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Vocazione attore...

Davide Devenuto, noto al pubblico come il fotografo sciupafemmine della soap di Raitre, alla ricerca di sé, della concretezza e della pienezza

Ven 01 Set 2006 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 2

Davide Devenuto è uno dei personaggi di Un posto al Sole, con il quale milioni d’italiani hanno un appuntamento quotidiano che dura da anni.

Come nasce la tua passione per il mestiere d’attore?
«è stato difficile individuare la mia strada, anche perché nella mia famiglia non ci sono altri esempi di persone che lavorano nel mondo dello spettacolo. Tutti quelli che mi erano intorno non mi aiutavano a credere che io potessi avere le qualità e la forza per tuffarmi in quest’ambiente: spesso questo mi ha fatto sentire in difficoltà anche tra i miei amici ed a scuola. Probabilmente il problema principale è che non avevo la giusta determinazione. Sono una persona molto timida e dentro di me ho sempre vissuto questo come un limite, soprattutto nel fare questo lavoro. Ma gradualmente sto cercando di affrontare quest’aspetto di me, perché davvero non voglio che questo o altri lati del mio carattere limitino le mie aspirazioni umane e professionali».

Sei ancora insicuro se fare l’attore sia la tua strada?
«Continuo a guardarmi dentro ed intorno per scoprire la mia vocazione, anche se farlo adesso è notevolmente più difficile perché sono molto impegnato e perché questo lavoro mi sta dando molte soddisfazioni, mi diverto nel farlo e ricevo molto affetto dal pubblico».

Cosa vuol dire scoprire la propria vocazione?
«Ci hanno sempre insegnato a pensare a quello che dobbiamo fare, ma sono sicuro che trovare la propria vocazione non significa decidere quale lavoro fare oppure se essere sacerdote o formare una famiglia. Quello che conta è impegnarsi per essere completamente se stessi, compiendo un personale percorso di ricerca che prescinde da quello che fai. In tutte le attività nelle quali ci esprimiamo vi sono molte piccole cose che spesso sottovalutiamo, ma che ci aiutano nel fare la cosa essenziale per ognuno: conoscersi ogni giorno meglio e crescere interiormente».

è possibile arrivare a conoscere se stessi in un mondo come il nostro che tende invece a confonderci?
«Bisogna essere concreti, perché questa ricerca passa attraverso le cose della vita quotidiana. Io non sono quello che faccio, ma neanche posso limitarmi alle mie sensazioni o ai miei pensieri. D’altronde non contano nulla le parole se non sono seguite dai fatti: è un rapporto tra l’interno e l’esterno, nel quale bisogna esprimere concretezza e coerenza».

Tutti sperimentano quanto è facile essere trascinati dalle persone e dalle cose. è più semplice essere protagonista nella fiction o nella propria esistenza?
«La cosa per la quale vale la pena impegnarsi è fare un cammino personale che ci conduca ad essere protagonisti della propria vita. è un percorso duro, da affrontare ogni giorno, che per portare alla completezza della vita deve necessariamente passare dalla liberazione da tutti i condizionamenti, consci ed inconsci, dei quali siamo prigionieri. Fare questo è tanto necessario quanto difficile, perché siamo condizionati molto profondamente nel nostro modo di accogliere il mondo e gli altri, da tutte le persone che abbiamo incontrato e dalle cose che abbiamo imparato. Bisogna stare molto attenti, perché i condizionamenti personali e culturali sono fortissimi e nascosti ovunque: ma non si può prescindere dal fare un percorso che ti aiuti a smascherare e distruggere i tuoi condizionamenti, per permetterti di far emergere la tua anima ed esprimerla nella tua attività quotidiana».

Quello che dici mi fa pensare a quanto siamo falsi e sofferenti finché viviamo la nostra dimensione spirituale staccata e contrapposta da quella dell’esperienza quotidiana. Finché non siamo uniti interiormente, non possiamo neanche essere liberi.
«Onestamente devo ammettere che la mia libertà è lontanissima e credo che la maggior parte delle persone vive nella stessa situazione. Il mio impegno è quello di lottare continuamente per conquistarne sempre un pezzettino in più e di goderne sperimentandola».

Come mai la maggior parte delle persone tende a non affrontare queste problematiche ed accetta passivamente mille compromessi che distruggono l’anima e cancellano la dignità?
«è molto difficile comprendere e risolvere tutti i condizionamenti inconsci che ci portiamo dietro per le esperienze, soprattutto familiari, di mancanza di amore e di rispetto. Da questo dipendono, per ognuno in modo e misura diversi, la confusione e lo svilimento della nostra identità, che nel tempo ci ha portato ad accettare molte cose poco degne di noi. Dobbiamo però essere realisti, tenendo conto della nostra debolezza e stando attenti a non cadere nei sensi di colpa per le nostre incapacità ad affrontare tutto e subito. Ci vogliono molta umiltà, pazienza e costanza. La manifestazione più autentica della vita è la gioia e dobbiamo esprimerla ogni momento per quello che possiamo, senza colpevolizzarci per quello che ancora non riusciamo a risolvere».

La mia esistenza si è trasformata da quando ho frequentato il corso di formazione per “Promotori di Sviluppo di Vita e Missione” della onlus Italia Solidale che mi ha aiutato a rendere concreto questo processo di liberazione. Ho potuto constatare che è possibile far emergere tutte le nostre potenzialità inespresse senza giudicarci per le debolezze e gli insuccessi, impegnandoci per liberarle da tutti i condizionamenti che le bloccano, fino ad arrivare ad amare noi stessi e gli altri. Naturalmente l’ingrediente principale è una grande determinazione ed un costante impegno, ma ho scoperto che da solo non avrei potuto farcela. è necessario essere affiancati da persone mature e preparate, ma soprattutto fare esperienza concreta della relazione personale con l’Amore di Gesù che è l’unica vera medicina.
«Ognuno di noi è bellissimo, unico ed irripetibile, frutto anche di esperienze personali più o meno negative. Ma non dobbiamo preoccuparci, perché spesso dalla sofferenza affrontata e risolta nascono le migliori possibilità per vivere davvero. è indubbio che, se siamo stati feriti e condizionati dalla mancanza d’amore, solo sperimentando Amore possiamo venirne fuori. Il mio rapporto con Dio è frutto di una continua ricerca personale. Sento che ho bisogno di molto tempo per approfondirlo e mi sforzo di farlo in modo onesto, senza fuggire dalla relazione con Gesù e senza rifugiarmi in altre religioni o filosofie. Cerco di ascoltare ed osservare tutti i segni della presenza di Dio, dentro di me ed intorno a me».


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