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Facebook ergo sum

Racconto di un fenomeno sociale e dell’ultima moda dilagante nel popolo di internet

Gio 08 Gen 2009 | di Roberto De Rose | Io Giornalista

Sfogliando le pagine dei giornali, in radio e in televisione, per le strade e negli uffici, sempre più spesso si sente parlare di Facebook, fenomeno sociale e di comunicazione del momento, leggittimatore virtuale del valore dell’amicizia.

Facebook è un social network che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti del web con l’intento di creare rete. Così, con il supporto di internet, si abbattono distanze, si fanno nuove conoscenze, talvolta se ne recuperano di vecchie e, in un solo click, “tutto il mondo diventa paese”.

Questa “magia” del terzo millennio, vera e propria mania, fenomeno socio-culturale e mezzo invasivo di aggregazione-omologazione, è nata nel 2004 dall’idea di un giovane americano per mettere in contatto gli studenti di licei e università. Affermatasi negli States nel 2007, è poi approdata in Italia estendendosi a macchia d’olio nel 2008.

Ma, se ad un primo approccio Facebook risulta essere un semplice e utile mezzo di comunicazione, ben presto emergono, insieme alle sue potenzialità, limiti e “pericoli”, soprattutto nella direzione di quella privacy che sempre più oggi è minacciata.

Del resto, mettersi in campo, pubblicare le proprie foto, raccontare i viaggi, i successi personali e la vita “fashion” che si conduce per affermare la propria identità e convalidare il proprio posto nella società è quello che la maggior parte delle persone che frequenta e utilizza Facebook vuole.

Nasce spontanea la riflessione su quanto precario sia il sistema di riferimento e di valori per gli uomini di oggi, per i giovani in primis; su come siano cambiati i rapporti e il modo di gestirli; sul sottile, quasi invisibile, confine tra il reale e il virtuale, tra l’amicizia vera e una sua aberrazione.

E, se tante sono le opportunità messe a disposizione da internet, labile e fallace è la sua natura, il cui cattivo utilizzo o abuso può trasformare i suoi utenti in automi.

Faccio queste considerazioni da diretta interessata, da giovane che vuole sì sfruttare ciò che di buono viene offerto dalla tecnologia, ma non vuole perdere di vista né i suoi 5 veri amici, né ciò in cui crede realmente.

Mi scopro così ad essere esigente, a volere di più per me e per la mia vita rispetto a quello che il mondo offre in superficie, alla massa, desiderosa che si attui una demistificazione di queste mode o almeno un uso critico di ciò che la società svende come l’elisir della felicità, miglior offerta in tempo di crisi.


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