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Elettricità: la lobby che colpisce nell’ombra

La bolletta italiana costa il 30% in più della media europea. E lo stato e i produttori raddoppiano i loro guadagni

Mar 01 Lug 2008 | di Francesco Buda | Energia

Il costo della bolletta elettrica cresce a dismisura. Colpa del petrolio, vorrebbero far credere i colossi dell'energia. Ma la verità sembrerebbe un'altra: il mercato dell'energia è falsato, i grossi gruppi industriali e finanziari, complice lo Stato arbitro e giocatore allo stesso tempo, realizzano guadagni da capogiro senza reale concorrenza, i consumatori sono spremuti e tartassati.
Una fetta della torta la intascano poi alcuni Enti locali e le loro aziende energetiche municipalizzate, come Acea a Roma e Aem a Milano. Probabilmente, siamo di fronte ad un gigantesco bluff ai danni dei cittadini chiamato privatizzazione. L'annunciata panacea del libero mercato elettrico è una favola, ingegnosa ma feroce per i cittadini, specialmente quelli a reddito medio-basso. Il nuovo sistema tutto avrebbe regolato e migliorato – dicevano –, ma a conti fatti per le nostre bollette è un disastro, con costi pesanti per il nostro Paese e per la massa dei piccoli consumatori italiani. Ci hanno raccontato che finalmente avremmo potuto scegliere tra varie offerte di diversi operatori elettrici con vantaggi sulla bolletta. Nulla di fatto. Sembra una partita truccata dove pochi decidono e rastrellano ingenti capitali. Ora dopo ora. Kilowatt su kilowatt. «Non lo dice nessuno, ma è così», confida un alto dirigente di un colosso del settore. E il Governo ben sapeva, come Acqua & Sapone è in grado di documentare. L'operazione, partita nel 1999 è sfociata nella “liberalizzazione” del primo luglio 2007, con la possibilità per tutti di passare dal vecchio contratto Enel (con prezzi imposti dallo Stato) verso nuovi contratti con i produttori privati di elettricità nel mercato “libero”. Una vera bufala: quasi nessuno ha optato per la novità, a dimostrazione della scarsissima possibilità di ottenere sulla Borsa elettrica prezzi concorrenziali. Altro fatto molto grave è che tra gli azionisti privati delle società che trafficano energia in Italia ci sono anche stranieri (Francia, Spagna, Austria, Belgio) che dirottano all’estero il danaro degli italiani, senza rischiare nulla perché sono affari che danno guadagni sicuri. Abbiamo studiato la situazione con alcuni pezzi grossi del settore. Il giro è "ad alta tensione", per chi parla è meglio l'anonimato.

Nel 1998 pagavamo 280, oggi 459 euro
Fatti due conti, negli ultimi 10 anni la spesa media in un anno per utenza domestica è aumentata del 64% (oggi 459 euro contro 280 euro nel 1998). E le salassate non si sono placate con la liberalizzazione. Se questo primo luglio, data dell’apertura a tutti del mercato elettrico “libero”, è un anniversario che nessuno festeggia, ancora peggiore è il pesce d'aprile del 2004, quando è partita in Italia la Borsa dell’energia. Uno "scherzetto" che finora ci è costato carissimo: la spesa media annua per la corrente in casa dal 2004 ad oggi ha subìto un aumento del 37,9%, cioè oltre 126 euro in più rispetto a 4 anni fa. Questo soprattutto per gli spropositati rincari lanciati dai produttori. Infatti, dopo l’avvio della Borsa elettrica, ogni kilowattora domestico oggi lo paghiamo il 43% in più solo per costi di energia decisi da chi la produce, gli altri sono imposti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg).Si tratta delle altre voci in bolletta, aggiunte ai costi di energia: tasse (14%), costi fissi, spese della rete e incentivi statali Cip6 nati per le fonti rinnovabili ma girati su fonti "assimilate" che rinnovabili non sono (vedi pag. 62). Scandalosa pure la mini-mazzata per oneri nucleari: le centrali atomiche dismesse ci costano l’1% della tariffa domestica. In totale 500 milioni di euro dal 2000 al 2007.

Speculazioni sul bisogno di tutti
«In media l'energia elettrica da noi ora costa almeno il 25-30% in più rispetto alla media europea - sottolineano i nostri esperti -, è un sistema che tartassa pesantemente i più piccoli, la gente comune e le piccole aziende. Sotto c'è una vera speculazione – sbotta un dirigente elettrico -, con l'aggravante dello Stato che ci guadagna sopra (a caccia di soldi per tamponare l'inarrestabile debito pubblico) tra fisco e partecipazioni nelle società Enel, Eni, Endesa, Terna che esercitano posizioni dominanti nel mercato dove si elude sistematicamente una sana e vera concorrenza, privando la gente di una vera possibilità di ottenere prezzi contenuti».
Gravi devianze e distorsioni che fanno leva sul bisogno di tutti, quello di avere la luce in casa e a lavoro. Si tratta di servizi a rendita sicura, senza rischi per le aziende energetiche e con guadagni crescenti.

Pochi guadagnano moltissimo
Tutte le principali società del settore hanno visto crescere i propri utili, a cominciare da Enel ed Eni, che la fanno da padrone: a fine 2004 avevano utili netti rispettivamente per 2,54 e 6,778 miliardi di euro. Nel 2007 sono quasi raddoppiati: il guadagno di Enel è salito a 4,213 miliardi e quello di Eni a 10,011 miliardi. Edison nei primi sei mesi del 2006 ha realizzato un utile netto di 398 milioni di euro con un più 99% rispetto al 2005. I profitti di Sorgenia dal 2006 al 2007 sono saliti da 56 a 65 milioni di euro. Acea, la municipalizzata di Roma, è passata da 151 a 173 milioni di euro di utili dal 2006 al 2007. Qui è ancora più grave: il Comune guadagna sull'energia e sopra ci ricarica l'addizionale comunale.

Così gonfiano i prezzi
Nel 2004, quando partì il mercato elettrico, il prezzo del megawattora era intorno ai 50-55 euro. Oggi sta sugli 85-90 euro. Come mai? La Borsa elettrica doveva occuparsi di trovare l'offerta di elettricità per soddisfare il fabbisogno nazionale, zona per zona, in un sistema di libera concorrenza per spuntare i prezzi migliori a vantaggio di tutti.
«In realtà il meccanismo è studiato apposta per far pagare il più possibile i consumatori finali - afferma un professionsita del “giro”che compra e vende elettricità –, perché il prezzo tende ad essere quello più caro, cioè quello della centrale a costo più elevato, anche se parte del fabbisogno viene coperta da impianti che danno energia a prezzi più bassi». Funziona così: ogni giorno si stabilisce quanta corrente elettrica servirà l'indomani. Per coprire questo fabbisogno previsto ogni produttore offre una porzione di elettricità. Si parte da offerte meno care e mano a mano i prezzi salgono fino a colmare il fabbisogno. In un sistema sano le offerte meno care dovrebbero contenere il prezzo finale.
«Ma non c'è più vera contrattazione e competizione, sono tutti d'accordo. In pratica – chiarisce il manager – un software seleziona tutte le offerte, partendo da quelle a prezzo più basso, di ora in ora fino a colmare tutta la domanda prevista. Alla fine, però, vengono pagati tutti in base all'ultima offerta, la più esosa». E così la corrente generata da una vecchia centrale ad olio combustibile, più costosa, frutta gli stessi soldi di quelle nuove e con migliori rendimenti. Mentre l'energia idroelettrica, che ha un costo nullo della fonte primaria acqua, con questo sistema dà utili spropositati al produttore, solitamente l'Enel partecipata dal Governo.

Sfruttano le carenze della rete
Questo sistema “gonfia-prezzi” approfitta del limite delle reti di distribuzione che non sono in grado di trasportare tutta la corrente lungo lo Stivale ed hanno problemi di congestioni. Perciò l'Italia è divisa in sette zone, al cui interno avvengono le contrattazioni per soddisfare i loro fabbisogni.
Le centrali elettriche a minor costo e con migliori rendimenti sono principalmente al nord e nelle altre zone devono comunque utilizzare l'elettricità più cara. La speculazione sarebbe quasi superata se si potesse trasportare dalla Val d'Aosta alla Sicilia tutta l'energia prodotta, poiché il mercato andrebbe a coprire il fabbisogno acquistando elettricità dove costa meno. Cioè senza più essere costretti a prendere anche le forniture più costose dalle centrali di zona meno competitive, pur di coprire il fabbisogno previsto nella zona stessa.
Quindi sulle nostre bollette non troviamo alcuna convenienza dalle differenze dei costi di produzione. E se ci arriva corrente generata a basso costo oppure no, noi non lo verremo mai a sapere. Comunque paghiamo sempre il prezzo più alto.

C’ingannano con un trucco
«Dal 2005 il Gestore del Mercato Elettrico non calcola più il prezzo nazionale dell'elettricità usando la media ponderata (più realistica), ma quella arimtetica che risulta sempre più bassa - sottolinea un tecnico -, il motivo di ciò non si conosce... forse in previsione dell'enorme aumento dei prezzi del mercato elettrico, non si voleva spaventare ulteriormente l'opinione pubblica».


 

 

La lobby occulta i dati
Per lucrare, non dicono la reale situazione energetica
Nessuno sa effettivamente come vanno le cose nella Borsa elettrica dopo le contrattazioni. «Il sistema è orario – spiega un manager energetico -, per cui il prezzo è un tot per kilowatt ogni ora. Dunque di ora in ora i prezzi oscillano, con minimi e massimi. E ogni giorno si stabiliscono il prezzo e la copertura del fabbisogno previsti per il giorno seguente».
E qui spunta il trucco delle previsioni mai verificate: si sa la situazione oraria del mercato su quanta energia è prevista in ogni zona d'Italia e i produttori che la forniscono, con tutti i bilanci preventivi su domanda e offerta. Ma dal primo aprile 2004 non è stato mai pubblicato un bilancio orario dell'energia effettivamente prodotta e consumata il giorno dopo, né quanta energia ha realmente venduto ciascun produttore rispetto alle previsioni. Di sicuro c'è solo che prendono tutti il massimo». Mancando questi consuntivi, non si può monitorare e correggere il sistema. «E nemmeno si possono abbassare i prezzi – precisa l'esperto – e fare una seria politica di riduzione dei costi della bolletta. Serve perciò una sana revisione del sistema, a cominciare dai meccanismi di Borsa». Ogni consumatore ha un contatore, ma i mercanti elettrici decidono loro, si fanno le misure da sé.
E nessuno gli chiede conto sulla situazione effettiva a fine giornata. Del resto lo Stato ci guadagna. Libero mercato dovrebbe significare giocatori che competono e potere pubblico imparziale. Ma la partita è truccata, a cominciare dall'arbitro. Lo Stato, a caccia di soldi per tamponare l'enorme debito pubblico, gioca in due ruoli: da una parte un po' prova a dettare e far rispettare le (strane) regole del gioco, con la maglia del tutore imparziale e nell'interesse dei cittadini; dall'altra fa il tifo e aiuta i colossi in campo, cioè i produttori di energia nella veste di azionista di Enel, Eni e Terna che sono i più forti. Con tanto di doping fiscale e legislativo. Ha tutto l'interesse a che queste società guadagnino il più possibile, così una parte se la intasca lui.
E così il cittadino paga due volte e lo Stato incassa due volte: prima con tasse e imposte sulle fatture e poi con gli utili della società che controlla. Mediamente circa 20 miliardi di euro l'anno in tutto.  

 


 

 

La truffa cip6
30 miliardi di euro per l’energia pulita sono andati a petrolieri & co
Si chiamano Cip6, sono incentivi stabiliti nel 1992 per aiutare le fonti energetiche rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) raccolti attraverso le bollette elettriche (componente A3, che ora non indicano più sulle fatture). Solo nel 2006 i Cip6 hanno pesato sulle bollette per 3,8 miliardi di euro e nel 2007 per 3,7 miliardi.
Dovevano servire anche per superare la dipendenza dal petrolio.
Ma è una truffa: hanno infatti stabilito che possono andare anche alle fonti "assimilate". Cioè non pulite e niente affatto rinnovabili, come ad esempio i dannosi inceneritori o le centrali ad olio combustibile.
In soldoni l'83% di queste enormi somme è andato a finire, dal '92 ad oggi, soprattutto ai petrolieri. In media circa 2 miliardi di euro l'anno. Totale: 30 miliardi di euro.

 


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