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Bimbi e allergie

Sistema immunitario e genitori

Gio 04 Nov 2004 | di Sintesi di quattro articoli di Giuseppe Stabile, pubblicati su Acqua & Sapone di Agosto, Settembre, Ottobre e Novembre 2004 | Gli occhi grandi dei bimbi

Assistiamo negli ultimi tempi ad un incremento drammatico di allergie*.
Cosa è esattamente un’allergia? Dal punto di vista scientifico può essere definita come una reazione del sistema immunitario a sostanze che vengono riconosciute erroneamente come pericolose. Queste sostanze, chiamate allergeni, possono essere le più svariate: dagli escrementi dei famigerati acari, presenti in particolare nella polvere, al polline, praticamente di tutte le specie vegetali, agli alimenti, ai tessuti, ecc.
Il nostro organismo nel corso dell’evoluzione ha sviluppato potenti sistemi di difesa per proteggersi dagli attacchi di agenti patogeni esterni, ma negli ultimi anni si verifica sempre più frequentemente una risposta non equilibrata nei confronti di sostanze che in realtà non sono pericolose. Insomma abbiamo reazioni allergiche perché tendiamo a difenderci da qualcosa che spesso è del tutto naturale, ma che reputiamo come pericoloso.
Ma come mai viviamo questo sconvolgimento di quel sistema immunitario che ha preservato così bene la nostra specie fino a questo momento?
Spiega il professor Attilio Boner, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Verona ed esperto internazionale dell’argomento: «Le allergie dipendono in parte dall’ambiente e molto dagli stili di vita. L’inquinamento è certamente un’aggravante, ma una causa importante dell’aumento delle allergie è la riduzione delle malattie infettive: con la scomparsa dei parassiti il sistema immunitario ha perso il “nemico” ed è diventato sensibile a pollini, acari, gatti, eccetera. Vanno messi in conto anche la diminuzione dell’attività fisica, soprattutto nei bambini, e il minor consumo di alimenti freschi a favore di quelli conservati: la catena del freddo, per esempio, toglie vitamine e selenio. Ha un ruolo anche una certa predisposizione genetica, e c’è anche lo stress fra le causa della caduta immunitaria che apre la strada a queste patologie. E comunque, ribadisco, sono le mutate condizioni di vita a giocare un ruolo determinante» (L’Arena 5/5/04).
Dunque, la qualità dell’aria e del cibo e l’ambiente in cui viviamo possono influenzare l’insorgenza di una allergia, ma è soprattutto uno stile di vita sempre più innaturale, sia a livello personale che sociale, e lo stress che ne deriva, che giocano un ruolo fondamentale nell’esplosione delle allergie, così come l’allontanamento dalla natura e dai suoi ritmi, lo stravolgimento delle relazioni umane vissute in modo sempre più superficiale, il soffocamento dell’anima della persona.
La rivista Psychosomatic Medicine ha pubblicato i risultati di uno studio condotto dalla Columbia University di New York: i ricercatori hanno trovato che le allergie sono molto più frequenti nei bambini che hanno mamme depresse e con altri problemi psichici.

QUALITA' DELLE RELAZIONI
Questi risultati ci inducono a considerare come la qualità dei rapporti umani primari vissuti da ognuno di noi possa influenzare il benessere psico-fisico nostro e dei nostri figli. Non c’è dubbio che la predisposizione all’allergia si sviluppa già durante la vita intrauterina, dato che durante la gestazione del bambino si sviluppano le capacità naturali di difesa del suo organismo e che in questa delicatissima e cruciale fase di formazione del feto risulta determinante la relazione con la madre che lo porta in grembo.
Dunque come la mettiamo con l’incremento vorticoso di depressione verificatosi in questi ultimi anni, soprattutto nelle donne in età fertile? Naturalmente è statisticamente ed empiricamente vero anche il contrario, e cioè che con genitori allergici nascono e crescono bambini a rischio di depressione, tragedia anche questa in costante incremento. Come valutare ed affrontare tutto questo senza lasciarsene schiacciare?
Forse occorre una nuova cultura di vita. Molte persone ritengono che, invece di analizzare le cause profonde dei propri disagi, sia meglio rincorrere il sogno della pasticca magica e seguire la cultura dominante che offre l’illusione di poter tenere tutto sotto controllo. Eppure dovrebbe farci riflettere il fatto che, con le patologie allergiche, il nostro nemico maggiore sembra essere diventare proprio madre natura. Siamo così deboli e disorientati che invece di godere di tutta la forza e la bellezza nostra e della natura, stiamo lì ad inventarci mille modi per difendercene.
Credo sia giusto parlare innanzitutto dell’omeopatia, dato che spiega il significato della relazione tra depressione materna e allergie infantili. Abbiamo deciso di intervistare alcuni esperti che ogni giorno provano ad aiutare persone con problemi allergici. Senza avere la pretesa di redigere un testo scientifico ed esaustivo, abbiamo confrontato opinioni ed esperienze di diverse culture mediche.

OMEOPATIA: CIO' CHE DISTURBA DENTRO, CAUSA REAZIONI
Un contributo importante alla nostra piccola inchiesta viene dalla dottoressa Melinda Szentkuti pediatra ed esperta omeopata.
Sappiamo che sempre più persone ricorrono all’omeopatia per curare i propri disturbi, allergie comprese. Ma per Lei, cos’è un’allergia?
«Le reazioni allergiche sono del tutto fisiologiche, magari a volte esagerate. D’altro canto anche quando si incontra una persona ci può essere una sensazione di simpatia o di antipatia. Quindi posso trovare qualcosa in una persona o nella natura che io non sopporto e la mia reazione può essere anomala. Dunque, l’allergia è vista come una reazione individuale ad una sostanza naturale. Partendo da questo presupposto è chiaro che il nostro scopo non sarà quello di eliminare le sostanze che provocano fastidio, come ad esempio i pollini, ma vogliamo impegnarci per riportare alla normalità la reattività dell’organismo. Questo significa che una cura omeopatica non mira a curare gli occhi rossi, la tosse insistente o il naso gocciolante, ma si propone di andare all’origine del problema per individuarne il motivo».
Piuttosto che  assecondare ed incoraggiare  la tendenza ad ottenere tutto e subito,  l’approccio omeopatico tende a cercare la radice del problema anche nella cura delle allergie?
«Ciò che ci proponiamo si può fare solo attraverso un’analisi approfondita e minuziosa della storia della persona allergica. Per essere concreta, voglio prendere in considerazione i risultati della ricerca che dimostra la relazione esistente tra le predisposizioni allergiche dei bambini ed i problemi psichici della madre. Trovo assolutamente normale che un bambino che vive questo tipo di esperienze sia maggiormente soggetto a soffrire di allergie. Ogni cosa che disturba una persona nel suo profondo ha delle ripercussioni sulla sua esistenza e sulla sua salute. Per un bambino la mamma è il riferimento più importante; se la madre, come purtroppo sempre più spesso accade, soffre ad esempio di depressione, cioè in sostanza di un rifiuto della vita e della natura, è assolutamente ovvio che il bambino ne soffra e ne risenta anche in termini di sopportazione degli agenti presenti nell’ambiente esterno».
Perché negli ultimi decenni c’è stato un incremento così grande della sofferenza allergica?
«Credo che sia sopravvalutato il ruolo dell’inquinamento. Infatti non si può negare che in questo ultimo periodo storico il nostro modo di vivere è cambiato e continua a cambiare ad un ritmo molto veloce. Ormai viviamo immersi in una sensazione di incertezza, siamo travolti da una continua ricerca della novità ed anche tutto quello che fino a poco fa ci sembrava naturale e normale ora sembra non avere più valore».

MEDICINA CINESE: MENO RISPETTO CAUSA PIU' ALLERGIE
Incontriamo Giulia Boschi, docente di Sinologia e Medicina Tradizionale Cinese, antichissima cultura medica presso molti Istituti, Università e scuole.
La Medicina Cinese come interpreta la patologia allergica?
«Molte persone mi raccontano che spesso, nonostante tante cure con i vaccini e tutti gli sforzi di evitare le cose che provocano fastidi, i sintomi allergici permangono o si estendono anche ad altri elementi. Quindi la persona allergica reagisce aumentando sempre di più il controllo sulla propria vita e sulla propria attività, forse rispondendo soprattutto ad una inconscia pulsione di tenere tutto sotto controllo, organizzando tutto. Sappiamo tutti che la medicina tradizionale nel combattere l’allergia usa a volte degli immunosoppressori (farmaci che deprimono alcune componenti del sistema immunitario, ndr) che eliminano i sintomi ma non l’allergia. È chiaro che nei casi di rischio della vita o di sofferenza molto forte questo tipo di intervento è necessario, ma in linea generale io considero questa pratica non opportuna».
Gli allergeni sono cose naturali, ma come mai dopo migliaia di anni sono diventati di colpo dei nemici da cui difendersi?
«Possiamo fare un parallelo con le caratteristiche che può avere una persona, ad esempio un individuo iper-reattivo. Questa è sicuramente una persona che nella sua vita ha subìto una serie di sofferenze e di attacchi in una misura maggiore di quella che riesce a metabolizzare. Cosa succede in questi casi? Superato il limite di soglia, ad ogni attacco, ad ogni problema, magari non realmente grave, reagisce in maniera spropositata».
Quali sono gli attacchi che subisce la persona?
 «La violenza più frequente è quella che deriva innanzitutto dalla mancanza di rispetto e di amore nelle relazioni primarie infantili all’interno della famiglia, seguite poi dalla violenza nella società o nella scuola o nel mondo del lavoro.
In proporzione alle ferite di non amore subite, la persona tende a reagire in modo spropositato, infuriandosi o diventando violenta anche per cose che oggettivamente sembrano essere non molto gravi, o normali fatti quotidiani. Possiamo vedere questa reazione “esagerata” anche nel funzionamento del sistema immunitario di un soggetto allergico, che si difende da qualcosa che in realtà è da sempre stato presente nell’esistenza umana. Dunque, ad esempio, se io non sopporto il pianto del bambino dei miei vicini di casa e per questo divento nervosissimo, la soluzione migliore non è certo quella di mettere un cerotto sulla bocca del bimbo.
Allo stesso modo di fronte ad una patologia allergica, non devo concentrarmi troppo sul sintomo, ma impegnarmi per comprendere la causa».
Cosa si può fare per combattere questa crescita delle allergie?
«Il problema è che c’è poca volontà di voler comprendere ed affrontare le cause che provocano tutto questo. Anzitutto a livello personale, perché spesso fa paura guardarsi dentro. Inoltre bisogna avere il coraggio di approfondire il collegamento tra medicina e problema ambientale inteso in senso lato. Infatti non è solo l’inquinamento dell’aria e dell’acqua a farci stare male, ma anche quello di tutto l’ambiente sociale che ci circonda, che impone alla Persona una pressione sempre più forte.
E come non pensare agli effetti collaterali del crescente ricorso ai vaccini, proprio nei bambini più piccoli nei quali il sistema immunitario si sta ancora formando?»

L’ALLERGOLOGO: CONSIDERARE LA STORIA PERSONALE
Abbiamo raccolto anche il parere del dottor Mauro Giani, allergologo clinico all’IDI di Roma.
Quali sono le manifestazioni allergiche più importanti?  
«Le allergie potenzialmente più pericolose per la vita sono le punture di insetti, ma come numero di casi le patologie respiratorie, come asma e rinite, sono quelle più importanti, seguite da quelle alimentari, ai farmaci, al lattice, eccetera».
Sono in aumento le allergie infantili?
«Purtroppo sì. Se consideriamo l’età di insorgenza delle allergie, vediamo come ormai si possa parlare di “marcia allergica”; già nel bambino di pochi mesi, infatti, inizia un susseguirsi di manifestazioni patologiche a cominciare dalla dermatite atopica, che intorno ai 5-6 anni spesso lascia il posto alle allergie respiratorie, continuando poi con le allergie alimentari. Quello che tentiamo di fare è interrompere questa cosiddetta “marcia allergica”, cercando di fare una diagnosi precoce della patologia, seguita da una terapia farmacologia ed immunoterapica, cioè la somministrazione del cosiddetto vaccino».
Perché scoppia un’allergia? E perché proprio ad alcuni e non ad altri?
«Ci sono una serie di concause, intervenendo fattori genetici, quindi ereditari, ed ambientali, come il livello di inquinamento; addirittura alcuni studi indicano come il periodo di concepimento e di nascita possono aumentare la probabilità di un individuo di essere nel corso della vita maggiormente sensibile agli allergeni più presenti in quei momenti iniziali della vita. Anche il fumo incide sulla salute dei bambini: infatti quelli che crescono in una famiglia di fumatori sono molto più esposti a soffrire di asma. Inoltre, altri studi evidenziano come in una famiglia numerosa, i bambini più piccoli hanno una probabilità più bassa di essere allergici, probabilmente perché nel corso degli anni il loro sistema immunitario è stato occupato a combattere contro una serie di infezioni (come faringiti, tonsillite, otiti ecc.) che sono tanto più presenti nel nucleo familiare quanto più grande è il numero di bambini che ci vive».
Come mai siamo allergici a così tanti elementi naturali, come ad esempio piante, pollini, polvere, eccetera?
«Bisogna tenere presente che nel nostro mondo occidentale negli ultimi decenni lo stile di vita e l’ambiente nel quale viviamo è stato completamente stravolto. Le faccio un esempio che può sembrare paradossale. Per millenni, e fino a solo 50 anni fa, anche qui da noi in Italia ci si ammalava e si moriva di molte malattie come morbillo, colera, rosolia, scarlattina, difterite, che oggi sono praticamente scomparse a furia di massicce campagne di vaccinazione. Questo è una grande conquista della nostra società, ma ci siamo mai chiesti qual è il prezzo che dovremo pagare per tutto questo nei prossimi decenni? Per migliaia di anni il nostro sistema immunitario ha combattuto contro tutte queste minacce, ma ora si trova spiazzato, non avendo più i soliti nemici da affrontare, e probabilmente sta rivolgendo le proprie attenzioni verso qualcosa che pericoloso non è: diciamo che, avendo perso i propri punti di riferimento tradizionali, il suo operare non è più così equilibrato».
Quanto incide nella comparsa delle allergie la propria armonia psicofisica e spirituale?
«È ormai ampiamente accertato quanto sia importante la componente psicologica ed emotiva nell’insorgere delle allergie. Per esempio, nelle patologie dermatologiche questa è la prima causa: basta pensare alla alopecia, alla psoriasi ed all’ortic ria cronica. Qualunque medico, anche un allergologo, dovrebbe considerare il paziente come una persona con una sua storia personale, senza concentrarsi esclusivamente sul sintomo».

LA NEUROPSICHIATRA INFANTILE: NON SOLO POLLINI
Per chiudere, abbiamo scelto di intervistare la dottoressa Maria Morelli, perché la sua doppia attività di medico di base e di specialista in Neuropsichiatria infantile ci permette di vedere il duplice aspetto dell’incidenza delle allergie nell’esistenza quotidiana delle persone ed il significato profondo del disagio infantile che nasconde.
Dottoressa, si è fatta un’idea sulle cause di quest’esplosione allergica?
«È ipotizzabile l’esistenza di uno stretto legame tra il contatto con sostanze inquinanti, sempre più frequenti nell’ambiente, e l’ipersensibilizzazione del sistema immunitario. Però credo sia opportuno mettere in risalto due aspetti: da una parte è ormai accertata la stretta connessione esistente tra Sistema Immunitario e Sistema Nervoso Centrale, dall’altra è sotto gli occhi di tutti l’aumento di disagio psichico diffuso tra la popolazione, non ascrivibile peraltro a nessuna categoria diagnostica precisa attualmente codificata. Mi sembra ragionevole affermare che tale crescente disagio psichico possa essere tra i fattori che entrano in gioco in queste reazioni allergiche».
Il significato del legame tra problematiche psichiche e patologie allergiche?  
«Io mi occupo anche di bambini con problemi psicologici e psichiatrici: posso affermare che è abbastanza frequente scoprire dietro molte reazioni allergiche infantili, quali l’asma, un’attenzione esagerata al “controllo” nella relazione madre-bambino. In pratica, un rapporto ansioso e soffocante da parte della mamma nei confronti di suo figlio si traduce spesso in un disagio che si manifesta con un’allergia e/o un’intolleranza. Naturalmente, in casi come questo il vero problema non è il polline o un particolare cibo, ma la fonte della sofferenza sta nella relazione del figlio con la madre: dunque, oltre e prima del bambino, è proprio la genitrice che dovrebbe essere aiutata».
Crede che la ricerca scientifica in questo campo sia sulla strada giusta?
«Non sarà facile scoprire altri elementi che incidono sulla comparsa di una sofferenza allergica applicando il metodo scientifico attualmente in uso in campo medico. Dobbiamo sforzarci di andare oltre la metodologia di ricerca classica, per arrivare finalmente a tenere in conto dinamiche più profonde e meno facilmente valutabili, senza che per questo siano considerate meno “vere”. Forse anche in campo scientifico è necessario rivedere alcuni paradigmi di riferimento».
Terminiamo qui questo piccolo viaggio nel mondo delle allergie e dei possibili rimedi, nella consapevolezza di non aver naturalmente trovato la spiegazione a tutto, ma sicuramente di aver ricevuto indicazioni utili per approfondire. Se i nostri bimbi stanno male e soffrono di qualche allergia, prendiamo sul serio il loro malessere e cerchiamo di curarli, anche con farmaci, ma non solo. Scegliamo un medico che, aldilà del proprio orientamento scientifico e del proprio curriculum, sia anzitutto una persona matura che sappia ascoltare. Soprattutto, facciamo qualche sforzo per ascoltare il nostro bambino e ascoltiamo noi stessi.
Il corpo del bambino reagendo in modo innaturale ad una sollecitazione naturale, ci sta parlando. È principalmente un nostro compito quello di ascoltare il suo disagio. Una relazione profonda e rispettosa con lui può essere di grande beneficio. La sua salute e la nostra gioia non hanno bisogno di troppe attenzioni, ma di attenzioni meno ansiose e più rispettose dell’anima e dell’indipendenza di ognuno. E di una cultura di vita capace di ricreare armonia con la natura e con la nostra natura interiore.

 

* Negli ultimi 50 anni le patologie allergiche hanno registrato un forte incremento soprattutto nei Paesi con uno stile di vita cosiddetto “occidentale”. In alcuni casi la frequenza delle malattie allergiche è più che raddoppiata negli ultimi 15-20 anni (SIAC). Si stima che oggi tra il 20% e 30% della popolazione dei paesi industrializzati ne soffra. Le forme allergiche più diffuse sono: eczema atopico, rinite ed asma. In questi ultimi tempi anche le allergie alimentari sono notevolmente cresciute. Negli USA le allergie coinvolgono quasi 50 milioni di americani e sono la sesta causa di malattia e disabilità. In Italia ci sono circa 12 milioni di allergici (25% della popolazione), con un aumento annuo di circa il 5%.
In Europa, oggi, un bambino su tre soffre di una forma di allergia (alimentare o respiratoria); con il trend attuale, diventeranno uno su due nel 2015 (Rete europea globale per le allergie e l’asma). Oggi in Italia il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffre di asma bronchiale. La Rinite allergica è in costante aumento: con l’attuale tasso di crescita, nel 2020 ne soffrirà il 50% dei nostri bambini (SIAC)


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