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Nucleare errori eterni

Una scoria è per sempre. come i debiti per costruire, gestire e smantellare le centrali. La peggiore eredità per chi verrà dopo di noi! Ma allora perché le vogliono costruire? Sono un’incredibile fonte di soldi e potere

Gio 01 Mag 2008 | di Francesco Buda | Energia
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Niente ormai dura, rapidissimamente ogni cosa sorge e tramonta, tutto passa come nello zapping televisivo. Ma il telecomando è in mano a pochissimi e i costi sulle spalle di tutti. Solo il nucleare resta. Ecco il grande primato delle centrali atomiche. Presentate come gioielli tecnologici, come i diamanti, sono per sempre: lasciano scorie radioattive eterne, gravi problemi di sicurezza e debiti alle comunità nazionali. Offrono però ottimo materiale per gli armamenti, l'unico vero modo di “smaltire” certi rifiuti. Si tratta di scelte irreversibili e a studiarsi i dossier sui programmi nucleari in giro per il mondo, si resta allibiti. Incertezze, sonore cantonate tecniche ed enormi perdite finanziarie (anche per i costruttori e venditori di centrali), gravi e sistematici ritardi, goffi inciampi nella progettazione e realizzazione. 

Scorie eterne che non si sa dove e come sistemare
Non si sa come e dove mettere scorie e rifiuti radioattivi. In Francia, la più nuclearizzata d'Europa, ancora non esiste un deposito definitivo. Alimentate da materiali non previsti dal Creatore sulla crosta terrestre, queste centrali generano scarti con radioattività che dura millenni. E, a dirla tutta, non si sa nemmeno dove e come attingere l'uranio necessario a mandare avanti i 438 reattori attivi sul pianeta. Ulteriore beffa della mania atomica, forse la peggiore, è il rallentamento della ricerca e degli investimenti sulle fonti energetiche rinnovabili. Il Prof Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica, è dovuto emigrare all'estero per vedere seriamente concretizzato il suo progetto di specchi solari termodinamici, capaci di trasformare i raggi solari in elettricità disponibile e a basso costo.

L'atomo non dà indipendenza energetica, ma crea debiti
La osannata quarta generazione di reattori nucleari nessuno l'ha ancora vista. Ci vorrà almeno il 2030 per vedere qualcosa di concreto. E l'unico progetto di centrale nucleare europea “nuova”, attualmente in costruzione in Finlandia, in 18 mesi ha già sforato le previsioni di spesa del 25% (3 miliardi di euro). Emorragia finanziaria che rischia di abbattersi sulle tasche dei cittadini francesi, visto che il loro Governo detiene il 90% della Areva, la società venditrice dell'impianto. Noi, invece, stiamo ancora pagando lo smantellamento delle centrali dismesse, attraverso la “componente A2” della nostra bolletta della luce. Smantellamento, però, ancora lungi da essere completato.
Gli esperti onesti rilevano che è un mito anche l'indipendenza energetica laddove hanno puntato massicciamente sul nucleare. Non negli Stati Uniti, costantemente affamati di petrolio. E nemmeno i francesi, che producono l'80% dell'elettricità con i loro 58 reattori nucleari. Basta guardare Eurostat, la banca dati statistica europea: nel 2005 i cugini d'oltralpe hanno consumato più petrolio di noi. I monsieurs dell'atomo hanno pure bruciato molto carbone, quasi quanto noi.
Si prevede inoltre che dovranno aumentare le importazioni di gas e sono esposti alle oscillazioni dei prezzi del petrolio proprio come noi, che da 20 anni ci sentiamo trattare come i parenti sempliciotti che hanno sprecato le magiche opportunità atomiche.

Ma quale convenienza? 
Di fatto, in Paesi che hanno il nucleare come Gran Bretagna, Germania e Belgio, il prezzo dell'elettricità è comunque sopra la media europea. Mentre in altri come la Grecia, senza neanche un reattore atomico, il costo del watt è vicino a quello francese.
E manca la prova che in Italia pagheremmo meno la bolletta elettrica tornando al nucleare. Anzi, con una centrale Epr, le più recenti, l'autorevole osservatorio sull'energia Aspo Italia stima che “si avrebbe un costo del kWh intorno a 85 euro/MWh, inclusa dismissione e gestione delle scorie”. Fermo restando che non è prevedibile con certezza quanto davvero costi, alla fine dei giochi, un impianto nucleare “dalla culla alla bara”. 

Enorme potere in mano a pochi... incentivati da noi
Altro costo pesante, difficile da quantificare ma altamente probabile, riguarda l'abnorme concentrazione di potere nelle mani di pochi. Da una parte i proprietari del mercato elettronucleare e dall'altra i loro referenti politici, che dovranno spendere – per conto della nazione – immensi fondi pubblici, cioè soldi dei contribuenti. Altrimenti gli impianti sono antieconomici per chi li gestisce. E sappiamo che spendere i nostri soldi dà molto potere specie se le opere sono titaniche e ventennali.
Stessa storia già vista con la “truffa” degli incentivi Cip6 caricati sulle bollette di tutti: nati per favorire le fonti rinnovabili, li hanno dirottati per foraggiare inceneritori e centrali a metano turbogas, che sputano migliaia di tonnellate di pericolose particelle. Altro costo nascosto potrebbe essere quello per la vigilanza e sicurezza. Si tratta insomma di una visione autoritaria della vita pubblica e dell'economia, in cui un pugno di potentissimi soggetti aprono e chiudono i rubinetti e tutti gli altri a pagare con soldi e salute scaricando scorie e debiti per generazioni e generazioni. Stanno raschiando il barile. Del resto, il nucleare, ha tutta l'aria di essere un bidone.  

 



I reattori non avranno più uranio
I reattori nucleari hanno bisogno di uranio. Considerando le stime di Électricité de France, il colosso atomico francese, e di Energy Watch Group, le riserve di questo materiale possono durare altri 60 anni. Ma se aumentano le centrali?

 


 

 

La Francia? Consuma più petrolio e spreca più di noi
Italiani ingenui, francesi scaltri e lungimiranti. Questo tormentone dei cugini cisalpini nuclearizzati e contenti non dice la verità. Oltre a non aver raggiunto l'indipendenza energetica, la sovrabbondanza di megawatt atomici non li ha stimolati al risparmio energetico. Consumano molto carbone e nel 2005 hanno consumato 92 milioni di tonnellate di petrolio contro le 83 dell'Italia. Hanno una rete elettrica colabrodo e sprecona: secondo EuroStat, la banca dati statistica europea, i nipoti di Napoleone hanno utilizzato la valanga di energia nucleare per produrre calore con un'efficienza finale inferiore alla nostra, davvero scarsa, il 28%, con perdite grosse tra distribuzione (6,2%) e servizi di centrale (5%). Le bollette energetiche nazionali dei due Paesi dimostrano la grande bufala: nel 2005 il disavanzo della bilancia commerciale nel settore energetico dovuto all'importazione di energia in Francia, nonostante il nucleare, è praticamente uguale a quello italiano.

 



Dal Cnr: non conviene
Si può affermare che il costo del nucleare è molto superiore alle alternative esistenti, se si considerano i costi esterni di tipo strategico, ovvero quelli necessari alla difesa delle centrali da attacchi militari o terroristici.

Francesco Meneguzzo
Centro Nazionale Ricerche - Firenze

 

 



Il nucleare? Un bidone
E ci costerebbecome 3 Finanziarie   
La massiccia rinuclearizzazione dell'Italia, come invocano molti leader, con gli attuali consumi porterebbe 15-16 reattori, in 4-5 siti su tutto il territorio nazionale, attraverso due fasi: nella prima dovrebbero partire i progetti di 6-8 grandi reattori da 1,2-1,5 gigawatt, dando priorità alle installazione nel centro sud. 
Nella seconda fase arriverebbero altri 6-8 reattori. Servirebbero almeno 40-50 miliardi di euro in almeno 20 anni per avere un costo del megawattora intorno ai 70-85 euro (attualmente è in media di 80 euro/MWh). Questo secondo Aspo Italia,  l’autorevole associazione che studia l'esaurimento delle riserve di gas e petrolio. Cifre abnormi, se si considera che la Finanziaria 2008 prevede una spesa di 16,7 miliardi di euro. Abnormi e sul groppone pubblico. Stiamo ancora pagando con le bollette Enel lo smantellamento e la messa in sicurezza dei cadaveri dei vecchi reattori. 


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