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Mamme, fatevi distrarre!

Se volete scoprire i contorti percorsi della mente dei vostri bimbi

Gio 29 Lug 2010 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Se piove, Nello apre l’ombrello. Lo gnomo Lunetto dorme sotto un funghetto. La lumaca Clementina va nel bosco di mattina. Compiti per le vacanze, mica uno scherzo. Qui si tratta di dirottare bambini dalla scuola dell’infanzia alla scuola materna, di traghettare fanciulli dall’isola dell’incoscienza al continente della cultura, di fare il viaggio di Peter Pan e Wendy ma all’incontrario. E mio figlio non può sottrarsi all’incombenza, quindi, acquistato il libro per le vacanze, ci accingiamo a imparare a scrivere quelle letterine e quei numeri che ci disveleranno l’anno prossimo i misteri della lettura e della scrittura. La voglia è tanta, poter decrittare quegli incunaboli che accompagnano da sempre le figure nel libro delle favole è una bella sfida e questa volta non possiamo fare la figura dell’Italia ai mondiali. Quindi, appeso il costumino bagnato, eccoci in terrazza con Dante, l’elefante elegante che è proprio un gigante. Cominciamo con esercizi di grafismo. Ehm, lo confesso, anche io ho imparato da poco questa parola così chic. Vuol dire rifare le farfalle con le ali dentro i due quadratini esattamente come nel libro e poi una linea diagonale che rappresenta il corpo. Se ce la fai, senza sbarellare, sei pronto per la A. La signora A che introduce tutti i suoi parenti, uno dietro l’altro, non desta alcuna preoccupazione al mio impavido cavaliere che la attraversa senza indugi. La signora B è già un po’ più morbida, piena di curve, richiede una certa delicatezza di tratto, che contrasta con il disegno che la rappresenta, la balena. «La balena mi ricorda Livia - dice mio figlio, che ormai aveva scritto 20 a e 10 b e necessita di un po’ di divagazione - E perché?». Rispondo io: «Livia è magra e bella!». «Sì, è una balena perché è una noiosona, quando qualcuno gli fa uno scherzo lei dice sempre “uffi” e poi se Flavio gli fa Buh! lei dice sempre che non gli ha fatto paura!». «Perché parli così di Livia, è la tua migliore amica!». «Non è vero perché quando facciamo il gioco Sotto la mano di papà...». «Cioè...?». «Quello che tieni una pallina in mano e chiami quelli che fanno silenzio per indovinare dov’è». «Ah, il gioco del silenzio, lo chiamavamo noi»... (come eravamo senza pregiudizi!) «E allora?». «Livia, invece di chiamare me che sto zitto, con la testa appoggiata sulle mani, chiama sempre le sue amiche, Giulia e Carlotta, che invece parlano sempre». «Hai ragione amore, le femmine sono un po’ così, un po’ balene! Continuiamo?».

Mi piace fare i compiti perché mi consente di distrarmi con mio figlio. Io gli racconto quello che mi viene in mente guardando la c di castello e descrivendogli la Loira e lui mi dice che la f di farfalla è Rebecca (che, al contrario di Livia, non lo contraddice mai). Distrarsi fa bene. Gli adolescenti oggi sono in grado di postare il loro stato su facebook e contemporaneamente chattare su messenger, fare una ricerca scolastica su wikipedia per la lezione sul nazismo e magari scaricarsi pure “Schlinder’s List”! Questo non vuol dire che sono mentalmente indisciplinati, che non siano in grado di concentrarsi, che non si ricorderanno cos’era Auschwitz. Significa che i loro processi cognitivi stanno cambiando, invece di andare in profondità su un argomento vanno in superficie ma in molte direzioni diverse e il risultato è una rete di informazioni che hanno raccolto seguendo i loro stessi interessi e che quindi riterranno in memoria più facilmente. La mente procede per analogie e metafore e gli strumenti con i quali oggi si studia, internet in primis, ti consentono di seguire questo flusso apparentemente discontinuo ma che ha un suo senso. Mettere in relazione il capitolo su Hitler, il film di Spielberg sui lager, le immagini trovate su Youtube dei primi soccorsi dell’Armata Rossa al campo di concentramento di Birkenau vuol dire essersi distratti dal libro, ma in maniera assolutamente proficua.

Ci vorrà ancora molto tempo prima che io possa accostarmi a queste materie con il mio bambino, ma sono ansiosa di farlo perché altrimenti difficilmente scoprirei certe sue piccole frustrazioni (Livia che non lo chiama), ansie (eppure sono stato bravo), desideri (Rebecca sì che mi riconosce un certo valore). L’altro giorno ho letto su un quotidiano una frase di un ricercatore dell’università della California - Santa Barbara, che insieme ad altri scienziati, sta studiando gli effetti benefici della distrazione. Diceva: «Senza la capacità di astrarci dal presente, la vita sarebbe orribile. La fuga dell’attenzione è una liberazione». E se lo dice pure uno scienziato…

 


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