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Un contratto per le coppie di fatto

Per il momento in Italia la legge non garantisce chi convive fuori dal matrimonio. Ma, almeno per alcuni diritti, un accordo scritto può aiutare

Lun 27 Set 2010 | di Armando Marino | Attualità

Riguardo al dibattito sulle coppie di fatto ci sono due questioni che fatico a capire. Uno: se ho scelto la convivenza e non il matrimonio, con tutte le sue formalità, perché dovrei voler introdurre cavilli e regole burocratiche nel mio rapporto di coppia, attraverso uno di quei balzani Dico o Pacs su cui i partiti politici si scontrano da anni?
Due: perché creare norme che regolamentano le coppie di fatto dovrebbe sminuire il matrimonio tradizionale? Partendo da questi due dubbi, personalissimi, mi lascia sempre di stucco che in Italia ci si divida fino alla lite su questo tema.
Le coppie di fatto esistono e sono in grande aumento e questa non è un'opinione: la percentuale di figli nati fuori dal matrimonio è passata dall'8,1% del 1995 al 16% del 2007, ha registrato l'Istat. Non c'è dubbio che questo fenomeno comporti la necessità di organizzare diversamente la fruizione di alcuni diritti, per evitare ingiustizie e zone d'ombra giuridiche nella vita di milioni di persone. Personalmente credo che basterebbe estendere i diritti di base del matrimonio alle convivenze stabili, senza bisogno di creare nuovi ibridi.
Finché il dibattito su questo tema non si affrancherà dal vischio ideologico in cui è immerso, non resta che prendere provvedimenti diversi, come la stipula di un contratto di convivenza, che può essere redatto come scrittura privata, autenticando però le firme dal notaio (costa meno che fare un vero e proprio contratto registrato). In un contratto di questo genere si potrà indicare a chi appartiene la casa di famiglia e a chi andrà in caso di separazione; come regolamentare le spese comuni (aprendo un conto corrente congiunto) in proporzione al rispettivo reddito e occupazione; eventuali diritti economici in caso di cessazione del rapporto (ad esempio che un coniuge abbia diritto a un versamento periodico oppure a una quota del tfr dell'altro); previsioni accessorie, ad esempio come dividersi i beni mobili della coppia in caso di separazione oppure a chi spetta un determinato compito comune (pulire la casa). Per la successione l'unica è fare testamento. Non è necessario farlo dal notaio e non si possono violare le quote degli eredi legittimi previste dalla legge (figli, coniuge, ecc.). Resta il problema di vedersi garantire alcuni diritti: la pensione di reversibilità, il diritto a prendere decisioni per il coniuge ammalato, ad esempio. Un'altra questione che la classe dirigente di questo Paese sembra voler fingere di ignorare.  


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