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Scacco matto alla natura

L’avidità umana incapace di rispettare la meraviglia del creato

Lun 01 Mar 2010 | di Claudio Cantelmo | Ambiente

Non solo panda, ma anche orsi polari, pinguini, tigri e rinoceronti, insieme ad italianissimi aironi, pipistrelli e lucertole. Tutti a rischio sparizione. Per non parlare delle rondini: per ogni cento che arrivavano vent’anni fa, ne mancano quaranta.
È unanime l'opinione degli scienziati: stiamo entrando in un periodo di estinzione di massa, come non si verificava probabilmente dall'era dei dinosauri. Una crisi che potrebbe avere effetti disastrosi sulle future riserve alimentari, sull'acqua che beviamo e l'aria che respiriamo: insomma sull’intero ecosistema.

La colpa? Nostra, ovviamente
Svariati i motivi, ma tutte nostre le responsabilità: la crescita continua della popolazione dall’insostenibile stile di vita, l’estensione delle aree urbane a scapito delle zone verdi, l'aumento della produzione di rifiuti e sostanze chimiche tossiche (tanto per avere un'idea, la quantità di pesticidi immessi sulle coltivazioni è aumentata di 26 volte negli ultimi 50 anni); i vari conflitti internazionali e molti altri ancora.
Mammiferi, rettili, anfibi, pesci e piante, nessuna categoria d’essere vivente viene risparmiata: su un totale di 47.677 specie incluse nella lista dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ben 17.291, pari al 36%, risultano minacciate, con gli anfibi a detenere il triste primato delle specie pericolanti. Secondo il Wwf, i molteplici effetti del riscaldamento globale sui diversi ambienti del pianeta si incrociano e si potenziano reciprocamente, creando per l’habitat naturale un mix micidiale. Se non verranno presi provvedimenti subito, sentenzia l’associazione per la salvaguardia della natura, le temperature terrestri supereranno la soglia pericolosa dei +2 gradi entro il 2050, e molte specie, compreso l’uomo, saranno in pericolo.

L’ecosistema? Me lo magno!
E dove non può l’inquinamento, riesce benissimo la stupidità umana: al grido di «Salviamo la natura? Meglio il sushi!», continua la strage di balene e tonno rosso (presenze -85%) per soddisfare i palati più esigenti e scriteriati; avanti tutta con la caccia al rinoceronte, quasi estinto per le presunte proprietà afrodisiache del suo corno, per non parlare della tigre: i fratelli di Shere Kahn, dai tempi di Mowgli, sono diminuiti del 95%. Anche loro, oltre che per problemi ambientali, a causa della disgraziata favola che cibarsi del loro pene garantisca notti bollenti ai bolliti pseudomaschi occidentali. L’avorio schizzato a 750 dollari al kilo, poi, è notizia che ha gettato nel panico la sempre più esigua comunità degli elefanti. I pachidermi hanno pure saputo che Tanzania e Zambia vogliono riaprire loro la caccia e, comprendiamo, la notizia non li ha lasciati tranquilli.

Estinzione tricolore
E l’Italia? Nonostante il Bel Paese detenga un terzo della specie animali europee (ne abbiamo 57mila) e la metà delle specie floristiche (5.600), risultando quindi tra i più ricchi al mondo dal punto di vista delle biodiversità, l'esposizione a rischio di piante e animali è notevole pure da noi. Rischiamo di veder sparire dallo Stivale ben 266 specie considerate dagli esperti internazionali sull'orlo dell'estinzione o già estinte, come ad esempio l'avvoltoio monaco o il gobbo rugginoso, una bellissima anatra dal becco turchese.
Stanno per uscire dall'arca italiana molte specie marine, tra cui squali, mante, delfino comune, foca monaca, tartarughe marine, balenottera comune e decine di uccelli che frequentano i nostri laghi e stagni, oltre agli orsi e le lontre, e persino lupi, aquile e stambecchi. Insomma, siamo un Paese ricco di natura, ma rischiano di perderla, e non bastano buoni propositi ma occorrono interventi seri e mirati per la proteggezione e la salvaguardia del territorio, della cui integrità siamo responsabili nei confronti degli altri esseri viventi e dei nostri discendenti. Anche l'uomo è parte della natura e ha diritto alla vita e allo sviluppo, ovviamente, ma noi siamo l'unica specie che abbia la possibilità di valutare le proprie azioni consapevolmente e di discuterne su un piano globale. Possiamo fare tanto, basterebbe solo un po' più di interesse e collaborazione per ottenere grandi risultati.
 



STOP AL MIOPE STERMINIO
I fondali della Penisola stanno per dire addio alla balenottera comune, al delfino comune e il tursiope, il grampo, l'orca, la foca monaca, la tartaruga marina caretta caretta e la tartaruga liuto (sporadica sulle nostre coste). Minacciate anche numerosissime specie di squali, le mante e le due specie di cavalluccio marino. Un elenco che denuncia come la distruzione degli ambienti costieri, la pesca non selettiva e l'inquinamento siano fattori di rischio mortali per il nostro ambiente marino.
 



FIUMI DI VELENI
Triste la sorte anche dei nostri corsi d’acqua, avvelenati dagli scarichi industriali o trasformati in fognature a cielo aperto: delle circa 50 specie autoctone di pesci che vivono nei nostri fiumi, laghi e lagune, 3 si sono già estinte e 22 sono, a diverso grado, in pericolo di estinzione. Tra le specie più minacciate ci sono l’anguilla, il ghiozzo di ruscello, il panzarolo, il carpione del Garda e di Fibreno, la trota marmorata e macrostigma, lo storione cobice.
 



ADDIO SUI MONTI
Gli animali più rari e minacciati sul territorio italiano sono quelli che vivono in montagna, soprattutto nei grandi parchi nazionali come gli stambecchi del Gran Paradiso, le linci e le lontre, l'astore delle foreste di conifere, il falco pellegrino. Ormai quasi estinto il gatto selvatico, che un tempo popolava boschi e selve delle Alpi e di tutta la dorsale appenninica.
Il suo aspetto ricorda quello di un gatto soriano, ma ha la testa più grande e il pelo più scuro ed è di taglia notevolmente più grossa.

 

 


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