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Vieni avanti, creativo

Guidano le star televisive a programmi di successo, ma il grande pubblico non li conosce. Intervista ai veri creativi della Tv

Ven 01 Apr 2005 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile

Nell’immaginario collettivo la creatività fa rima con spettacolo. E spettacolo, a sua volta, fa rima con vita avvincente, divertente e affascinante. Ma com’è la realtà dietro le quinte del palcoscenico e nella vita delle persone che vi lavorano? Abbiamo fatto un piccolo viaggio tra i professionisti del settore, parlando soprattutto con coloro che il grande pubblico non conosce, ma che sono le pietre miliari di quei prodotti finali di cui fruiamo tutti i giorni soprattutto attraverso gli schermi televisivi.

Cominciamo con Antonio Gerotto, regista ed autore televisivo di trentennale esperienza, che ha collaborato al confezionamento di molti dei programmi più famosi della tv pubblica e commerciale. Sicuramente tutte le lettrici (ed anche i lettori) della nostra rivista vorrebbero esprimere nella vita la loro creatività, tirando fuori la propria identità personale per sperimentare un’esistenza più libera e serena.

«Questo è vero – dice Antonio Gerotto -, però la mia esperienza mi dice che puoi rimanere facilmente ingabbiato nella tua creatività, nel senso che anche i più grandi artisti rischiano di rimanere intrappolati nella ripetitività dei loro “filoni creativi”. Di esempi ce ne sono tanti: basti pensare al famoso regista cinematografico Spielberg rimasto spesso intrappolato nella “sua” creatività. Dunque, se è naturale aspirare ad un’occupazione creativa, è molto forte il rischio di fossilizzarti nell’ambito che ti è più congeniale e/o conveniente».

Pertanto una persona è veramente creativa solo se è veramente matura, ed esprime la propria inventiva con amore e spirito di servizio. Oggi, al contrario, poiché spesso la creatività è messa al servizio del consumismo, una volta trovata la vena giusta che sfonda sul mercato, difficilmente si ha il coraggio di mettersi in discussione e di cambiare, sperimentando altre strade.


Dott. Gerotto, in uno spettacolo, sia esso teatrale, televisivo o cinematografico, è importante la creatività solo degli autori e dei registi o serve anche quella degli artisti?
«È indubbio che un buon risultato finale viene fuori dalla giusta combinazione tra le diverse persone che partecipano alla realizzazione dello spettacolo. Un autore può scrivere un testo bellissimo, ma è l’interprete che deve fare suo il personaggio e dare il meglio di se stesso. A volte succede che l’attore si immedesimi così tanto nel suo personaggio che in qualche modo si identifica in esso. Come il bravissimo Luca Zingaretti, che ha dato talmente tanto nella caratterizzazione del protagonista della serie televisiva che lo ha reso popolare, che ormai è comunemente identificato con il Commissario Montalbano».

Quindi lei mi sta dicendo che in alcuni casi la gente identifica l’attore con il personaggio e l’artista si trova nella sua vita quotidiana a dover fare e dire cose che appartengono più al personaggio creato che alla persona reale?
«È proprio così: la gente non vede l’attore, ma il personaggio».

Nel caso specifico, so che molte persone, soprattutto nel Sud d’Italia, si sono sentite “tradite” da Zingaretti che, nel recentissimo film “Alla luce del sole”, ha interpretato Don Puglisi, il coraggioso parroco ucciso dalla mafia nel 1993.
«Guarda che la stessa cosa è successa anche a Giorgio Tirabassi che ha interpretato ultimamente Paolo Borsellino. Nel film tv, ha dato del magistrato ucciso dalla mafia un’interpretazione talmente intensa e vissuta che per lui sarà difficile liberarsi da quel personaggio. Anche per me è difficile non rivedere in Tirabassi la figura di Borsellino negli episodi del “Distretto di Polizia“ in onda in queste settimane. Succede dunque che attori anche bravi e creativi incontrino il personaggio giusto nel momento giusto, ma corrono il grosso rischio di rimanerci imprigionati».

Ma cambiamo genere. Che mi dice dei presentatori televisivi?
«Una cosa simile succede anche a loro, quando si costruiscono un personaggio, un certo modo di fare il presentatore. Ad esempio Baudo, grande professionista, negli anni è stato sempre uguale a se stesso, con piccole variazioni sul tema, ma comunque rimanendo, più o meno consapevolmente, ingabbiato in un cliché. Come lui, anche Mike Bongiorno: sono presentatori che da decenni, sempre uguali, entrano nelle nostre case attraverso la televisione».

Credo che questa ripetitività nel modo di proporre e di proporsi fa anche piacere ad una buona fetta di persone, che si sente in qualche modo rassicurata dalla stessa ripetitività e dall’assenza di cambiamento. Ma ci saranno anche dei personaggi televisivi che sono più creativi e liberi: che ne dice?
«Anzitutto voglio precisare che le persone dello spettacolo giunte al successo ci sono riuscite perché hanno creduto e puntato sulla loro creatività, rimanendo poi in certi casi intrappolate nei rispettivi personaggi o ambiti espressivi. Per i presentatori televisivi il discorso è a parte, perché, una volta che si sono caratterizzati, gli autori televisivi tendono a “cucirgli addosso” il programma, arrivando in qualche modo a costringere l’artista a rimanere nello schema conosciuto e sperimentato. D’altronde anche il pubblico si può dire che si è “affezionato”, abituato ad un personaggio, e si aspetta di vedere sempre quello. Immaginate cosa succederebbe a quei milioni di spettatori che vedono da decenni Baudo comportarsi in un certo modo, se all’improvviso cambiasse e “non fosse più lui”».

Entrando nello specifico, ci dica le caratteristiche salienti di qualche personaggio famoso. Per esempio, come è veramente Fiorello? E come si lavora con le donne?
«Credo che Fiorello sia veramente speciale. Lui è davvero completo, imita, recita, canta, direi quasi che è uno show-man all’americana. Senza nulla togliere agli altri, credo che oggi sia davvero il migliore, non ha rivali. Entrando nell’universo femminile, il discorso cambia radicalmente. Ci sono molte brave professioniste, ma, rispetto ai colleghi di sesso maschile, entrano in gioco molti fattori che cambiano le carte in tavola. Per esempio, l’aspetto esteriore è molto importante e bisogna tener conto di fragilità e durezze che l’uomo non ha. Per la donna è indispensabile che il programma sia fatto proprio su misura, perché generalmente non riesce ad esprimersi al meglio se si sente fuori personaggio e fuori ruolo. Diciamo che per una soubrette bisogna confezionare un programma come se fosse un vestito di alta sartoria».

Per finire, chi sono le donne di spettacolo maggiormente comunicative?
«Ce ne sono molte, ma di getto direi Antonella Clerici e Simona Ventura, senza dimenticare la bravissima Gabriella Carlucci!».
 



CHI È ANTONIO GEROTTO

Ha iniziato realizzando campagne pubblicitarie e documentari industriali. Dal 1977 lavora per la televisione. Il suo curriculum è enorme. Ecco una piccola parte dei programmi da lui firmati:

CHEWING GUM (con Cecchetto)
POPCORN (3 edizioni)
BUONGIORNO ITALIA
OK IL PREZZO E’ GIUSTO
ZODIACO (esordio di Gerry Scotti)
FANTASTICO TRAGICO VENERDI’
MISS ITALIA (2 edizioni)
VOTA LA VOCE (con Pippo Baudo)
TG delle VACANZE
LA STRANA COPPIA (con Massimo Boldi e Francesco Salvi)
CUORI D’ORO (con la Bonaccorti)
COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE (con Piero Chiambretti)
IL FESTIVAL DI SAN REMO
IL MILIONARIO (con Jocelyn)
CONTO SU DI TE (con Jocelyn)
CLUB 92 (con Proietti e Magalli)
CIAO WEEK END (con Giancarlo Magalli, Heather Parisi e Michele Mirabella)
UNOMATTINA (dal 1999 regista e coautore)
UNOMATTINA Estate
TUTTOBENESSERE

Concerti e Special Musicali :
PFM • JULIO IGLESIAS • MATIA BAZAR • COCCIANTE • PHIL COLLINS • SPANDAU BALLET • BAGLIONI • PETER GABRIEL • ENRICO RUGGERI • ROBERTO VECCHIONI • SIMPLY RED • POOH • OLIVIA NEWTON JONES

 

 

Creatività va di pari passo con fantasia e subito penso ai bambini, che dovrebbero essere i protagonisti assoluti in questo campo. Abbiamo allora approfondito il tema di questo numero con un esperto del settore, Beppe Bosin, regista ed autore di programmi televisivi per bambini e ragazzi, attualmente impegnato nella squadra del canale satellitare a pagamento Disney Channel di SKY TV.

Dottor Bosin, come è la tv per i più giovani?
«Chiariamo anzitutto una cosa: non esiste più la cosiddetta “TV dei Ragazzi”, della quale molti di noi adulti conserviamo un piacevole ed indelebile ricordo e non solo perché legato alla nostra fanciullezza. Cioè non esiste più uno specifico spazio programmato in televisione, perché è scomparsa una fascia di programmazione, prima solo pomeridiana e poi anche mattutina, dedicata esclusivamente ai ragazzi. Per decenni la “TV dei Ragazzi” è stata un’istituzione. Ma ora ci sono al massimo dei programmi adatti ai ragazzi e nel pomeriggio, anche sui canali del servizio pubblico, vengono trasmessi programmi di tutt’altro tipo. Ci sono solo delle eccezioni, come la famosa “Melevisione” di Rai Tre o i semplici cartoni animati. Altri programmi, trasmessi dalla Rai, come “Club Disney”, che seguo io, oppure “Art attack”, sono prodotti dai canali satellitari e venduti alla televisione pubblica. Ora, nelle fasce pomeridiane, storicamente dedicate ai più giovani, vediamo trasmissioni di cronaca e costume, tipo “La vita in diretta”. Oggi, quindi, i ragazzi devono seguire la tv su satellite, rivolgendo la propria attenzione a “Cartoon Network”, “Disney Channel” oppure “Fox Kids”. La situazione non mi sembra particolarmente brillante, anche considerando il fatto che la maggioranza delle famiglie italiane non fruisce di un abbonamento alla tv satellitare. Credo che ogni persona di buon senso, genitore o meno, dovrebbe sentirsi toccato dalla qualità e quantità di informazione televisiva fruita dai più giovani, dato il grande potere che i mass media hanno sulla formazione dei nostri ragazzi».

Sappiamo tutti che la televisione tende a rendere passivo lo spettatore: questo pericolo diventa maggiore con i ragazzi sotto i dodici anni, che non hanno ancora una capacità critica ed una personalità abbastanza forte da saper filtrare i messaggi che arrivano dallo schermo. Esiste la possibilità di rendere la televisione più creativa e rispettosa verso i bambini?
«Bisogna essere realisti: per come è fatta adesso la televisione, puntando quasi esclusivamente all’intrattenimento del piccolo spettatore attraverso i cartoni animati, devo dire che la quasi totalità dei programmi proposti favorisce la passività dei bambini. C’è qualche eccezione che tende a stimolare la partecipazione del ragazzo, ma sono solo dei tentativi di tenere in vita e di attualizzare vecchi programmi che andavano in onda diversi anni fa. D’altronde noi operatori del settore siamo consapevoli di non dover cadere nel pericolo opposto. Infatti, oggi i bambini arrivano al pomeriggio già appesantiti dall’essere inquadrati in un meccanismo di vita molto pesante, con una frequentazione della scuola sempre più spesso a tempo pieno, impegnati in mille altre attività complementari, sportive e non. È un fatto concreto che anche i più giovani vivano una giornata spesso troppo fitta di impegni, che li fanno arrivare a casa stanchi e stressati. Tenendo conto di tutto questo, credo che la televisione debba riuscire a trovare un giusto equilibrio, fornendo un prodotto che non spinga i ragazzi ad addormentarsi passivamente davanti alla tv, ma che, allo stesso tempo, non diventi un’ulteriore fonte di impegno. D’altronde questa dovrebbe essere una regola generale di ogni programma televisivo: creare il giusto mix tra stimolo ed intrattenimento, proponendo qualche spunto di riflessione e contemporaneamente uno spettacolo che distragga e rilassi.

Personalmente trovo tutta questa situazione come il frutto aberrante di scelte di vita e di una cultura completamente lontane dal vero senso della Vita. Sappiamo bene che il tesoro più importante di ogni essere umano sono le profonde energie personali che, se espresse nell’amore e nello scambio del rispetto reciproco, permettono di vivere un’esistenza immersa nella Pace, nella Gioia e nella Creatività.

Questo vale a maggior ragione per i bambini, ricchissimi di Vita e desiderosi solo di esperienze che fortifichino e sviluppino le loro forze vitali, quasi completamente inconsce. E cosa facciamo noi? Li ingolfiamo di nozioni razionali da apprendere, gli riempiamo le giornate di attività che si limitano a sviluppare i muscoli oppure li rendiamo ancora più passivi piazzandoli davanti alla televisione? Credo che sia giunto il momento di analizzare un po’ più criticamente il nostro quotidiano stile di vita».

Chi sono i personaggi dello spettacolo che riescono a comunicare di più con i bambini?
«Da recenti ricerche risulta che quelli più graditi dai piccoli sono Gerry Scotti, Michelle Hunziker e Paolo Bonolis, quest’ultimo con un passato importante nella tv dei ragazzi. Anche Fabrizio Frizzi è dotato di una grande capacità comunicativa. Recentemente i volti più popolari tra i più giovani sono Chiara Tortorella e Massimiliano Ossini del programma “Club Disney”, Giovanni Muciaccia di “Art Attack” e Carolina Di Domenico, professionalmente cresciuta grazie al ruolo di vj di MTV”.
 



CHI E’ BEPPE BOSIN

41 anni, ha iniziato l'attività televisiva una ventina di anni fa nelle redazioni dei programmi di Raiuno. Dal 1993 si occupa di testi di programmi televisivi.

Eccone alcuni da lui firmati:
TV DEI RAGAZZI
DISNEY CLUB (10 edizioni)
ZITTI TUTTI (preserale di Raiuno dedicato ai ragazzi)
UNO PER TUTTI
SOLLETICO (3 edizioni)
MISS ITALIA (2 edizioni con Fabrizio Frizzi)
MISS ITALIA NEL MONDO (3 edizioni con Carlo Conti)
TELETHON (3 edizioni con Milly Carlucci)
PER TUTTA LA VITA (con Fabrizio Frizzi)
VA ORA IN ONDA (con Carlo Conti)
COCCO DI MAMMA (con Carlo Conti)
SEX AND THE CITY (TMC)

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Vari format su reti satellitari


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