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Giuseppe Povia: Amo vivere e cantare la vita

Al di là delle polemiche, l’impegno e la fede, nella ricerca della verità

Mer 01 Apr 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile


Nessuna aria da divo, tanta disponibilità all’ascolto ed una gran voglia di approfondire senza dare nulla per scontato. Il tutto illuminato dalla passione per la Vita che gli brilla negli occhi. Le polemiche televisive spesso ingannano: se ne accorgono presto anche i tanti giovani fan che, dopo averci accerchiato durante l’intervista, tra una foto e l'altra, gli parlano delle loro speranze e paure, trovando il sorriso e la positività di chi ancora gioisce quando i bambini fanno ohh.

Giuseppe, com’è il tuo rapporto con la gente e con i più giovani?
«È molto bello, forse perché si accorgono che sono una persona spontanea, che canta quello che ha nel cuore. Amo profondamente la Vita e credo nei valori autentici che sperimento anche nella mia famiglia».
 
Quando parli della tua famiglia esprimi una gioia contagiosa!
«Sto vivendo degli anni molto belli insieme alla mia compagna Teresa. Lei ha quattro anni meno di me e ci siamo conosciuti al mare, quando ero ventenne. Anche se abitavamo a trecento km di distanza, abbiamo coltivato la nostra relazione, fino a quando, circa otto anni fa, abbiamo deciso di andare a vivere insieme. La nostra gioia più grande è stata la nascita di due bellissime bambine, Emma di 4 anni ed Amelia di un anno».
 
Qual è la tua storia personale?
«Insieme alle mie tre sorelle, ho vissuto in una famiglia molto semplice che mi ha donato una bella infanzia. Avevo un carattere incostante, con molti sbalzi d’umore e non riuscivo a portare a termine le cose che iniziavo. Così, ad esempio, ho lasciato presto la scuola e per un po’ di tempo ho studiato musica; oppure giocavo bene al calcio, ma ho mollato tutto, proprio quando sono arrivato nelle giovanili dell’Inter.
Fortunatamente i miei genitori mi hanno insegnato una cosa fondamentale: bisogna mantenersi il proprio sogno restando con i piedi per terra».

Come hai coltivato il tuo sogno musicale?
«Lavorando per 16 anni come cameriere. In quegli anni, però, ho fatto degli incontri sbagliati, che mi hanno introdotto in un brutto giro, nel quale purtroppo cade un numero sempre maggiore di ragazzi. Si comincia con un tiro di spinello, poi si fumano le canne per un po' di tempo; il passaggio alle pasticche ed alla cocaina è tanto breve quanto doloroso. Capivo che mi stavo facendo del male, ma non avevo ancora la consapevolezza necessaria per uscirne. Alla fine, ho trovato nella musica lo strumento giusto per sfogare la mia rabbia. In fondo, credo che ogni adolescente cerchi la strada per incanalare la propria voglia di cambiare il mondo; purtroppo molti, invece di esprimersi nell’arte o nello sport, rimangono intrappolati nelle droghe e nell’alcool. Dobbiamo aiutarli».

Cosa cercano veramente i ragazzi?
«Ognuno ha bisogno di esprimere quello che veramente è. Solo se esprimo la mia potenzialità sto bene con me stesso e con gli altri: questo è il problema di tutti. Con il cartello che ho alzato a Sanremo “serenità è meglio di felicità” volevo dire che spesso la felicità esiste a sprazzi, magari per una partita di calcio o per una vacanza. Invece, nella serenità c'è tutto: oltre alla felicità ci sono anche altre cose, come l'equilibrio e l’onestà intellettuale e morale».

Dove nascono le nostre insicurezze?
«Molte volte facciamo delle scelte dettate da condizionamenti inconsci che ci portiamo dietro fin dalla prima infanzia. I bambini hanno bisogno di svilupparsi in una famiglia piena di forza ed amore: il padre e la madre influiscono tantissimo sulla vita dei propri figli. Se, ad esempio, un bambino cresce senza una delle due figure genitoriali, avrà dei disturbi che poi, con il tempo, dovranno essere affrontati e superati. Per riuscirci, però, è necessario trovare il sostegno di persone formate».
 
Come sei uscito dal tunnel delle tue sofferenze?
«Ci sono state delle persone che mi hanno sostenuto, ma la preghiera mi ha aiutato molto a superare i momenti più difficili. Inoltre, ho imparato che, per guarire dai propri mali, è fondamentale impegnarsi nell’aiuto di chi soffre. Nel mio piccolo, e non per fare il buono, appena posso cerco di aiutare soprattutto i bambini: a parte la beneficenza, ho fatto la bella esperienza di un'adozione a distanza e vado a trovare i piccoli malati negli ospedali. Ognuno dovrebbe aiutare come minimo un'altra persona, per regalare un sorriso e sperimentare almeno uno scambio di qualità».
 
È importante avere Fede?
«La Fede è senz’altro una marcia in più, anche se ci sono molte strade: sono convinto che anche chi è agnostico crede in qualcosa. Ritengo, però, che credere alle regole di una religione sia cosa diversa dall’avere Fede: con questa si accetta di essere insicuri e di fidarsi di Dio, qualunque cosa succeda. Personalmente, più che la Chiesa io guardo Gesù che, purtroppo, nel corso dei secoli, ha subìto molte interpretazioni. Però, ci sono tanti bravissimi sacerdoti la cui comprensione dipende spesso dalla predisposizione d'animo di chi ascolta».

È difficile combattere l'ipocrisia nella quale siamo immersi?
«Come canto nel brano “Centravanti di mestiere”, che dà il titolo al mio ultimo cd, “quando vuoi far bene ci si mettono in tanti a non farti andare avanti”. È sempre stato difficilissimo affermare la Verità, perché accoglierla fa crescere, ma ascoltarla mette anche molto in crisi! Forse per questo oggi sembra vietato proporre la Verità: puoi parlare solo se dici stupidaggini, se fai fare qualche risata o se induci la gente a consumare».

C'è ancora spazio per essere creativi offrendo contenuti di qualità?
«Certamente, la gente li aspetta. Con la mia piccola “officina creativa” io lavoro proprio per offrire contenuti di qualità: siamo solo quattro persone, non abbiamo una grossa casa discografica alle spalle e cerchiamo di rimanere indipendenti. Proviamo a sfornare delle cose abbastanza genuine, toccando anche delle tematiche sociali, senza farci intimorire delle polemiche che possiamo provocare».

Cosa è successo con la canzone “Luca era gay”?
«Nei miei dischi precedenti avevamo già toccato altri temi scomodi che però non avevano sollevato grandi discussioni. Sapevamo che parlando di omosessualità affrontavamo un argomento delicato e lo abbiamo studiato approfonditamente ma, sinceramente, non avrei mai immaginato una polemica così grande. Ognuno può legittimamente difendere le proprie posizioni, ma chi parla di rispetto deve rispettare anche le idee degli altri. Chiariamo, però, che la grande polemica è stata creata da un piccolo gruppo di persone che ha fatto molta confusione».

Pensi che nel nostro Paese ci sia una informazione corretta, in particolare sulla sessualità?
«Tutti sanno che c'è un piccolo gruppo di potere che controlla l'informazione, ma la gente deve essere consapevole che questa lobby non è così forte come sembra. In fondo, sono 4-5 persone che hanno il potere di confondere il pubblico attraverso i mass-media. Ad esempio, può succedere che, se un appartamento non sia affittato ad un omosessuale, la notizia venga data con grande risalto dai giornali, mentre, se il contratto d'affitto è negato ad una persona di colore oppure ad un musulmano oppure ad una famiglia di precari, probabilmente non sarà neanche citato dalla carta stampata. Questo non mi sembra equilibrato».

Nel 2008 in Belgio sono raddoppiate, rispetto al 2007, le adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali, arrivando a quota cinquantatrè. La maggioranza dei mass media occidentali descrive questo come una conquista civile. Cosa ne pensi?
«Forse dirò una cosa troppo ovvia, ma credo che sarebbe molto più giusto impegnarsi per favorire l'adozione da parte di coppie eterosessuali, che oggi devono superare tanti ostacoli ed attendere molti anni per adottare un figlio. Inoltre, semplicemente osservando la Natura, ritengo evidente che ogni bambino deve avere un papà ed una mamma per sperare di crescere in modo armonioso: ognuno di noi esiste perché ha avuto un maschio ed una femmina, più o meno maturi, come genitori. Chi ritiene poco importante la procreazione, dovrebbe semplicemente porsi una domanda: come sarei potuto nascere se anche mia madre l'avesse pensata così? Eppure, incredibilmente, sembra ormai quasi impossibile dire cose così ovvie. È necessario che tutti cerchiamo di avere più rispetto della Vita».
 
Come mai, nonostante le conquiste civili e tecnologiche, la nostra società è così sofferente?
«Soprattutto perché siamo sempre più staccati dalla nostra Anima. Ne è testimonianza anche l'impetuoso dilagare della depressione e di tante malattie psico-fisiche più o meno ad essa collegate. È giusto progredire con la ricerca scientifica, soprattutto sull'essere umano che, però, deve essere visto nella sua interezza, tenendo conto che non potremo mai arrivare a vedere completamente la perfezione che Dio ha creato».


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