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Le Banche non perdono il vizio

Salvato con i soldi pubblici, il sistema bancario mondiale si subito rimesso a speculare, dimenticando di aiutare la ripresa di aziende e cittadini

Lun 01 Mar 2010 | di Armando Marino | Soldi

Le banche sono come i gatti: le puoi anche gettare giù, cadono sempre in piedi. E hanno pure nove vite. L’hanno dimostrato quegli istituti dissanguati da investimenti dissennati e mala gestione premiata con bonus miliardari. I governi le hanno salvate dal fallimento con i soldi dei cittadini e loro cosa hanno fatto? Si sono rimesse a fare investimenti ad alto rischio e a premiare chi le gestisce con bonus miliardari.

COMMISSIONE MASSIMO SCOPERTO: ABOLITA, RIENTRA DALLA FINESTRA

Del resto è facile vivere da cicale, senza troppe preoccupazioni per il futuro, quando le tue fonti di guadagno sono come le teste della mitica idra: ne tagli una e quella ricresce immediatamente. Ed è proprio quello che è successo con le commissioni di massimo scoperto, un piccolo e scandaloso parassita che da tempo si annida nei nostri estratti conto. Ecco che cos’è in due parole: a chi ha un conto corrente può capitare di prelevare denaro e andare “in rosso” sul conto corrente. Operazione da cui le banche avevano trovato modo di guadagnare due volte: la prima chiedendo il pagamento di interessi per l’anticipo di contante (salati, fino a qualche mese fa mediamente superiori al 12 per cento), la seconda applicando una commissione di massimo scoperto, una sorta di diritto per il solo fatto di aver messo a disposizione del denaro.
A fine 2008, il decreto cosiddetto Tremonti bis ha praticamente abolito la commissione di massimo scoperto, ribadendo poi la cancellazione del balzello nel 2009, quando il decreto è stato convertito nella legge numero 2/2009. Cosa stabiliva questa norma? Che la commissione di massimo scoperto doveva scomparire dai conti senza fido. E, come deciso con un altro decreto, il Tremonti Ter, limitarsi a un importo massimo dello 0,5 per cento per quelli con il fido. E per di più, applicabile solo quando si supera la disponibilità del conto per più di 30 giorni.

LA BEFFA AL PARLAMENTO
È incredibile il modo in cui le banche hanno tranquillamente spernacchiato la volontà del Parlamento. Dopo il luglio 2009 la commissione di massimo scoperto è effettivamente scomparsa. Ma, sorpresa, sono apparse altre spese, indicate sull’estratto conto con nomi diversi, ma davvero poco fantasiosi. Qualche esempio: la Cassa di Risparmio di Firenze ha inventato lo “scoperto di conto”, Intesa San Paolo si è sforzata quasi per niente con la sua “commissione per scoperto”. E il Credito Bergamasco invece ha dato il massimo, coniando la “indennità per lo sconfinamento”. “Ma la beffa peggiore – spiega Ivano Daelli, responsabile Economia e finanza di Altroconsumo - è che nel 60 per cento dei casi, le nuove spese sono maggiori di quelle precedenti».L’associazione nello scorso settembre ha fatto uno studio in proposito, calcolando quanto pesano le nuove commissioni per i maggiori istituti bancari. Come si vede nella tabella sotto, il risultato è sconcertante. La commissione abolita per legge è sopravvissuta praticamente dappertutto e in molti casi è aumentata. C’è chi, come Bnl, l’ha sfacciatamente mantenuta uguale. Altri, come il Monte dei Paschi, sono passati da circa 40 euro fino a 50. E per di più imponendo un diritto fisso, non più parametrato a importo e giorni di scoperto. C’è poi chi, come Credem e Popolare di Sondrio in alcuni casi ora arrivano a chiedere 100 euro tondi tondi. Un salasso notevole. E illecito secondo Altroconsumo, che ha denunciato la vicenda all’Antitrust che ha aperto un’istruttoria.

I CONTI CORRENTI
E nello scorso dicembre l’authority ha tratto conclusioni durissime con una segnalazione inviata al Governo, al Parlamento e alla Banca d`Italia, al termine di un monitoraggio sulle condizioni alla clientela applicate da sette Istituti bancari, rappresentativi dell’intero settore. Il risultato è scandaloso. Le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative, e di brutto: dal doppio fino a 15 volte più elevate di quelle prima della legge. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle precedenti, mentre solo in un caso sono più vantaggiose.
Letto questo parere, il Codacons ha chiesto all’Antitrust di multare le banche per un miliardo di euro. Al momento in cui scriviamo però non ci sono decisioni in proposito.

CONTI CORRENTI SEMPRE PIÚ COSTOSI
E la commissione di massimo scoperto non è certamente l’unica trappola a cui fare attenzione quando si va allo sportello. Le banche nell’epoca della crisi sono diventate decisamente più voraci. Se, da una parte, le normative diventano sempre più stringenti (ad esempio è entrata in vigore la direttiva Ue che prevede l’accredito di bonifici con valuta massima di tre giorni), dall’altra gli istituti stanno aumentando ogni genere di spesa per recuperare margini di guadagno. Nel 2009 il costo dei conti correnti è aumentato in media del 5 per cento, grazie al rincaro di spese come gli interessi sullo scoperto, i costi per pagare le bollette attraverso il conto, la commissione per le operazioni allo sportello. E contemporaneamente, la remunerazione dei soldi che si lasciano in deposito si è praticamente dimezzata.
La media degli interessi che vengono pagati al cliente per le giacenze è scesa dallo 0,07 allo 0,035. Con tassi e spese così elevati, il “Corriere Economia” ha calcolato che ci vogliono in media 611mila euro di deposito per ottenere un euro di interesse. Anche contro questo salasso l’unica soluzione è scegliere conti con costi a pacchetto e stare attenti a non superare il numero massimo di operazioni previste, puntare rigorosamente sul conto on line (che in genere ha costi ridotti), entrare il meno possibile nell’agenzia e scegliere chi offre zero costi per i prelievi con il bancomat.

CAPITOLO MUTUI: FISSO O VARIABILE?
Anche qui bisogna stare molto attenti ai costi nascosti. Ultimamente è aumentata molto la forbice tra il tasso variabile e quello fisso. Un altro trucco delle banche: con i tassi di interesse così bassi (l’Euribor è inferiore a mezzo punto percentuale), sarebbe il momento di chiedere un tasso fisso. E invece il tasso fisso è carissimo, in genere oltre il 5%, quindi decisamente non conveniente. Molti dunque puntano sul variabile che offre rate bassissime al momento. Ma bisogna considerare che il tasso è a livelli così bassi che può solo salire nel medio periodo. Le banche offrono allora altre forme di mutui per chi non può permettersi oscillazioni pericolose verso l’alto della rata. Si tratta di offerte che mescolano le caratteristiche di fisso e variabile. E sono, quasi sempre, decisamente costose.

MUTUO CON CAP: PARACADUTE COSTOSISSIMO
La più diffusa è il variabile con Cap, cioè un mutuo con un tasso che segue le variazioni del mercato, ma che da contratto non può salire oltre un tetto prefissato. Per avere questo “paracadute”, il cliente paga però in genere un punto percentuale in più da subito. Il problema è che il tetto massimo, il Cap appunto, è generalmente fissato al 5,50 per cento. Cioè vicino praticamente al massimo raggiunto dai tassi negli ultimi 15 anni. Dunque, salvo enormi sconvolgimenti economici, è molto probabile che si paghi il mutuo molto caro per avere un paracadute che non si avrà mai bisogno di aprire.

ALTRE OPZIONI: ALTRI RISCHI

L’altra offerta, il mutuo con l’opzione di passare dal fisso al variabile, è altrettanto costosa e inutile. Perché in genere fisso e variabile salgono insieme. Dunque, se il variabile dovesse salire molto, ci si troverà quasi certamente a passare al fisso con condizioni peggiori di quelle che si avrebbe scegliendo un fisso da subito.
Infine l’offerta di mutuo variabile con rata costante. Il meccanismo apparentemente è semplice e “indolore”. Se i tassi aumentano, la rata rimane fissa e si allunga la durata. Sulla carta sarebbe una scelta ottima. Ma c’è un pericoloso rovescio della medaglia. Nella maggior parte dei casi, c’è una durata massima del mutuo (esempio, si può allungare da 25 a 30 anni) superata la quale o ci si ritrova con una maxi rata da pagare alla fine (e questa è l’opzione meno rischiosa in fondo) o scatta un meccanismo perverso nel ricalcolo della rata. Che è sempre composta da una quota di restituzione del capitale e un’altra di interessi: ad esempio, di solito, se la rata è di mille euro, potrebbe essere composta da 400 euro di restituzione del capitale e 600 di interessi. E man mano che si restituiscono i soldi, aumenta la quota capitale e diminuisce quella interessi. Ma, di fronte a forti aumenti dei tassi, pur restando di mille euro la rata, potrebbe aumentare di molto la quota interessi, rallentando la restituzione del capitale. E allungando a dismisura la durata del mutuo.

 


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