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Raffaella Carrà: servire la vita con amore

La voglia di rischiare per condividere un sogno: la gioia dell’adozione a distanza. Ed ora la speranza di riproporre l’avventura di “Amore” dopo il successo di ascolti e il sostegno di quasi tutta Mamma Rai...

Sab 01 Lug 2006 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Anche la televisione ha un’anima. Sembra assurdo dirlo in questi tempi di programmi spazzatura, reality show, informazione manipolata e nefandezze varie. Come sempre, quello che fa la differenza è la qualità delle persone. E, quando si mettono in gioco uomini e donne che hanno dentro qualcosa di vivo, allora anche il tubo catodico prende vita. Anzi dona Vita, come nel caso della trasmissione Amore andata in onda dal 25 marzo su RaiUno, ideata e condotta da Raffaella Carrà, che ha voluto condividere con noi la gioia e l’impegno di questa scelta.

«Ho ricevuto diverse proposte per condurre dei reality show, ma proprio non riesco a fare quel genere di trasmissioni che spingono i partecipanti al litigio, all’aggressione o cose di questo tipo. Ho preferito rischiare con una proposta originale e difficile, ma che ho sentito profondamente mia, facendo un programma unico al mondo».

Credo che il pubblico, oltre che per lo spettacolo, abbia gradito il Suo programma, perché è stato un autentico servizio alla vita.
«Dopo Pronto Raffaella e Carramba che sorpresa! ho capito che ero cambiata, che non avrei più potuto lavorare senza fare qualcosa anche per gli altri. Nel mio piccolo ho cercato di fare, con Sergio Japino, un programma contro corrente. Ma per questo devo ringraziare chi in Rai ha creduto in me e mi ha appoggiato (vedi intervista a Paolo De Andreis, ndr)».

Nonostante questo diffuso senso di degrado che pervade la nostra società, l’Amore vince sempre, anzi ha già vinto e la Sua vittoria è presente in ogni bambino che è concepito, in ogni essere nel quale vive immortale la forza e la bellezza di Dio Creatore. Solo che per crederci veramente bisogna farne esperienza diretta: da quel momento l’esistenza non è più la stessa e non puoi far a meno di comunicarlo agli altri. È stato così anche per Raffaella Carrà, che, dopo aver toccato con mano la gioia di salvare tanti bambini sofferenti, ha vissuto una grande trasformazione interiore, tanto da volerla condividere con tutti gli italiani.

«Con Amore ho realizzato un grande sogno, quello di poter condividere con il pubblico l’emozione, la tenerezza e la gioia che ho provato grazie alla mia personale esperienza con l’adozione a distanza, dato che attualmente sostengo dieci bambini in varie parti del mondo. Contemporaneamente ho voluto affrontare la sfida con l’Auditel: gli elevati ascolti medi delle otto puntate, ottenuti da un programma così complesso, sono da ritenersi quasi miracolosi. Il vero miracolo, comunque, l’hanno compiuto i telespettatori: sono state quasi 140mila le adozioni a distanza realizzate grazie ad Amore. Il pubblico, evidentemente, ha compreso lo spirito di quest’operazione ed ha risposto col cuore. Ma tutto questo non mi stupisce perché, nonostante le tragiche notizie dei telegiornali, i problemi economici ed Internet, il mondo è pieno di gente perbene che si adopera per gli altri, che lavora onestamente e continua a credere in un mondo migliore».

È incredibile pensare che l’eccezionale risultato di circa 140.000 adozioni a distanza è solo la punta di un movimento più grande che è partito dal suo programma.
«Sono felicissima di questo. So che grazie al nostro messaggio c’è stato un grande aumento di richieste di adozione a distanza attraverso altri canali, come il passaparola, le parrocchie o altre associazioni. In realtà io non ho fatto altro che dare visibilità ad un tema già molto sentito dalla gente. Quello che conta è che, con l’adozione a distanza, possiamo fare un’esperienza diretta, personale e concreta di una relazione d’amore. Non si può spiegare razionalmente come è possibile amare un bambino tanto lontano solo scrivendogli delle lettere, ma così facendo noi sentiamo che lui è parte della nostra esistenza. Quando poi lo incontriamo di persona, allora succede qualcosa di meraviglioso: come descrivere cosa si prova ad abbracciare un bambino che hai salvato permettendogli di restare nella propria terra e tra la sua gente? Inoltre, non c’è cosa più vera che entrare in contatto con la gioia e la pulizia che hanno dentro questi bambini poverissimi di cose materiali. Guardando la vita che c’è nei loro occhi, capisci che i bambini sono la vera ricchezza dell’umanità. Da quel momento comprendi che non puoi più tradire la vita che nasce e che devi fare il massimo per garantirgli la dignità che merita».

Ritiene possibile che questo tipo d’esperienza possa aiutare noi occidentali, sempre più smarriti in un masochistico consumismo, a ritrovare il senso profondo della vita e della relazione d'Amore?
«Si sostiene che per star bene con gli altri bisogna prima stare bene con se stessi. Certamente è vero. Ma penso che, guardando negli occhi un bimbo che non ha nulla, neanche da mangiare, oppure che invece di giocare lavora dalla mattina alla sera col sorriso sulle labbra, ecco, penso che questo sia di grande aiuto anche e soprattutto per chi non è sereno con se stesso, per imparare a riconoscere le cose veramente importanti della vita. E l’Amore per gli altri è senz’altro una di queste. Noi viviamo in una civiltà in cui abbiamo molte difficoltà a vivere i rapporti umani. Ma, entrando in contatto con queste culture così lontane e diverse dalla nostra, ci rendiamo conto che è possibile comunicare in profondità anche senza parole. Ormai siamo stanchi di parole prive di vita ed umanità e queste esperienze ci aiutano molto. Solo ora sto cominciando a comprendere che, dedicare la propria vita ai bambini sofferenti, non significa solo dare un po’ d’aiuto o fare la carità: è molto di più, è amare».

Esprimere fino in fondo tutta la nostra identità, facendo esperienza di relazioni basate sul rispetto reciproco. Con questa qualità arrivare ad aiutare chi sta nella sofferenza del corpo e dell’anima, vicini e lontani, al di là delle barriere culturali e religiose.
«Io sono cattolica, anche se poco praticante. Ma credo che questo c’entri poco, perché è messa in gioco la possibilità di avere una relazione personale, uno scambio profondo di vita. A conferma di questo, c’è che moltissime delle telefonate con le promesse di adozione che abbiamo ricevuto, sono state fatte direttamente da bambini o dai loro genitori che essi stessi avevano convinto. Questo è il bello della vita ed io sono contenta d’essere ancora capace di stupirmi».

Credo che l’adozione a distanza realizzata con vero amore, fuori da ogni struttura ed organizzazione economica, lontano da ogni forma di assistenzialismo, sia il modo migliore per arrivare a realizzare una globalizzazione della solidarietà.
«Di fronte a tanta sofferenza che c’è nel mondo non si può rimanere indifferenti e ci sono molti modi per fare del bene. Io ritengo che la strada migliore per un’azione di solidarietà veramente efficace è quella dell’adozione a distanza che permette un rapporto da persona a persona. Può essere utile raccogliere fondi per costruire infrastrutture, scuole o altro, ma sono convinta che avere un rapporto diretto e personale con un bambino che ha bisogno di essere aiutato è una cosa davvero rivoluzionaria. È per questo che, nonostante non sia molto semplice portare in Tv temi così delicati, spero con tutto il cuore di poter presto riproporre Amore».  


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