità del suo pontificato: il suo sorriso e la sua umiltà sono indelebili nel cuore di tutti». 


Come sei approdato al mondo dello spettacolo?
«Ho studiato da interprete senza aver mai svolto questa professione. Tra gli amici mi divertivo molto a fare le imitazioni di personaggi famosi ed un giorno nel 1990 superai il provino per il programma televisivo Stasera mi butto con Gigi Sabani su Rai Due; contemporaneamente cominciai a studiare teatro. Da ragazzo non avevo un obiettivo preciso, una professione alla quale puntavo con decisione: in ogni periodo della mia vita ho cercato sempre di fare quello che mi stimolava ed attraeva di più. Se guardo indietro al mio passato mi accorgo che ci sono stati tutti passaggi intermedi che mi hanno permesso di arrivare qui e mi rendo conto che tutto è successo perché ho tenuto fede ai miei principi: ad esempio, come attore mi sforzo di fare solo le cose in cui credo anche se non sono quelle che mi convengono. Mi chiedo sempre se come spettatore sarei soddisfatto del contenuto di uno spettacolo nel quale sono chiamato a lavorare. Soprattutto all’inizio della mia carriera ho potuto constatare che lavorare in progetti dei quali non ero convinto mi procuravano molta fatica, tante resistenze ed alla fine non mi rimaneva nulla».

Vedo che hai una famiglia molto unita, con tre bambini ed una moglie bella fuori e bella dentro.
«Non amo parlare della mia famiglia e della mia vita privata. Sono felice di avere un’esperienza familiare positiva ma non voglio assolutamente dare l’idea di vantarmi di questo. D’altra parte non condivido l’atteggiamento di chi va in pubblico a parlare delle difficoltà della propria famiglia: è assurdo andare in televisione a mettere in piazza le vicissitudini private. Oltretutto sappiamo bene che i rapporti personali sono pieni di mille sfaccettature ed in una famiglia ci sono periodi anche difficili, nei quali si devono affrontare le problematiche dei singoli e della coppia».

È importante impegnarsi per la qualità delle relazioni personali anche nell’ambito lavorativo?
«Mi piace circondarmi di persone con le quali c’è alla base una stima reciproca; da questo poi può nascere l’attività professionale. Anche tra colleghi cerco di approfondire il modo di essere e di vedere la vita. Quindi, se c’è stima reciproca, se si condividono gli stessi principi, se ci fanno ribrezzo le stesse cose che non faremmo mai in uno spettacolo, allora si può creare qualcosa di positivo. Negli anni mi sono conquistato la possibilità di poter scegliere con chi e per cosa lavorare e sono convinto che vale la pena combattere per questo».

È difficile trovare il giusto equilibrio tra le esigenze professionali e quelle personali- familiari?
«L’equilibrio non deve essere imposto dalla ragione, deve sgorgare naturalmente. Ci sono momenti nei quali sembra di raggiungerlo ed in altri ti rendi conto che stai per perderlo. Nel nostro mondo occidentale siamo alla ricerca continua di gratificazioni e soddisfazioni personali, protesi verso il possesso delle cose, correndo il rischio di allontanarci dalla spiritualità: in una parola spesso diamo più importanza all’avere che all’essere. Naturalmente anche le ambizioni sono importanti, abbiamo bisogno di guardare sempre avanti e di porci degli obiettivi, ma se questo viene portato all’eccesso si cade nell’ambizione fine a se stessa. Quindi la ricerca è continua perché, anche se a volte ci accorgiamo di andare verso la strada sbagliata, non è detto che riusciamo a fermarci in tempo».

Per trovare la strada giusta è necessario guardarsi dentro e conoscersi sempre meglio.
«È vero, anche se c’è chi non ha voglia di farsi troppe domande e preferisce vivere mettendo a tacere la propria coscienza. All’inizio può sembrare la soluzione migliore, ma poi arriverà un momento nel quale si dovranno comunque fare i conti. Io forse devo imparare ad essere un po’ più spensierato senza stare troppo a ragionare su quello che faccio».

L’aver interpretato la figura così profonda e te cara di Papa Luciani ha rappresentato un’occasione per meditare sul tuo rapporto con Dio?
«No, non può essere l’interpretazione di un film a farmi meditare su certe cose e le mie domande sulla spiritualità me le faccio a prescindere dai lavori in cui sono impegnato. Sono consapevole che la mia forte razionalità mi rende difficile arrivare ad avere il dono della fede, ad avere una fiducia incondizionata in Dio. Quindi non sono praticante, anche se credo nella ricerca del bene e mi sforzo di applicare i principi cattolici su cui si fonda la nostra cultura, principi che appartengono a tutta l’umanità».

 

 

Parla la moglie di Neri
ECCO COSA MI PIACE DI LUI
Gioiosi e composti, orgogliosi del papà, Arianna (7 anni), Elia e Nicola (2 gemelli di 4 anni), aspettano di poter riavere Neri tutto per loro. Quale occasione migliore di farvi conoscere anche mamma Selene?

Avere dei bambini è una ricchezza?
«Sono una grande ricchezza ed è importante rendere i bambini partecipi di tutto quello che c’è nella nostra vita, valorizzando il contributo che loro danno alla nostra esistenza, per crescere insieme. Ho scelto di dedicarmi totalmente alla famiglia, ma questo non significa rinunciare alla mia identità personale».

Come è la vita con un attore di successo?
«In certi periodi c’è il problema dell’assenza di Neri da casa. Ma il lato positivo è che siamo a contatto con una persona che, grazie al suo lavoro, è in continua evoluzione, potendo sempre esprimere se stesso. Al giorno d’oggi ogni persona o famiglia deve stare attenta a non farsi travolgere dalla negatività nella quale siamo immersi. Ognuno deve impegnarsi a fare la propria parte per cambiare le cose, anche perché, quando ci muoviamo verso la Vita, quando riusciamo a prendere posizione senza fermarci al lamento, gli individui e gli ambienti con i quali interagiamo vengono stimolati a tirar fuori la loro parte migliore. In questo senso ammiro il modo di lavorare di Neri che parte sempre dalla relazione con le persone con le quali condivide dei lavori. Questo gli permette di lavorare in modo coerente con le sue motivazioni interiori, senza cercare il successo a tutti i costi».  


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