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Aggiungi un gatto a tavola

Prima o poi capita a tutti: i figli chiedono di adottare un animale domestico. A me è successo. E ho deciso di studiare la cosa scientificamente...

Lun 27 Set 2010 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Ho deciso di procedere con un approccio scientifico. Perché, se dovessi dare retta al mio cuore, avrei un’unica scelta: accontentare mio figlio maggiore e adottare un cucciolo. Di gatto ovviamente. In realtà credo che lui preferirebbe un cane, anche perché ha visto i suoi compagni giocare con i loro amici a quattro zampe al parco e vorrebbe fare altrettanto. Ma confesso: i cani mi piacciono, mi stanno anche simpatici, ma non ho con loro un buon rapporto. Dev’essere qualcosa di ancestrale. Sta di fatto che la maggior parte delle volte che mi avvicino a un cagnone lui abbaia. Probabilmente avverte la mia diffidenza e si innervosisce. Non c’è niente da fare: sono decisamente un membro fedele del partito del gatto. Macché partito: setta. Perché i gatti li vedo come esseri superiori, che meritano di essere adorati. Quando Ale ha cominciato a buttare lì la richiesta di un animale domestico, ho deciso che avrei studiato. E ho scoperto, mi sembra davvero incredibile, che il più diffuso in Italia è il pesce rosso: nelle nostre case ce ne sono oltre 11 milioni. Secondi in classifica sono gli uccellini: pettirossi, pappagalli, cinciallegre, aquile, falchi. Chi se l’aspettava che siamo un popolo di ornitofili (scusate per la parolaccia)? Il gatto è solo terzo classificato ma, con mia somma soddisfazione, supera il cane: dunque, in un eventuale votazione, vincerebbe il mio partito. Quando abitavo con i miei, ero un’attivista del partito, nel senso che avevo dei gatti, li curavo, non mi stancavo mai di osservarli. Nella mia vita metropolitana invece ho avuto un po’ di remore: ho sempre pensato che il benessere dei gatti richiedesse la possibilità di farli vivere all’aperto. Chissà, forse sbaglio: questi meravigliosi felini sono nostri compagni di vita da sempre, all’appartamento si abituano anche se preferirebbero un po’ più di aria e di verde. E del resto, andando in un gattile, si potrebbe adottare un gatto abbandonato, che altrimenti vivrebbe una vita ben peggiore. Restano da risolvere ancora un po’ di questioni. A che età si può far convivere un gatto o un cane con un bambino? Dal punto di vista sanitario, se l’animale è in buona salute e sottoposto a visite periodiche, il rischio di infezioni è limitato, mi dicono. Ho letto però alcuni studi secondo cui gli adolescenti hanno una maggiore probabilità di sviluppare allergie al pelo degli animali se ci sono stati a stretto contatto nel primo anno di vita. Non so quanto questa teoria sia affidabile, ma è vero che mia sorella da adolescente ebbe un’allergia al pelo del gatto. In ogni caso non  riguarda i miei bimbi, che sono già un bel po’ più grandi… Il vero dubbio dunque è educativo. Certamente tra bimbi e animali si può sviluppare un bel rapporto di affetto.
Da ragazzina io ero legatissima ai miei gatti e, avendoli avuti vicino da piccola, ora ne capisco, o mi sembra di capirne, ogni comportamento, ogni reazione. Tra i tanti consigli che ho letto in giro su come far convivere bene gatti e bambini, ce n’è uno che mi è parso particolarmente condivisibile: il gatto deve avere un suo spazio, tipo un cestino posto in alto, dove può rifugiarsi se ne ha voglia o se ha paura. Ora ne so abbastanza, credo. Ma ho deciso che i miei figli dovranno aspettare ancora un po’. I bimbi si accendono di passione rapidamente, ma altrettanto rapidamente si stancano. Se succede con un giocattolo, pazienza, anche se non amo vederli fare i capricciosi. Ma con un essere vivente è diverso. La soluzione? Troverò il modo di far loro frequentare un gatto fuori da casa per un po’ di tempo, per vedere se scocca la scintilla e se è amore vero, destinato a durare. Se funziona, vorrà dire che aggiungeremo una scodella a tavola.  


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