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Voglio una vita a colori

Come essere felici. Lo abbiamo chiesto ad uno psicoterapeuta e ad un sacerdote missionario

Mer 01 Dic 2004 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile

Ieri mattina, mentre ero a tavola in cucina per fare colazione, il mio secondogenito di quattro anni, appena alzatosi dal letto, mi ha portato un disegno che aveva fatto il pomeriggio precedente.

È stato bello cominciare la giornata così, ed è stato significativo che non me lo abbia dato la sera prima. Perché è veramente incoraggiante che un bambino, il mio bambino, mi voglia dire buongiorno con un arcobaleno. Sì, perché su quel foglio c’era disegnato un coloratissimo arcobaleno che, impreziosito dal gesto d’amore dell’autore, era davvero il miglior modo possibile di iniziare la giornata. Ma a guardarlo bene era un arcobaleno particolare: splendeva nel cielo e da una parte aveva delle scale. Sono rimasto stupito ed affascinato, ma subito mi è apparso chiaro il messaggio.

Tutti vorrebbero vivere una vita colorata e gioiosa come solo un arcobaleno sa ispirare. Spesso però questo desiderio, tra una tempesta e l’altra della vita, appare come un miraggio e scompare appena s’intravede un po’ di sereno.

COSÌ È POSSIBILE
Niente paura però, perché ci sono le scale e sull’arcobaleno si può salire. Credo che valga davvero la pena fare un po’ di fatica per arrivare a vedere e vivere la realtà in un modo più vivace e positivo. Nella mia vita per lunghi anni, anche quelli dell’infanzia, durante la quale si dice che dovrebbe sempre splendere il sole, ho vissuto spesso tempi brutti. Non pace ma tensione, non gioia ma tristezza, non spensieratezza ma preoccupazione, non gaiezza ma solitudine. 
Pochi arcobaleni, tanti temporali.
Ma c’è stato il momento della rinascita, la possibilità di salire sulla scala dell’arcobaleno: aiutato da persone con grande cuore e grande competenza, ho inquadrato l’orizzonte nitido, scommesso sulle mie qualità e creduto fermamente nell’onnipotenza dell’Amore. Una volta iniziata la salita, già dai primi scalini la prospettiva è cambiata, il cielo si è rischiarato, la fiducia è tornata. Certo, all’inizio ero ancora in basso, ma già pieno di speranza. Una speranza che giorno dopo giorno, preghiera dopo preghiera, ad ogni inganno affrontato, diventa luce. Molte volte però è persino difficile credere che esiste un arcobaleno, figuriamoci sperare in una scala per risalire la china!

L’AMBIENTE NON AIUTA
C’è molto pessimismo in giro, troppi musi lunghi, pochi sorrisi e tanta paura. Nella vita di tutti i giorni m’imbatto sempre più spesso in persone demotivate, frustrate, insoddisfatte, in una parola infelici. Forse anche tu che stai leggendo non ti senti proprio realizzato/a, ti accorgi che la vita ti scorre tra le mani come un soffio, le giornate sempre uguali e spesso vuote. Per carità, gli impegni non mancano, si va sempre di corsa, sempre a corto con il tempo, ma siamo più preoccupati che occupati.

Probabilmente sei preoccupato di come dovresti essere, di quello che dovresti fare, degli impegni da rispettare e degli obblighi da mantenere, del mutuo da pagare o del posto dove parcheggiare tuo figlio mentre sei impegnato in importantissimi appuntamenti di lavoro.
 

OBIETTIVI NON NOSTRI
Ma sei occupato per te, per la tua persona, per la tua anima, per le tue esigenze profonde e per le tue aspirazioni più autentiche? Da quanto tempo non ti concedi un po’ d’ascolto? Ricordi quando hai cominciato a rinunciare a te stesso per non avere problemi con gli altri o per irrinunciabili “interessi superiori”? Conosco tante, tantissime persone impantanate nella falsità e nel grigiore della vita quotidiana. Ma non se ne accorgono!

Sono troppo prese, troppo impegnate a raggiungere gli obiettivi fissati da una cultura edonistica e consumistica che le ha imprigionate. Solo quando dal pantano, dove si dibattono con il coltello tra i denti contro presunti avversari e concorrenti, entrano nelle sabbie mobili che le risucchiano nel buio, allora forse cominciano ad aprire gli occhi ed a cercare una soluzione.

A quel punto le sabbie mobili della depressione ormai le hanno catturate.

LA PAROLA AGLI ESPERTI
A questo punto c’è sembrato utile prendere in considerazione le riflessioni di due esperti della materia, cominciando con il riportare un brano di un articolo scritto dal Dott. Luigi Di Giuseppe: «Molte persone soffrono giorno dopo giorno per tutta la vita, immerse in un grigiore permanente che nei casi peggiori può trapassare nella completa oscurità. Sono imprigionate nel “buco nero” della depressione.

Chi soffre così sa bene che c'è qualcosa in lui che non va, ma non è detto che chiami questa condizione malattia. (…) In una società dove giovinezza, forma fisica, salute ed efficienza occupano i posti più alti nella scala dei valori, la depressione rappresenta una grossa minaccia. (…)

Ed è anche per questo motivo, per questa discriminazione, che molti depressi raccolgono tutte le loro forze per cercare di mantenere all’esterno una apparenza di normalità.
Cercano disperatamente spiegazioni plausibili del loro stato: una volta è la cattiva stagione (la pioggia in fondo deprime anche gli altri), una volta il raffreddore, un'altra è che hanno dormito male o hanno mangiato qualcosa di guasto, oppure hanno litigato col principale. E quando poi non sanno più a che cosa appigliarsi, dichiarano di essere pessimisti per natura. Ma qualunque sia la scappatoia trovata, lo scopo è sempre lo stesso: illudersi che in fondo non sia nulla».

(“Depressione: l’incapacità di essere felici” Dott. Luigi Di Giuseppe - Psicologo, Psicoterapeuta = fondatore del sito www.Psiconline.it)

Queste parole ci aiutano a fare un po’ di chiarezza sui sintomi e sugli atteggiamenti di chi è coinvolto in questa sofferenza.

Ma quali ne sono le radici? E, soprattutto, come se ne esce?
Per rispondere a queste domande ci rivolgiamo ad una persona davvero speciale che, con la sapienza che gli viene dalla Fede e da una lunga esperienza al servizio dei sofferenti, ci aiuta ad entrare nel profondo della problematica. Abbiamo intervistato Padre Angelo Benolli, sacerdote missionario ed esperto in scienze dell’educazione, fondatore della Onlus Italia Solidale, autore tra l’altro del bellissimo libro Uscire da ogni inganno, che vi presentiamo nel box a lato.

«Anzitutto dobbiamo affermare che la depressione è una non espressione delle energie individuali, che trova le sue radici nell’esperienza di relazioni umane non fondate sull’amore e sul rispetto delle proprie energie personali. La persona che, soprattutto nei primi anni di vita, ha sofferto di questa mancanza di qualità nelle relazioni primarie, rimane delusa e ferita, mettendo inconsciamente in atto dei meccanismi di difesa.

Questi, che in origine sono strategie che l’individuo ferito pone in essere per difendersi, nel tempo si strutturano diventando dei condizionamenti inconsci che impediscono l’espressione delle forze individuali. Dunque, una mancanza d’amore subita si trasforma in un’incapacità d’espressione.

LA CULTURA È DEPRESSA
Andando ancora più all’origine del problema, c’è da tener presente che la grande e continua diffusione della depressione ha le proprie basi in secoli di falsità e di violenza nella considerazione della Persona. Ognuno di noi, al di là del credo religioso, ha come essenza costitutiva cinque forze, tutte inconsce, che sono in strettissima interrelazione tra loro e che costituiscono il 90% delle nostre energie: la forza di Dio (presente in ogni nostra cellula), l’anima, la sessualità, i nervi ed il corpo, che da ultimo comunica con la mente, la razionalità, che costituisce il restante 10% dell’energia di un essere umano.

Se guardiamo alla storia ed all’evoluzione culturale del nostro mondo occidentale, ci rendiamo conto che, da diverse angolature, la scienza da una parte e un certo tipo di spiritualità dall’altra, hanno rispettato pochissimo questa natura dell’uomo e della donna. Il risultato di un’antropologia depressa in sé, lontana dalla vita e dalla natura, non poteva che produrre una cultura ed una società che porta alla depressione. Oserei affermare che, se la sofferenza derivante dalla depressione può esserci utile per aprire gli occhi e tornare alla Vita, allora ben venga!

NATURALE CONSEGUENZA
Bisogna rendersi conto che: se queste forze di una persona non sono state sperimentate nel tempo giusto e nel modo giusto per mancanza di relazioni d’amore e di rispetto. Se la famiglia, la scuola, la cultura, la società, il lavoro non sono imperniati in scambi umani fondati sul rispetto di queste energie così come sono state create, e non certo interpretate secondo le teorie e le falsità della maggioranza; se tutto questo è vero, la conseguenza normale è la depressione. Non può essere altrimenti. Dunque, fino a quando non ci si renderà conto di tutta la falsità e violenza in cui siamo immersi, è giusto e normale che ci sia la depressione».

Padre Benolli, ora devo farle una domanda cruciale: come si può uscire dalla depressione?
«Da soli è impossibile. È necessario incontrare persone competenti e libere, che sperimentano concretamente pace, gioia e amore nella loro esistenza. Per uscirne è indispensabile affrontare la propria storia, andando a vedere in che modo ed in che tempo è stata colpita la tua Persona, con l’obiettivo di recuperare e rigenerare quelle forze ferite perché non rispettate. Ci vuole molta preparazione, fede ed amore da parte di chi vuole aiutare. Non basta certo una laurea, ma bisogna essere in grado di avere con il paziente un rapporto basato sull’amore e sul rispetto. Chi dice di curare la depressione incentrandosi sui farmaci, è un mistificatore, così chi si nasconde dietro una falsa spiritualità fatta solo di riti e preghiere senza entrare nei traumi reali della persona. Inoltre bisogna essere in grado di vedere sia i particolari sia l’insieme della storia del malato, valutando inoltre le sue forze e le connessioni esistenti tra loro. Ogni persona deve avere ben chiaro che il vero impegno, il suo unico e primario obiettivo dovrebbe essere quello di trovare e vivere la propria dignità, le proprie forze, la propria libertà. Altro che soldi, carriera, sesso senza amore, appartamenti, vestiti, ecc... Se tu fai esperienza delle tue forze allora avrai pace, non dipenderai più da nessuna cosa e da nessuna persona, vivrai da uomo o da donna; saprai con naturalezza amare ed aiutare, incontrare e scegliere la persona giusta della tua vita, stabilendo relazioni sane con gli altri, senza ferire e senza subire nessuno».

SOLO L’AMORE GUARISCE
Quelle pronunciate da Padre Benolli sono parole forti, vere, che ti smuovono le viscere. Ci fanno comprendere che è finito il tempo delle teorie e dei compromessi, dei luminari e dei guaritori che pretendono di risolvere tutto dandoti la pillola della felicità. Certo, nei casi più gravi o nelle situazioni più critiche gli psicofarmaci possono essere d’aiuto, ma di fronte alla sofferenza occorrono risposte forti ed autentiche. Di fronte alla Vita bisogna mettere da parte tutti i pensieri e le opinioni, puntando con decisione sull’unica cosa che conta, l’Amore.

Dopo aver sentito queste parole, mi è chiaro che ognuno, quando è solo con se stesso, deve fermarsi a riflettere sulla propria storia, ad accarezzare la propria anima e chiedersi: dove e come si è interrotto il rapporto con Dio; come e perché la propria forza sessuale, nata per esprimersi solo nell’amore e nel rispetto, si è ridotta al soddisfacimento di un piacere o al senso di possesso su un'altra persona; quando il nostro sistema neurovegetativo si è trasformato in un campo di macerie pieno di strozzature e tensioni che ci immobilizzano e fanno ammalare il nostro corpo, sempre in bilico tra gastriti, cefalee, influenze, allergie, fino all’autodistruzione del tumore; perché la nostra mente, destinata al servizio dell’espressione delle nostre risorse, è così spesso turbata da pensieri negativi ed ossessioni, dall’ansia e dal panico, dall’insicurezza e dalla paura. Però per chi ha toccato il fondo, deve pur esserci una via di uscita!

È importante che ognuno si chieda cosa ne è dei propri talenti, delle proprie energie, a chi o a che cosa le ha sacrificate, e perché sempre più spesso non riesce ad esprimerle anche se lo vuole. Ognuno ha il diritto – dovere di interrogarsi se è questa di oggi la vita che gli spetta, oppure se la sua natura lo chiama inderogabilmente alla pace ed alla gioia. Non possiamo davvero più adattarci alle esigenze di tutti e “far buon viso a cattivo gioco” di fronte alle oscenità ed alle violenze nelle quali c’imbattiamo ogni giorno. Insomma, è ora di uscire dalla falsità! Perché ogni volta che non siamo noi stessi, che facciamo finta di non vedere o di non sentire, che non prendiamo posizione, o ci adattiamo, o ci prostituiamo, o scendiamo a compromessi, o anche solo non ci ribelliamo alla violenza ed alle menzogne che vediamo in televisione, siamo falsi. E tutto questo non solo è ignobile, ma è anche deleterio, dato che porta alla distruzione delle forze, fino alla depressione. Infatti, ogni volta che siamo falsi diventiamo anche un po’ più depressi. Qualche volta, armati di buona volontà, abbiamo tentato di reagire, ma è facile scoraggiarsi. Quanti dei buoni propositi che ci facciamo vanno ad infrangersi nella vita di tutti i giorni, annullati dai mille condizionamenti, consci ed inconsci, che ci portiamo dentro? Dobbiamo essere concreti. Se i nostri condizionamenti sono così profondi da impedirci di scegliere la Vita piuttosto che perseverare nella falsità, non abbiamo molta scelta. O facciamo un serio cammino di liberazione oppure sarà la malattia incombente a fornirci un’occasione di rinascita!

Dunque forza ed animo! È davvero consolante scoprire che dentro di noi ci sono delle forze immense ed ordinate che aspettano solo di essere rispettate e liberate per condurci alla Vita vera, alla felicità. Dobbiamo crederci, lo dobbiamo a noi stessi. Puntiamoci senza nessun dubbio o incertezza, lo meritiamo! Solo così potremo tornare a sperimentare tutta la pace, la gioia e la creatività che sono connaturate con il nostro essere uomini e donne. Solo allora spunterà di nuovo l’arcobaleno nel nostro cielo e, gradino dopo gradino, potremo risalire per vivere la nostra vita a colori.


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