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Bimbi e pasticche

Nell’era dello stress crediamo di risolvere con una pillola. Anche nei bambini. Ma chi soffre, in realtà, deve comprendere le origini profonde del problema e ascoltare la propria anima, anziché intorp

Mer 08 Apr 2009 | di Giuseppe Stabile, tratto da Acqua & Sapone - Novembre 2004 | Gli occhi grandi dei bimbi

Ci sono dei momenti in cui proprio non ce la facciamo più. Tutte le pressioni che subiamo ogni giorno, tutte le difficoltà alle quali cerchiamo quotidianamente di far fronte, ad un certo punto ci sembrano insopportabili.
Quello che a noi può sembrare un incantesimo che inspiegabilmente si rompe, è in realtà il frutto di una lunga pressione mal sopportata e mal gestita. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, si accumulano tensioni ed esperienze traumatiche che lasciano il segno dentro di noi, anche se il più delle volte facciamo finta di assorbire senza problemi qualsiasi cosa. Un bel giorno però il giocattolo si rompe, il disagio esplode e decidiamo di “confidare” al nostro medico di base che la notte non si dorme più, che al mattino tutto si vuole meno che essere costretti ad alzarsi e ad affrontare un’altra giornata infernale. Che le energie non bastano più per arrivare fino alla sera, che l’ufficio ci sembra ormai una cella di isolamento nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza, che tutti intorno ci sembrano più o meno nemici da fronteggiare e che dinnanzi al mondo che va a rotoli ci si sente di essere schiacciati da un momento all’altro.

A caccia di pillole magiche: inizia l’inganno
Generalmente si ricevono dal proprio medico curante proprio quelle frasi e rassicurazioni che cercavamo: «Non si preoccupi, è un po’ di esaurimento nervoso, oppure troppo stress; con la vita che facciamo oggi è normale, vedrà che con qualche pasticca torna tutto a posto: comunque cerchi di stare un po’ più calmo». Mettiamoci poi che la fretta del medico, che deve destreggiarsi tra la fila nel suo ambulatorio e gli assalti degli informatori farmaceutici, ben si combina con la convinzione del paziente di non aver troppo tempo da perdere. Ed ecco che la soluzione sembra essere a portata di mano, veloce ed indolore. Diciamoci la verità: spesso fuggiamo la verità. Difficile oggi trovare qualcuno che non dica di non aver tempo. Tutti, soprattutto le donne e le madri di famiglia, sperimentano delle difficoltà oggettive a conciliare gli impegni lavorativi e familiari, combattendo con il traffico e la burocrazia.
Ma dietro questa perenne lotta contro il tempo si nascondono spesso molte altre cose. Infatti, proprio le persone che più sentono la mancanza di tempo sono quelle che avrebbero più bisogno di tempo per occuparsi di sé: rincorrere continuamente i propri problemi e cercare delle scorciatoie per risolverli, senza mai andare in fondo alle questioni, è il paradigma più di moda nella nostra società moderna. Siamo abilissimi a trovare mille presunte spiegazioni ai nostri malesseri ed un milione di giustificazioni per la nostra incapacità ad affrontare la realtà.
Chi è disposto oggi a mettersi in discussione e chi è capace di ascoltarsi?
Molte persone, quando stanno male, desiderano “solo” poter tornare alla situazione antecedente: chiedono al medico-mago che gli trovi la soluzione, perché tutto torni come prima e si ristabilisca quell’equilibrio precario che, anche se non era il massimo, permetteva di sopravvivere nella “normalità”.
Ma già in questo desiderio c’è un inganno enorme.
Come si può desiderare quello che ci ha portato alla malattia? Siamo consapevoli che l’ignorare ed il nascondere i nostri disagi interiori, insieme ad uno stile di vita innaturale, ci ha indebolito fino a farci esplodere? Abbiamo occhi per vedere che il nostro apparentemente inspiegabile malessere è solo il sintomo di una vita più soffocata che vissuta? Invece tutto quello che si chiede è una pillolina magica, che ci rimetta in carreggiata, che ci permetta di ritornare alla nostra solita, indesiderabile vita di tutti i giorni: certo, non sarà il massimo, ma è l’unica che conosciamo e poi... fanno tutti così!

ANESTETIZZATI, MA NON GUARITI
La questione è delicata e grave: di fronte al disagio così grande ed in continuo aumento che colpisce la Persona e la sua capacità di vivere una vita sana e gioiosa, si deve offrire una risposta ad un duplice interrogativo: perché si sta male? E come fare per guarire?
È sotto gli occhi di tutti la martellante campagna d’opinione che negli ultimi anni, attraverso televisioni, giornali, riviste e convegni, vuole far passare per “scientificamente certa” l’origine biochimica, genetica ed organica dei disturbi mentali, con la conseguente necessità di ricorso ai farmaci. Tradotto in termini pratici, ad una persona che sperimenta un disagio personale e relazionale con dei disturbi più o meno gravi si risponde dicendole che la ragione di tutto questo sta in un cattivo funzionamento di una parte del suo cervello, è dovuto ad una produzione anomala di un neurotrasmettitore e che c’è un’origine genetica a tutto questo. A questo punto l’inganno è compiuto: la persona si sente anche tranquillizzata e deresponsabilizzata ed è pronta per farsi prescrivere la “Medicina del buon umore”.
Per essere chiari: nei casi più gravi di un disturbo psichiatrico conclamato, o nei momenti più acuti di un disturbo mentale accertato, il ricorso agli psicofarmaci può essere di efficace supporto per lenire le sofferenze di una persona e permetterle di affrontare meglio il momento critico.
Ma non si può trasmettere alla gente l’idea che per risolvere i loro problemi esistenziali ed i loro disagi interiori basta la pasticchetta!

Solo l’amore guarisce
Chi soffre di un disturbo psichico ha soprattutto bisogno di essere ascoltato ed amato, non può essere visto come un cliente con un disagio da contenere o un portafoglio da spremere. Chi soffre deve essere aiutato a comprendere le radici del suo male, deve essere accompagnato a scendere nel profondo del suo inconscio, per vedere tutte le ferite che ha subìto per mancanza di relazioni d’amore fin da quando era nell’utero della madre: ha diritto di trovare una guida per tornare ad ascoltare la sua Anima. Molte persone spesso ci riescono, quando vengono aiutate ad aprirsi al rapporto con Dio.
è evidente che la sofferenza è la spia di un disagio profondo presente nelle persone, al quale però si è portati a dare una risposta prevalentemente farmacologica, invece che impegnarsi ad indagare più da vicino la sofferenza personale che sta dietro l’insorgere del “male oscuro”.
In questi ultimi anni abbiamo  assistito ad un aumento esponenziale delle prescrizioni e quindi delle vendite di psicofarmaci: sappiamo che dietro tutto questo ci sono fortissimi interessi economici di una delle lobby più potenti della Terra, quella farmaceutica, ma è chiaro che l’aspetto che sta a monte del problema è di tipo culturale ed antropologico. Fino a quando non consideriamo la Persona nella sua interezza composta da mente, corpo ed anima, non riusciremo a cogliere l’essenza del problema.
Fino a quando permetteremo a noi stessi e ad altri di calpestare la nostra dignità personale e la nostra creatività in nome di una presunta convenienza o anche “semplicemente” per debolezza? Fino a quando la nostra identità sessuale sarà inquinata dalla violenza del sesso senza amore e le nostre relazioni umane saranno dettate solo da interessi speculativi? Cosa potremo mai sperimentare delle nostre potenzialità di uomini e donne creati per vivere continuamente relazioni di qualità incentrate sul rispetto e sull’Amore fraterno? 
E dunque, di conseguenza, come potremo opporci al male dilagante che ci colpisce da tutte le parti, spesso sotto la veste di presunte verità scientifiche? In una società fondata sul profitto e pervasa dalla confusione ha gioco facile la strategia della industria farmaceutica che, lungi dal perseguire il vero bene delle persone aiutandole ad uscire dagli inganni della propria vita, ha tutto l’interesse ad anestetizzare gli individui propinandogli le varie pillole della felicità. 

IL LUPO PSICO-FARMACEUTICO E I BAMBINI
Purtroppo, se al male non si fa fronte adeguatamente, questo dilaga e diventa sempre più crudele. Negli ultimi anni infatti, a partire dagli Stati Uniti, si è sempre più diffuso l’uso di psicofarmaci anche per i bambini, nella orripilante convinzione di poter dare in questo modo una risposta ai crescenti segni di disagio riscontrati nei più giovani. Si è cominciato con la prescrizione del Ritalin (un derivato delle anfetamine) per “curare” i bambini in età della scuola elementare affetti dalla Sindrome di iperattività (ADHD) e si calcola che nei soli Stati Uniti sono oggi più di 7 milioni i bambini trattati con questo farmaco.
Nel 2003 si è arrivati alla vergognosa decisione presa dalla Food and Drug Administration (FDA, potentissimo organo governativo americano preposto all’analisi ed al controllo dei cibi e dei medicinali) di consentire la prescrizione anche ai minorenni del tristemente famoso antidepressivo Prozac*. All’improvviso la FDA si è infatti accorta che le statistiche nazionali segnalano da tempo un forte aumento delle patologie psicologiche e psichiatriche tra i giovanissimi, tant’è che la percentuale colpita è addirittura del 25%.
Dopo violentissime critiche e prese di posizione di moltissime associazioni, corredate da approfonditi studi imparziali, la FDA ha emesso una nota, nella quale si invita ad usare cautela nella prescrizione di psicofarmaci ai più giovani: era emerso che i bambini e gli adolescenti che assumevano i più nuovi farmaci antidepressivi presentavano un aumento del rischio di ideazione suicidaria e di suicidio. A prima vista sembrerebbe una notizia positiva, ma purtroppo rivela che siamo sempre più lontani dalla vita che scorre dentro di noi e che geme in tanti bambini e ragazzi vittime della violenza e falsità delle famiglie e della società in cui vivono.

IL COLPO DI GRAZIA
Con la pillola si dice al bambino: sei tu il problema! Ma non si comprende quanto dolore, violenza e tradimento possa percepire un bambino che, già sofferente e soffocato, vede, come unica attenzione ricevuta, propinarsi la pillola? Sicuramente un bambino con disturbi psichici, attraverso i sintomi esteriori, sta mettendo in atto l’estremo tentativo di richiesta di amore, vicinanza e comprensione.
E come si risponde? Il problema è il bambino e la soluzione è la pillola. D’altronde non ci si può certo sorprendere di tanta violenza. Cosa aspettarsi da chi, vivendo staccato da sé e senza Dio, insegue idoli e si nutre di frustrazioni e falsità? La vitalità, la bellezza, l’innocenza e la pulizia dei bambini è per costoro “pietra di scandalo” se non da sopprimere, almeno da anestetizzare.
Di fronte ad una tragedia di tali dimensioni non ci si è posti  il dubbio che tanto disagio provenga ad esempio da rapporti familiari sempre più assenti e falsi, da una scuola ed una cultura allo sbando, da una comunicazione mass-mediale sempre più dominata dal sesso e dalla violenza, in definitiva da una società che, avendo perso una guida nella religione e lontana dalla natura, non sa più offrire validi punti di riferimento ai propri figli. La soluzione proposta è quella apparentemente più semplice ed efficace: medicalizzare anche le richieste di aiuto dei bambini.

LA VERA GUARIGIONE
Di fronte ad un sempre più diffuso malessere è molto forte la tentazione di prendere la solita scorciatoia senza porci troppe domande.
Ricordiamoci però che i sempre più pubblicizzati psicofarmaci sono in grado, in alcune circostanze e con diverse controindicazioni, solamente di alleviare alcuni sintomi, come l’insonnia, l’angoscia, l’ansia, il panico, ma non incidono sulle motivazioni che hanno portato al loro uso.
Dobbiamo essere consapevoli che l’eventuale comparsa di sintomi di una sofferenza psichica è solo il campanello d’allarme di una personale esperienza di conflitto interiore e di un soffocamento delle nostre energie profonde e sacre: se fino a quel momento non abbiamo avuto la possibilità o la capacità di affrontarlo, consideriamo l’aspetto positivo della sofferenza.
Infatti a quel punto saremo costretti ad occuparci di noi stessi e della nostra anima, abbandonando la superficialità imperante per tentare di dare più spazio alla Vita che è dentro di noi, attraverso una seria analisi della propria esperienza e delle proprie relazioni, ascoltando i bisogni più profondi della nostra persona, cercando di comprenderli, per non continuare a tradirli. Ci vuole coraggio e determinazione e una grande fiducia nelle proprie qualità. Se soffriamo non è certo perché siamo geneticamente imperfetti, ma per tutte le ferite che abbiamo subìto ogni volta che non siamo stati rispettati ed amati.

 

LE DIMENSIONI DEL FENOMENO
è sufficiente aprire un po’ gli occhi intorno a noi per vedere quanta sofferenza ci circonda, al di là dei vestiti all’ultima moda o dei sorrisi forzati, è opportuno fornire alcuni dati statistici che ci permettono di inquadrare meglio la situazione. Nei Paesi occidentali (Italia compresa), circa il 25% della popolazione soffre di disturbi mentali. Le donne rispetto agli uomini soffrono in misura quasi tripla per i disturbi depressivi e quelli d’ansia, così come quelli inerenti il comportamento alimentare (anoressia, bulimia).


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