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Allergici alla vita

(parte terza) - Due esperte parlano della patologia. Le casuse? L’ambiente naturale e sociale

Sab 01 Ott 2005 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile

Abbiamo incontrato Giulia Boschi, Docente di sinologia e Medicina Tradizionale Cinese, per avvicinarci a questa antichissima cultura medica.  

Dott.ssa Boschi, come vede la patologia allergica dal suo punto di vista? 
«Durante la mia attività di insegnante e di terapeuta di Medicina Cinese incontro molte persone che soffrono di allergie varie, e quasi tutte hanno fatto l’esperienza di curarsi ricorrendo ai vaccini e/o cercando di ridurre il contatto con gli allergeni, siano essi piante, polvere, animali o cibi. Ma queste stesse persone mi raccontano che spesso, nonostante queste cure e tutti questi sforzi di evitare le cose che provocano fastidi, i sintomi allergici permangono o si estendono anche ad altri elementi. Quindi, la persona allergica reagisce aumentando sempre di più il controllo sulla propria vita e sulla propria attività, rispondendo, forse, ad una inconscia pulsione di tenere tutto sotto controllo, organizzando ogni cosa. Sappiamo tutti che la medicina tradizionale nel combattere l’allergia usa, a volte, degli immunosoppressori (classe di farmaci esercitanti un’azione di depressione su alcune componenti del sistema immunitario, ndr) che eliminano i sintomi, ma non l’allergia. È chiaro che, nei casi di rischio della vita o di sofferenza molto forte, questo tipo di intervento è necessario, ma in linea generale io considero questa pratica non opportuna. La riflessione che sottopongo a lei ed a tutti i lettori è questa: gli allergeni sono cose naturali ma come mai dopo migliaia di anni sono diventati di colpo dei nemici da cui difendersi? Possiamo fare un parallelo con le caratteristiche che può avere una persona, ad esempio, iperreattiva. Questa è sicuramente una persona che nella sua vita ha subito una serie di sofferenze e di attacchi in una misura maggiore di quella che riesce a metabolizzare. Cosa succede in questi casi? Superato il limite di soglia, ad ogni attacco, ad ogni problema, magari non realmente grave, reagisce in maniera spropositata».

Cosa significa subire degli attacchi?
«La violenza più frequente è quella che deriva anzitutto dalla mancanza di rispetto e di amore nelle relazioni primarie infantili, seguite poi dalla violenza nella società o nella scuola o nel mondo del lavoro. In proporzione alle ferite di non amore subite, la persona tende a reagire in modo spropositato, infuriandosi o diventando violenta anche per cose che oggettivamente sembrano essere non molto gravi, o normali fatti quotidiani. Possiamo vedere questa reazione “esagerata” anche nel funzionamento del sistema immunitario di un soggetto allergico, che si difende da qualcosa che in realtà è stato da sempre  presente nell’esistenza umana. Dunque, ad esempio, se io non sopporto il pianto del bambino dei miei vicini di casa e per questo divento nervosissimo, la soluzione migliore non è certo quella di mettere un cerotto sulla bocca del bimbo. Allo stesso modo di fronte ad una patologia allergica, non devo concentrarmi troppo sul sintomo, ma impegnarmi per comprendere la causa».

Dottoressa Boschi, cosa si può fare per combattere questa crescita delle allergie? 
«Il problema è che c’è poca volontà di voler comprendere ed affrontare le cause che provocano tutto questo. Anzitutto a livello personale, perché spesso fa paura guardarsi dentro. Inoltre bisogna avere il coraggio di approfondire il collegamento tra medicina e problema ambientale inteso in senso lato. Infatti, non è solo l’inquinamento dell’aria e dell’acqua a farci stare male, ma anche quello di tutto l’ambiente sociale che ci circonda che impone alla Persona una pressione sempre più forte. E come non pensare agli effetti collaterali del crescente ricorso ai vaccini, proprio nei bambini più piccoli nei quali il sistema immunitario si sta ancora formando?».

Quale è la particolarità della Medicina Cinese nell’affrontare le patologie allergiche? 
«Il punto chiave è che da sempre la Medicina Cinese ritiene indispensabile considerare la persona malata all’interno del suo ambiente. Non si può curare la persona se contemporaneamente non si cura anche l’ambiente». 
 



Altro contributo importante alla nostra piccola inchiesta viene dalla dottoressa Melinda Szentkuti, pediatra ospedaliera  ed esperta omeopata.

Gentile dottoressa, sappiamo che sempre più persone ricorrono all’omeopatia per curare i propri disturbi, allergie comprese. Ma per Lei, cos’è un’allergia?
«Le reazioni allergiche sono del tutto fisiologiche, magari a volte esagerate. D’altro canto, anche quando si incontra una persona ci può essere una sensazione di simpatia o di antipatia. Quindi posso trovare qualcosa in una persona o nella natura che io non sopporto e la mia reazione può essere anomala. Dunque, l’allergia è vista come una reazione individuale ad una sostanza naturale. Partendo da questo presupposto, è chiaro che il nostro scopo non sarà quello di eliminare le sostanze che provocano fastidio, come ad esempio i pollini, ma vogliamo impegnarci per riportare alla normalità la reattività dell’organismo. Questo significa che una cura omeopatica non mira a curare gli occhi rossi, la tosse insistente o il naso gocciolante, ma si propone di andare all’origine del problema per individuarne il motivo».

Trovo molto importante quello che dice, perché, invece di assecondare ed incoraggiare questa tendenza ad ottenere tutto e subito nella propria vita, questo approccio tende a cercare la radice del problema, anche se immagino sia piuttosto complicato.
«In effetti quello che ci proponiamo si può fare solo attraverso un’analisi approfondita e minuziosa della storia della persona allergica. Per essere concreta, voglio prendere in considerazione i risultati della ricerca da voi pubblicata sulla relazione esistente tra la predisposizione allergica dei bambini ed i problemi psichici della madre. Trovo assolutamente normale che un bambino che vive questo tipo di esperienze sia maggiormente soggetto a soffrire di allergie. Ogni cosa che disturba una persona nel suo profondo ha delle ripercussioni sulla sua vita, sulla sua salute. Per esempio, la mamma per un bambino è il riferimento più importante; se la madre, come purtroppo sempre più spesso accade, soffre di depressione, cioè in sostanza di un rifiuto della vita e della natura, è assolutamente ovvio che il bambino ne soffra e ne risenta anche in termini di sopportazione degli agenti presenti nell’ambiente esterno. Naturalmente un bimbo che ha questo tipo di esperienza non solo è più facilmente allergico, ma molto probabilmente esprimerà il suo malessere anche attraverso un atteggiamento violento, campanello di allarme per suoi futuri problemi psichici».

Ma come valuta il fatto che negli ultimi decenni ci sia stato un incremento così grande della sofferenza allergica che secondo le previsioni è destinato ad aumentare ulteriormente? E come considera altri elementi, come l’inquinamento atmosferico, che in genere sono additati tra i principali responsabili dell’insorgenza delle allergie?
«Credo che il ruolo dell’inquinamento sia sopravvalutato. Intendiamoci, è chiaro che respirare aria inquinata non è una cosa positiva, ma mi limito a dire che, insieme ad altre cose, lo smog contribuisce ad abbassare la soglia di sopportazione dell’organismo umano. In generale non si può negare che in questo ultimo periodo il nostro modo di vivere è cambiato e continua a cambiare ad un ritmo molto veloce. Ormai viviamo immersi in una sensazione di incertezza, siamo travolti da una continua ricerca della novità ed anche tutto quello che fino a poco fa ci sembrava naturale e normale ora sembra non avere più valore. Si va dal fatto che per molti ragazzi non ha più nessun senso guardare all’esempio dei propri familiari, all’overdose di informazione che ci bombarda continuamente su tutto quello che succede in tempo reale in ogni parte del mondo, al frenetico ritmo della vita che non segue più i ritmi biologici». 

 


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