acquaesapone Gli occhi grandi dei bimbi
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I bimbi sono i veri missionari d'amore

Erano fra i più sofferenti del mondo, ma ora tanti bambini indiani sorridono, pieni di vita e di gioia, perché finalmente si sentono amati, grazie alla meravigliosa solidarietà dei loro genitori a dis

Mer 08 Apr 2009 | di Alessia Parisi, Promotrice di Sviluppo di Vita e Missione di Italia Solidale | Gli occhi grandi dei bimbi

Sono tornata da poco da un viaggio missionario in India, in quanto mi occupo di 5 collaborazioni nelle quali Italia Solidale Onlus promuove la vita dei bambini e delle loro famiglie attraverso l’adozione a distanza.
Sono stata un mese nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh, uno dei più poveri dell’India, ho incontrato tanti bambini, tanti sorrisi e tanti occhi felici. Certo, si potrebbe pensare che in tutta quella povertà i bambini dovrebbero essere tristi, oltre che mal ridotti, e invece non è stato così.
I bambini che ho incontrato erano tutti felici e gioiosi perché stanno vivendo  una realtà di rinascita nella quale per la prima volta in vita loro tornano a sperimentare l’amore, grazie alla proposta missionaria e culturale che viene dall’esperienza di Padre Angelo Benolli, fondatore e presidente di Italia Solidale - Mondo Solidale.
Infatti ciò che manca a quei bambini, oltre al cibo e al soddisfacimento delle prime necessità, è proprio l’amore. Cercherò di farvi un breve excursus per mostrarvi la situazione in cui vivono i bambini poveri dell’India fino ad arrivare ai frutti di vita che ho visto negli occhi gioiosi dei bambini grazie alla Cultura di Vita che Italia Solidale sta proponendo loro.
Le famiglie con le quali Italia Solidale collabora in Andhra Pradesh  sono fatte di genitori attanagliati dalla povertà e alla continua ricerca di soldi per dar da mangiare ai loro piccoli; lavorano giornalmente come schiavi dei proprietari terrieri, oppure, dato che sono “intoccabili”  - ossia se li tocchi, dice la tradizione, ti contaminano perché ritenuti impuri - o appartenenti alle basse “caste”, puliscono i bagni e fanno gli sguatteri nelle case dei ricchi. Spesso cacciano i topi dalle risaie, e quello diventa il loro cibo, oppure portano via le carcasse dei bufali che muoiono facendone il loro pasto. Lavorano tutto il giorno per un euro gli uomini e 40 centesimi le donne, spesso i papà vanno molto lontano a cercare lavoro lasciando così la famiglia tutta sulle spalle delle madri. Succede così che, alla fine arrivano a sentire i loro figli, non più come un dono di Dio e una fonte di vita, ma come un fardello da sopportare. Alcune volte a questi piccoli viene tolto il diritto di vivere la propria infanzia, perché a causa della povertà vengono mandati a lavorare già a cinque anni, e ovviamente perdono per sempre la possibilità di andare a scuola.
Vi posso assicurare che è straziante per questi genitori dover mandare i propri figli a lavoro oppure non amarli ma rimpiangere il giorno della loro nascita che ha portato una bocca in più da sfamare in famiglia.
È così, che a causa di questi continui condizionamenti e sofferenze, molte donne sono arrivate a cedere al compromesso del governo, che gli propone, per controllare le nascite, di sottoporsi, solo per qualche spicciolo, a degli interventi chirurgici che le renderanno sterili. Inoltre a causa del sistema della “dote”, antica crudele tradizione nella quale la donna per sposarsi deve dare alla famiglia del futuro marito una certa quantità di denaro e doni vari, molte famiglie povere che hanno già tre o quattro femmine arrivano ad indebitarsi per tutta la vita, oppure, nei casi più estremi, arrivano al punto di ucciderle alla nascita soffocate con un pugno di riso.
Anche quando in alcuni casi, queste povere famiglie riescono a racimolare qualcosa per la crescita di questi bambini, per esempio per mandarli a scuola, anche lì la situazione non è affatto rispettosa: infatti i bambini spesso vengono messi in dei collegi, molto lontani dai villaggi delle loro famiglie, e nella maggior parte dei casi quindi vivono per anni lontani dalle loro famiglie senza contatti con loro oppure con contatti sporadici di una volta al mese. Se la famiglia riesce ad avere degli spiccioli in più, il bambino verrà messo nei collegi delle suore o dei preti, ma se la famiglia è molto povera il bambino sarà inviato nei collegi governativi dove la vita non è per nulla facile. Infatti, tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno raccontato la loro infanzia nei collegi governativi, mi hanno raccontato esperienze terribili, di completo abbandono da parte dei tutori ed insegnanti, di povertà e igiene pessime, dove tra l’altro i bambini, “grazie” al sistema scolastico inglese adottato, vengono sempre spinti alla competizione e mai alla cooperazione o alla solidarietà. È così che i bambini crescono in un completo isolamento e in una assenza completa di amore e rispetto.
Alcune volte i genitori per togliersi di mezzo i figli li abbandonano, oppure, nel caso delle femmine, le danno in spose ad un età davvero tenera, 12-13 anni. Quante bambine ormai divenute donne ho incontrato che avevano dei sogni, mai realizzati, e che in un lampo si sono ritrovate spose, mogli e madri senza però esser prima cresciute.
Eppure, come ho già detto all’inizio, io ho incontrato tanti bambini, ma nessuno aveva gli occhi tristi. Voi sicuramente vi chiederete come è possibile.
Ogni volta che raggiungevo un villaggio, frotte di bambini mi venivano incontro con la fotografia del “padrino” o della “madrina” che li ha adottati a distanza e che sta sostenendo le loro famiglie per uscire dalla povertà.
I bambini si sentono amati, i loro genitori si incontrano in piccole comunità con altre cinque famiglie, non sono più isolati, parlano dei loro problemi e si aiutano. I genitori hanno compreso l’importanza della vita dei propri figli e così trovano delle soluzioni alternative per far sì che i figli possano andare a scuola senza però dover andare lontano nei collegi, hanno smesso di litigare tra loro, si rispettano, la donna non viene più sottomessa, ma anzi viene incoraggiata ad esprimere le sue potenzialità attraverso il lavoro fatto con i “prestiti solidali”.
I bambini sono felici, sì sono felici perché c’è qualcuno, in una parte lontana del mondo, che gli scrive, che vuole sostenere i suoi genitori, qualcuno che dall’altra parte del mondo li ama e li considera degni di rispetto e di amore. È in questa solidarietà che i bambini diventano missionari d’amore: nelle loro famiglie perché riportano il sorriso e la gioia del vivere e anche nelle famiglie dei volontari donatori italiani che li hanno adottati, perché portano nelle loro famiglie una realtà più genuina e più vera.
In quanto a me, sento che quei bambini mi hanno convertito e ogni giorno di più che gli ero accanto tornavo bambina e in qualche modo diventavo più donna, tanto che io e il mio fidanzato - anche lui come me volontario dedicato alle missioni dell’India - abbiamo deciso che ci sposeremo proprio lì, in mezzo a quei poveri-ricchi di anima, di amore e di Dio, che sanno amare solo con un sorriso o con uno sguardo.
Ma per me il frutto di vita più importante che ho visto è stato lo sviluppo del bambino che io e il mio fidanzato abbiamo adottato. La sua famiglia ora sta bene, quest’anno è stato un anno di lotta per loro. Il padre di Maria Das era uno schiavo dei latifondisti che non volevano che lui lasciasse la schiavitù nei campi per iniziare una sua attività, grazie all’aiuto che noi mandiamo per l’adozione a distanza. Maria Das ha cinque anni, ha un fratellino più piccolo, Lazar di tre anni.
 Maria Das e la sua famiglia hanno sofferto tanto quest’anno, hanno subìto delle persecuzioni da parte di questi “signori dei latifondi” gli hanno bruciato la casa e il campo, hanno mandato suo papà in prigione con una falsa accusa; ma Maria Das e la sua famiglia non sono stati soli: io e Luca eravamo vicini a loro, gli abbiamo scritto e abbiamo pregato per loro, la loro comunità li ha sostenuti, i laici e il missionario della collaborazione li hanno amati e incoraggiati.
Ora il papà di Maria Das è libero, con il nostro contributo ha potuto acquistare due bufali e vende il latte. Maria Das aveva smesso di parlare, ora è tornato ad esprimersi, a gioire e a sorridere, è tornato ad essere un missionario d’amore come ogni altro bambino nel mondo.


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