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Felice di aiutare

Emanuela Falcetti, giornalista Rai che, attraverso le sue trasmissioni, si impegna a combattere la superficialità nel lavoro e nella vita

Dom 01 Ott 2006 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Come è difficile vivere in Italia senza morire di rabbia, cercando di sopravvivere a tutti i disservizi quotidiani! Emanuela Falcetti su Radio Uno alle 6.10 di ogni mattina cerca, da tredici anni, di trovare la soluzione a quest’enigma conducendo il programma “Italia: istruzioni per l’uso”. Cerchiamo di conoscere più in profondità questa grintosa giornalista che ha fatto della simpatia e della serietà al servizio degli altri il suo convincente biglietto da visita. 

Emanuela, tu ogni giorno combatti contro la superficialità e l’arroganza delle persone e delle istituzioni. Come reagisci a tutto questo?
«Purtroppo c’è molta superficialità e sciatteria nei sentimenti, nelle cose pratiche e nel modo di affrontare il lavoro. Io soffro molto per questo e molti mi dicono di fregarmene, ma io proprio non ci riesco. Per me è impossibile vivere nell’indifferenza, è come se tutto il mondo mi appartenesse. In modo istintivo io mi occupo e mi preoccupo di tutto quello che vedo, di tutto ciò che riesco a percepire con la mente, il cuore e la pancia. Niente mi scivola addosso, mi piace affrontare e combattere le piccole e grandi ingiustizie, anche se tendo ad essere un po’ esagerata in ogni mia cosa: i sentimenti, la preoccupazione per gli altri, la gioia».

È importante essere attenti e partecipi alla realtà che ci circonda! Questa caratteristica è molto evidente nel tuo modo di lavorare, rivolto sempre all’approfondimento.
«Questa è la mia vita e questo è anche il mio lavoro. In ogni occasione c’è la possibilità di aiutare concretamente un’altra persona in difficoltà. Ho l’istinto forte di occuparmi dei problemi altrui e lo faccio in maniera allegra e giocosa, ma sempre con molta serietà».

Stai sostenendo che bisogna mettersi continuamente in gioco, esprimendo ogni giorno le proprie potenzialità in un lavoro creativo e al servizio degli altri?
«Certamente, ed io ho avuto la furbizia e l’intelligenza di trasformare in lavoro questa mia indole che mi permette di non avere paura di nessuno, se si tratta di aiutare chi ha subìto un torto, e mi permette di lottare sempre, senza tirarmi indietro di fronte a nessuno. Naturalmente è impegnativo, ma non mi costa fatica. Voglio precisare che non mi sento un’eroina, in quanto esprimo semplicemente il mio carattere nel mio lavoro».

È triste vedere che molte persone, anche volendo, non riescono ad esprimere e realizzare se stesse nella vita privata e nel mondo del lavoro, bloccate da una miriade di condizionamenti che le rinchiudono nella gabbia del proprio egoismo.
«Vedo anch’io tutta questa difficoltà, ma sono convinta che per aver gioia e pace nella vita è necessario non chiudersi in se stessi ed andare oltre le proprie piccolezze. Io mi sono impegnata in questo, riuscendoci anche in ambito lavorativo, ed auguro ad ognuno di fare altrettanto». Naturalmente non tutti devono fare il giornalista, ma sicuramente è indispensabile esprimere completamente se stessi fino ad arrivare ad amare anche gli altri. «È vero, anche se onestamente devo ammettere che non so se riesco ad amare gli altri. Per il momento so che mi occupo e preoccupo per loro. Percepisco le esigenze altrui ed in maniera laica mi faccio carico di tutelarne i diritti eventualmente violati, dai più piccoli ai più grandi». Credo che amare un’altra persona vuol dire rispettarla profondamente, aiutandola ad esprimere la propria identità e potenzialità; naturalmente tutto questo dovrebbe avvenire anzitutto in famiglia.

Com’è la tua vita familiare?
«Ho avuto la fortuna d’incontrare, anche se un po’ tardi, a quarant’anni, un uomo particolare, anche lui giornalista, con il quale condivido la stessa scala di valori. Ritengo basilare credere negli stessi valori pur essendo diversi, perché ci permette di non scontrarci sulle cose fondamentali».

Da chi è composto il tuo nucleo familiare?
«Di comune accordo con mio marito abbiamo deciso qualche anno fa di far venire a vivere con noi mia madre: lei è una donna vivace ed indipendente, quindi non è stato difficile trovare il giusto equilibrio. Inoltre c’è il figlio ormai quindicenne di mio marito con il quale ho un bellissimo rapporto, costruito insieme con il dialogo continuo. Non ho comprato il suo affetto, né con i regali né dicendo sempre sì. Sento che ci vogliamo molto bene, perché parliamo, ci divertiamo, stiamo spesso insieme, mi scrive gli sms anche con i suoi compagni di scuola, insomma ci dedichiamo vicendevolmente tempo ed attenzione e questo mi rende felice».

Riesci a trovare tempo ed energie per armonizzare lavoro e famiglia?
«È difficile conciliare tutti gli impegni ed avere contemporaneamente attenzione alle persone che mi sono intorno. A volte provo un po’ di stanchezza, anche perché non dormo più di quattro ore per notte. Ma è una fatica che non mi pesa e che non mi fa sentire mai svogliata. La carica per affrontare tutto questo la trovo nel fatto che finalmente oggi sento di stare bene, di essere felice. Vivo in una famiglia felice, in una casa che è molto aperta, pronta ad accogliere tanti amici. Certo, c’imbattiamo anche in molte carognate, ma la nostra serenità è sempre la risposta migliore. È fondamentale impegnarsi per avere una famiglia che vive nella pace».

Personalmente ho provato che la pace vera può essere conquistata solo facendo esperienza concreta delle proprie energie personali anzitutto nell’amore di Dio e poi nelle relazioni con gli altri basate sul rispetto.
«Comprendo quello che dici, anche se io affronto la vita in modo laico. Non sono cattolica, ma mi sento profondamente cristiana e ci tengo a comportarmi bene e ad impegnarmi per rispettare gli altri. Vedo molte persone che parlano tanto o si dicono cattoliche, ma poi non sono coerenti: io mi sento fortunata perché riesco a concentrarmi nel mettere in pratica gli insegnamenti di Cristo. Io so di non avere fede, ma quando leggo le parole di Gesù sento che è davvero facile innamorarsi di Lui».  


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