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Magica Capri

Tra i vicoli e i segreti dell’isola più famosa al mondo

Sab 01 Mag 2010 | di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
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Nella bassa stagione l’isola più famosa del mondo torna ai pescatori e ai contadini. Ed è l’unico periodo dell’anno in cui la si può visitare senza spendere un patrimonio: si dorme, ad esempio, in splendide camere immerse tra buganvillee in fiore, spendendo meno della metà del prezzo che gli stessi alberghi praticano nell’alta stagione. La magia di questi giorni sta nei ritmi più rilassati e nella cordialità degli abitanti che, smesso l’abito di gala, doveroso pedaggio da pagare ai vip che l’hanno resa celebre, si rivelano persone disponibili e molto meno esose.

IL CANTO DELLA SIRENA CAPRI
Vedendola emergere dalle onde come un’enorme sirena - miraggio stupendo per cui l’occhio abbagliato non sa da che parte cominciare a posarsi - e considerando la sua estrema vicinanza alla terraferma, la prima cosa che viene da pensare è che sia sempre stata il “pied-à terre” degli abitanti della costa. Niente di più sbagliato! Essa, infatti, fu considerata per secoli un mondo a parte, connubio perfetto tra il tormento del mare e l’estasi del cielo, che solo apparentemente si trova nel golfo di Napoli ma che, in effetti, non è in Italia né in alcun altro luogo: è semplicemente a Capri.
I napoletani se ne tennero sempre alla larga, intimoriti dall’abissale e incolmabile distanza (non geografica, ma psicologica) che li separava da quello scoglio di una decina di chilometri quadrati, zona franca di inimmaginabili passioni e indicibili piaceri, capitata chissà perché nel loro specchio di mare. Lo dimostra il fatto che i grandi artisti ed intellettuali napoletani del passato non solo evitarono di ambientare le loro opere a Capri, ma nemmeno la menzionarono mai.

PATRIA DI ARTISTI E INTELLETTUALI
Fortunatamente il resto d’Europa non se la lasciò sfuggire, facendone fin dall’alba del Romanticismo, l’irresistibile polo d’attrazione di tutti gli artisti, intellettuali, ricchi e aristocratici che, provenendo da società ormai invase dal caos del progresso industriale, trovarono in questa perla del Tirreno tutto ciò che potessero desiderare.
Fu così che all’ineguagliabile splendore della natura - fatta di aspre muraglie di roccia cosparsa di macchia mediterranea, lingue di un mare azzurro come gli occhi di Athena, che s’insinuano in anfratti segreti, maestosi e inviolabili faraglioni, costellati da migliaia di uccelli migratori - si aggiunsero l’eleganza, la frivolezza, la stravaganza, la spregiudicatezza e la trasgressione della variegata fauna umana che la frequentava, rendendola ben presto l’ombelico del mondo che conta e la capitale internazionale dei pettegolezzi amorosi.


FAMA DI LIBERTINA
La fama “libertina” di Capri, tuttavia, affonda le sue radici in tempi ben più antichi. Ancora nel ‘600 un famoso predicatore le riservava parole di fuoco, dicendo: “Se la natura avesse studiato in lavorare a disegno un luogo impraticabile e solingo, dove mandar sicuramente in esilio i vizi di tutto il mondo, non la poteva indovinar meglio…”. Alludeva alle leggendarie scelleratezze di Tiberio, senza le quali indubbiamente Capri non sarebbe diventata quel che è. Le sfrenatezze carnali dell’imperatore che faceva gettare gli amanti dalla famosa rupe costituirono per secoli un tabù infernale, su cui generazioni di moralisti vomitarono le fiamme del disprezzo. Ma, nello stesso tempo, fu proprio questa sorta di “peccato originale” a rendere immortale il nome di Capri, anche se fu sempre accuratamente evitata e ridotta a luogo d’esilio per tutti i viziosi emulatori delle dissolute gesta del triste imperatore. Finché il mito lussurioso del più grande “promotore turistico” che Capri abbia mai avuto, fece breccia nei cuori di tutti i “romantici” alla insaziabile ricerca della libertà e della perfezione: tra l’Ottocento e il Novecento, infatti, l’isola accolse numerosi importanti personaggi.

OSPITI ILLUSTRI
Prima della Rivoluzione Russa, Lenin ci veniva a pescare, ospite del famoso scrittore Gorkij; il “principe dei cannoni” Krupp vi fece costruire la magnifica strada aggrappata alla montagna che porta il suo nome; Karl Wilhelm Diefenbach, l’eremita mistico, vi dipingeva i suoi inquietanti quadri (oggi raccolti nel museo della Certosa); Tommaso Filippo Marinetti vi trovò l’ispirazione per un suo sentito discorso sulla tutela a difesa del paesaggio. Fu quella, inoltre, l’epoca d’oro degli scrittori e intellettuali tra cui Conrad, Rilke, Neruda, Gide, Sartre e Greene, che vi si rifugiavano in solitudine alla ricerca di quell’ispirazione grazie alla quale produssero alcuni dei loro capolavori.
Axel Munthe, il medico scrittore svedese che forse più d’ogni altro contribuì a diffondere la fama letteraria dell’isola col suo celeberrimo libro “La storia di San Michele”, acquistò le rovine di una villa di Tiberio su cui costruì, dedicandovi buona parte della propria vita, quella deliziosa e inimitabile dimora-museo che tutti conoscono. “Voglio che la mia casa sia aperta al sole, al vento, alla voce del mare, come un tempio greco, e luce, luce, luce dovunque!”. Questa è l’epigrafe che sta ancora sulla sua soglia, beffarda ironia per un uomo che doveva morire cieco a Stoccolma, nel ’49, lontano dal sole della sua cara isola e dagli isolani che, ricambiato, aveva tanto amato.

FRUTTO PROIBITO
Fino alla seconda guerra mondiale Capri rimase il “frutto proibito”, la cui polpa sugosa era assaporata solo da una élite più che selezionata. Poi, la voglia di vivere del dopoguerra allargò la sua portata ben oltre le teste coronate e i divi del jet set. E tuttora, nonostante i feroci attacchi portati dal turismo di massa che ogni giorno l’invade, lei è riuscita a conservare, come protetta da un letargo perenne, tutto il suo incomparabile fascino, magico e segreto, che rende ancor più bella, calda, luminosa e serena questa “dorata nuvola emersa dal fiato del mare”.

LA PIAZZETTA E DINTORNI
Certo, oggi che il mondo è più piccolo, le sue coste impervie sono prese d’assalto da centinaia di imbarcazioni che quotidianamente riversano, sulle sue stradine lastricate, migliaia di visitatori, stoicamente pronti ad affrontare la calca, pur di avere il privilegio di poter raccontare di aver visitato la più spettacolare isola del mondo. Una volta sbarcati, ci si sente travolti dal trambusto pittoresco che facchini, marinai, barcaioli e tassisti creano, appena i traghetti attraccano, circondati da una sfilza di ristoranti e caffè, negozi e negozietti, carrettini di souvenir e chioschetti di bibite fresche, dando il benvenuto ai visitatori. A pochi passi dal porticciolo, si trova la stazione da cui parte la panoramicissima funicolare, che in pochi minuti porta a due passi dal cuore di Capri, la celeberrima “piazzetta”, che nessuno ormai chiama più col suo vero nome (Piazza Umberto I). Questo palcoscenico permanente, in cui tutti sono contemporaneamente attori e spettatori, è animato continuamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte, da una folla multicolore che si dedica a vari rituali: dal cappuccino mattutino alla granita pomeridiana, passando per l’aperitivo al tramonto, fino ai cornetti caldi consumati (dai nottambuli che vanno a dormire e dai salutisti che si sono appena svegliati) alle prime luci dell’alba, è qui che si scandiscono i ritmi fondamentali della giornata

PASSEGGIATE CAPRESI
La piazzetta non è solo il crocevia della vita sociale dell’isola, per il quale prima o poi tutti finiscono per passare, ma anche il punto di partenza di tutte le più famose passeggiate capresi, attraverso strade mondane fiancheggiate da miriadi di boutique alla moda, alberghi di lusso, botteghe artigiane, negozi di antiquariato, gioiellerie e atelier.
Eppure, basta andare controcorrente, evitando i soliti percorsi delle gite organizzate, affidandosi piuttosto al proprio estro personale, alla capacità di commuoversi come e quando si voglia, senza che nessuno stabilisca tempi e situazioni, per lasciarsi la ressa alle spalle, vedendola lentamente scomparire e ritrovare la propria anima romantica. 
E' proprio qui, tra viottoli impervi e solitari, circondati da vegetazione selvaggia e rigogliosa, fatta di colori e profumi sconosciuti o dimenticati, in cui squarci di roccia aspra e inaccessibile cedono il posto al blu profondo del mare facendo da contrappunto allo stridio dei gabbiani, che l’isola riacquista tutto il suo fascino, fatto di rumori e silenzi, di chiari e scuri, su cui regna sovrana la quiete.


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