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Innamorati della madre della vita

Discorsi e meditazioni di Roberto Benigni sull’Amore di Dio e sulla Vergine Santa

Lun 01 Mag 2006 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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 I brani sono liberamente tratti da interventi pubblici e partecipazioni televisive che Benigni ha realizzato dal 2002 ad oggi

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio”. Versi immortali tratti dalla Divina Commedia che descrivono Colei che mai è morta, la Madre della Vita. Siamo a maggio, mese dedicato alla Madonna ed a Lei ci vogliamo accostare attraverso Roberto Benigni, uno dei Suoi più grandi cantori contemporanei. Si vede lontano un miglio che Benigni è innamorato. Sua moglie è la splendida e bravissima Nicoletta Braschi, ma anzitutto lui è innamorato follemente della Vita e di Colei che l’ha fatta nascere nel mondo: la Madonna. Ed è bellissimo gustare i discorsi e le meditazioni che il nostro toscanaccio ci ha ultimamente donato sull’Amore di Dio e sulla Vergine Santa. Naturalmente in questo modo perderemo l’umorismo dell’esposizione, ma potremo cogliere meglio la grandiosità e la profondità delle sue affermazioni. So bene che mi prendo una grande responsabilità nel mettere insieme brani diversi e meditazioni così profonde, ma credo valga la pena correre qualche rischio per valorizzare e condividere delle perle tanto preziose che rischiano di perdersi nel calderone televisivo. Ed allora cominciamo … dall’inizio.

«Io sono nato in un paesino che si chiama Misericordia ed il mio babbo era poverissimo ma aveva una grande particolarità: era l’ultimo degli uomini.  Quando siamo bambini noi siamo come Dio e per Dio gli ultimi sono i primi e il mio babbo era il primo, non s’è mai inchinato a nessuno perché non aveva nulla e nessuno a cui inchinarsi. Mio padre aveva un amore grandissimo per la mia mamma. Un giorno andò in guerra senza neanche sapere di cosa si trattasse; lo presero prigioniero e ne moriva uno al giorno. Quando è tornato dal campo di prigionia era uno scheletro ed appena arrivato è svenuto andando in coma totale. La mia mamma non aveva i soldi per le medicine e portò tutto quello che aveva, cioè quattro anatroccoli bianchi, alla Madonna di Castiglione: entrò in chiesa e Le disse «Fai Te». Dopo quattro giorni il mio babbo uscì dal coma. Siamo meravigliosi ed unici! Abbiamo una vita meravigliosa, ed ognuno di noi non deve dimenticarsi né perdere la propria unicità».

Ecco dunque che viene fuori il valore dell’espressione di se stessi attraverso la propria creatività.

«L’arte è il grande lusso di trasmettere la vita. Ci sono pochi nella storia dell’arte e della letteratura che hanno il coraggio e la potenza di andare fino in fondo, ed a queste persone bisogna essere grati. L’unica cosa che abbiamo è il fatto di vivere, e dobbiamo essere consapevoli della bellezza della vita, del miracolo che abbiamo ricevuto. È proprio il fatto di essere vivi che è inspiegabile, e dobbiamo impegnarci per far trionfare sempre la vita».

Risalta quindi l’importanza di essere consapevoli che da molti secoli siamo travolti da una cultura fondata solo sulla mente, con il risultato che oggi abbiamo molte difficoltà a vivere il rapporto con noi stessi e con Dio.

«Il cervello non è lo strumento adatto per dimostrare l'esistenza di Dio: è come voler sentire il sapore del sale col naso. Non c'è riuscito Lui stesso mandando Suo figlio in terra, figùrati noi! Di Dio si può parlare solo tornando bambini e l’unico linguaggio possibile sarebbe quello di un neonato. Non si può parlare di Dio, ma a Dio sì, Gli si può parlare. Chi ci crede e chi non ci crede non fa tanta differenza, tanto anche chi non ci crede deve credere a talmente tanti miracoli che non sono meno degli altri. Vi ho dato tanti insegnamenti, dice Dio, ma ce n’è uno che li racchiude tutti ed è quello che scrisse sant’Agostino: ama e fai ciò che vuoi. Ma si deve amare con grandezza e continuamente: l’amore che s’accende e si spenge, si fulmina. L’amore è l’unica limitazione della libertà che ci rende più liberi».

Amore, una parola usata ed abusata. Ma che sarà mai quest’amore?

«L’Amore è nato quando è arrivato Gesù Cristo, che è l’inventore dell’amore. Gesù ne ha fatte veramente di cose straordinarie, da volerGli bene, da inchinarsi sul serio. Cristo prima di tutto è diventato uomo, perché l’uomo diventasse Dio, così in Lui siamo diventati la seconda persona della Trinità. Era uno che non poteva peccare e ha trasportato tutti i peccati del mondo, non poteva morire e si è fatto ammazzare. E poi ha inventato la carità, l’amore disinteressato che prima di Gesù Cristo semplicemente non c’era. Nessuno può superare l’Amore di Gesù, che ci ha fatto proprio maturare, andare avanti milioni di anni. Come ad esempio quando nei Vangeli  arriva la famiglia e Lui dice: “la mia vera famiglia è quella dei miei discepoli”; perché ad  un certo punto bisogna crescere, lasciare la famiglia. Ci ha insegnato che l’amore è tutto, è la risposta ad ogni domanda.

Pensiamo un po’ quante domande ci facciamo ogni giorno incapaci di darci una risposta. Invece la soluzione è lì, a portata di mano, dentro di noi, nella nostra anima, nella nostra natura, creata ad immagine e somiglianza di Dio, che è Amore. Ma tutte le ferite subite per mancanza d’amore ed i compromessi con i quali abbiamo, anche inconsciamente, rinunciato alla nostra identità, ci fanno stare nella confusione e così la nostra sessualità s’allontana dall’Amore, i nervi ne risentono, il corpo si ammala e la mente diventa nostra nemica. Abbiamo bisogno di pulizia e di luce. Ma dove trovarle se non in Colei che è piena di Grazia, in Maria?

«Forse Dio non esiste, ma la Vergine Maria è la Sua mamma di sicuro! Quello che ha fatto la Madonna, noi non lo possiamo immaginare. La donna è l’apice della creazione, è l’ultima cosa che Dio ha fatto, la più alta; quando le donne chiedono la parità sembra che si vogliano limitare. Durante tutta l’antichità le donne sono state trattate in una maniera tremenda, ma improvvisamente, nel 1100, quando ancora c’era un Dio del Vecchio Testamento ed anche a Gesù del tu non si poteva dare, apparve il culto della Madonna. Lo sapete che è successo? Le donne sono diventate le prime, tante poesie, è nata la cavalleria e l’epoca moderna».

Il nostro Benigni condivide con il suo conterraneo Dante Alighieri la venerazione per Maria: di questa comunione spirituale ci ha reso spesso partecipi donandoci delle entusiasmanti interpretazioni di diversi canti della Divina Commedia, soprattutto di quelli che si riferiscono al Paradiso.

«La Divina Commedia è la cosa più scandalosamente bella che sia stata scritta da un uomo. Dante scrive che è arrivato fino al Paradiso dove ci sono le scie di angeli e di beati che irradiano tanta luce; è fatto come una rosa dove ci sono tutti bambini e su, nella cima, c’è Lei, Maria, la donna più straordinaria. La bellezza di avere una donna così, da pensarci, da volerLe bene, anche soltanto da salutarLa: Ave Maria! A Dio piace quella donna, è innamorato di Maria, ed in più è la madre di Cristo, che nello stesso tempo è anche suo Padre. Essendo però il Figlio, Le somiglia un po’, come tutti i bambini somigliano alle loro madri: dunque Maria somiglia un po’ a suo Figlio e nel volto di Maria c’è un po’ dell’immagine del Cristo, di Dio. è una cosa spettacolare, di vertiginosa bellezza. La Madonna è il punto d’arrivo, il momento nella storia dell’umanità a cui tutti sempre dobbiamo guardare per ricordarci chi siamo e dove andiamo. Dio ha creato Maria talmente bella, L’amava talmente tanto che … decise di farsi fare da Lei. Incredibile, pensate che ci deve essere negli occhi di Maria. Mi piace pensare che Gesù è nato dentro di Lei, si sente che c’è proprio un corpo, una donna come noi: pensa, essere nel ventre di una donna al caldo eterno».

Ogni essere umano ha dentro di sé il desiderio insopprimibile di rivivere la qualità e l’intensità sperimentate nel grembo della propria madre nei primi trenta giorni dal concepimento, quando ha vissuto totalmente libero, pieno della sua potenzialità ed unito completamente a Dio. Come non sobbalzare rendendoci conto che, attraverso la relazione profonda con Maria, quest’esperienza la possiamo rinnovare ogni momento, in eterno, rivivendo la pienezza della nostra natura in collegamento con l’Amore del Padre!

«Per noi Maria è fontana vivace, uno zampillio di speranza. è una cosa che mi rinfresca, ed io voglio stare sempre sotto questa fontana! Se uno vuole qualcosa, deve rivolgersi a Maria, alla Vergine Madre, sennò la speranza non vola. Almeno una volta al giorno bisognerebbe dire: “grazie, Maria”; non si sa perché, però qualcosa ce l’ha data, anche se non l’abbiamo chiesta. Solo gli occhi di Maria possono guardare Dio, me lo sogno la notte, di quando Maria guarda Dio: roba da andare al manicomio. Lui è la Verità, non c’è niente oltre Dio, ed è scritto che un giorno tutti noi vedremo la Verità. Di più: sono certo che ognuno di noi sarà la Verità, sarà Dio».

Di fronte a tanto splendore quasi viene meno il respiro. Ma non possiamo fermarci alle emozioni; quello che conta è tornare liberi, ritornare alla Vita, liberarci da tutti i condizionamenti e… amare.

«Dell’amore ci s’innamora e questo ci trasforma: dobbiamo entrare in relazione con l’amore fatto Persona e cambiare. Dentro Dio ognuno vede se stesso: ecco, l’uomo creato ad immagine e somiglianza del Creatore. Dio è vivo, è più vivo di tutti noi, come noi, e respira. E cos’è questo respiro? è l’amore del Padre per il Figlio, della Madre per il Figlio, è l’Amore. Il Santo Spirito è la respirazione di Dio ed è l’Amore. Non esiste amore sprecato, perché se lo diamo lo riceveremo di nuovo. Tutti noi desideriamo amare ed essere amati, e lo Spirito Santo è il desiderio di amore fra un essere ed un altro. Che è irresistibile e fa sì che tutto stia insieme, è il respiro dell’amore».

Grazie Padre che mi hai creato, grazie Madre che mi hai donato la Vita. E grazie anche a te, Roberto, che mi sproni a vivere per quello che veramente sono: un figlio di Dio.


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