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Il cemento si è rubato il turismo

I reati ambientali sono in crescita. Eppure c’è ancora chi propone condoni

Gio 29 Lug 2010 | di Armando Marino | Ambiente

Anche l’edilizia non è immune dal solito schema del controllo cartaceo. Se sei un comune cittadino, per abbattere un tramezzo in casa dovrai presentare al Comune un progetto firmato da un professionista e sperare che non nascano problemi. Nel frattempo, sono stati concessi un centinaio di permessi di trivellazione a società che cercano il petrolio nel mare d’Italia (sperando che adottino misure di sicurezza maggiori di quelle usate dagli inglesi di Bp negli Stati Uniti, dove si cerca a fatica di arginare la marea nera).

E, dal 2005 a oggi, l’Italia ha ricoperto di cemento 12 milioni di ettari del suo territorio, come si apprende dal libro inchiesta “La colata” (Ed. Chiarelettere). Il tutto, ovviamente, senza risolvere il problema casa per milioni di italiani. In buona parte si tratta di speculazioni edilizie che hanno giovato soprattutto a chi le ha realizzate con la compiacenza degli amministratori locali.

Legambiente, con il rapporto “Mare Nostrum” 2010, ha svelato che sono in crescita quest’anno gli illeciti da inquinamento (scarichi fognari illegali, cattiva depurazione e inquinamento da idrocarburi aumentano del 45%) e le illegalità relative al cemento sulle coste (l’abusivismo edilizio cresce del 7,6% rispetto all’anno precedente), con una spiccata predilezione per le aree di pregio e le isole minori. A cominciare da Ischia, con 25mila richieste di condono, ma anche Lampedusa, dove fioriscono gli abusi realizzati anche con sostanziosi contributi pubblici, e Lipari, dov’è prevista la realizzazione di due nuovi approdi turistici. O l’Elba, dove si pensa all’edificazione di almeno un paio di villaggi turistici. In questo panorama c’è ancora chi ha il coraggio di proporre condoni edilizi. Una proposta scandalosa, estendere il condono del 2003, è stata accantonata in Parlamento, ma al momento di scrivere non sappiamo se risbucherà come è sempre successo in passato, quando si usava la tecnica di lanciare una proposta indecente per saggiare il terreno, poi ritirarla e infine ripresentare un condono meno devastante, ma comunque inaccettabile, giurando che sarà “l’ultimissimo”. E naturalmente poi ce n’è sempre uno ancora più ultimo. Nel frattempo ci siamo giocati interi pezzi di territorio. E con esso parte degli introiti del turismo, che rappresenta oltre il 10% del Pil. Ma se nel 1970 eravamo il Paese più visitato al mondo, oggi siamo scesi al quinto posto. E, secondo un rapporto sulla competitività turistica del World Economic Forum, siamo al 28esimo posto per capacità di sfruttare questa risorsa. Tanto per capire quanto ci costa davvero quel cemento.

 


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