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Mi rimetto in gioco

Per una donna trovare lavoro dopo i 35 anni è sempre più duro in Italia. Ma cominciare da capo si può: rivalutando se stesse e le proprie capacità

Gio 21 Ott 2010 | di Paola Simonetti | Attualità
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Nulla da mettere sul piatto. Le carte professionali da giocare sembrano svanite con l’arrivo di un figlio, un licenziamento improvviso, lo scadere di un contratto a tempo determinato.

 

Inghiottite dal buco nero dell’inattività prolungata, più spesso legata alla maternità, moltissime donne over 35, che tornano a rialzare la testa col desiderio di un nuovo lavoro, si accorgono che il mondo del lavoro non vuole più loro. Un’ennesima discriminazione, stavolta incentrata sull’età, che si aggiunge a quella più generale che in Italia le penalizza in quanto donne, la cosiddetta “discriminazione di genere”. Il muro di gomma è quello degli annunci che a migliaia affollano giornali e portali web: fra i requisiti a titolo preferenziale c’è sempre la strettoia del “… età max 30 anni”. Eppure ricollocarsi si può. Consapevoli però del fatto che trovare un lavoro è un lavoro, costante ed energico, dal quale bandire lassismi, blocchi da rifiuto, autocommiserazione. Con coraggio si deve riprendere il filo della propria individualità e di un valore personale che si è solo appannato. Ne sono convinti all’unanimità alcuni studiosi di settore, che hanno fornito una ricetta integrata da sfruttare in più direzioni anche contemporaneamente. Un’occasione di riscatto, raramente frutto di un “colpaccio”, quanto piuttosto di una buona tabella di marcia.

 

1° Niente isolamento

 

Evitare se possibile di affogare in modo totale nella cura di un figlio o nel lavoro casalingo. L’isolamento è da bandire, rendersi visibili è l’arma primaria per riemergere: «Utile è mantenere viva la rete di contatti con colleghi e amici. Persone che possono darci il polso del mercato del lavoro, ma anche rappresentare una cassa di risonanza del nostro desiderio di trovare un’occupazione» suggerisce Emiliano Mondrone, ricercatore Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori). L’isolamento qualche volta può essere anche “di ritorno”, secondo Paola Merlino, consulente nell’orientamento al lavoro della Provincia di Biella, promotrice nei mesi scorsi di un progetto di ricollocazione al lavoro di donne sopra i 40 anni, conclusosi con successo: «Spesso le donne rinunciano dopo un primo colloquio andato male o per mancanza di risposte dall’invio di diversi curricula. Nulla di più sbagliato: è quello il momento in cui occorre insistere, mettendo un campo una buona dose di fantasia».

 

2° Sfruttare il tempo libero

 

Impegnarsi a rinverdire competenze acquisite nel tempo, “formali” (professionali) o “informali” (personali) che siano, negli spazi liberi della giornata: «Affinando la lingua straniera che si conosce poco o solo in parte, con corsi anche casalinghi – prosegue Mondrone -, oppure riprendendo in mano il pc e l’uso di internet magari con l’aiuto di un amico o un banale corso di aggiornamento». Altra strategia, alimentare le abilità acquisite anche lontano dal lavoro: «Bene è sfruttare capacità legate alle personali inclinazioni – sottolinea Giuseppe Zaffarano, presidente dell’Associazione Lavoro over 40 (www. lavoro-over40.it) -, come l’accudimento dei bambini, ad esempio. Non è facile, ma può crearsi una strada ulteriore su cui investire».

 

3° Adattabilità

 

Evitare di puntare troppo in alto, almeno all’inizio: «Piccoli compromessi iniziali sul tipo di lavoro da accettare – suggerisce Mondrone dell’Isfol – possono aiutare a rientrare nel mercato, magari con un’attività attigua alla propria, anche se meno qualificante: l’insegnante che fa ripetizioni o traduzioni, ad esempio. Non dimentichiamo – precisa -, che il lavoro dà lavoro. è proprio sui luoghi professionali che si sviluppano le nuove occasioni».

 

4° L’accordo familiare

 

Ridimensionare le proprie attività casalinghe, rendendo noto al consorte quale sia il nuovo obiettivo: «Al marito si potrebbe proporre di fare meno straordinari e dare una mano in più in casa – sottolinea Emiliano Mondrone - per dare modo alla donna di trovarsi un lavoretto part time. Anche se meno remunerativo, servirà alla scopo di scavalcare il muro dell’inattività».

 


5° Il dossier professionale

 

Ripartire dalla propria storia lavorativa, valorizzandola ai fini della stesura di un buon curriculum che abbia un nuovo “appeal”: «Si comincia - racconta la dottoressa Merlino – dalla rivisitazione dell’esperienza professionale, la costruzione di un dossier, che vuol dire la stesura di un buon curriculum vitae, per il quale si può chiedere aiuto ai Centri per l’impiego; deve poter dire i nostri punti di forza, ma anche contemplare foto, per quel che riguarda ad esempio il lavoro di un’artigiana. Strumenti, questi, che da un lato servono per presentarsi alle imprese, dall’altro per “capitalizzare” la propria storia, sistematizzarla e dunque interiorizzarla».

 

6° IL curriculum e l’annuncio di lavoro

 

Mantenere il curriculum aggiornato e redigerlo in modo mirato a seconda del destinatario a cui lo invieremo: «Mettere in evidenza le varie esperienze professionali – aggiunge Mondrone -, in linea con l’azienda alla quale ci si sta proponendo. Dunque, evitare di apparire troppo qualificate per un annuncio di basso profilo o viceversa troppo poco esperte per uno più specializzato». Consigliabile spedire dopo aver fatto una piccola ricerca sull’azienda che offre impiego. «Un valore aggiunto – chiarisce la Merlino – è specificare come pensiamo che potremo essere utili alla loro attività».

 

7° Le public relations

 

Utilizzare più mezzi per seminare: pubblicare annunci su portali e giornali dedicati al lavoro, ma anche recarsi ogni tanto ai centri per l’impiego, così come frequentare associazioni o enti dedicati. Da sottolineare che l’utilizzo del pc e di internet in questo appare fondamentale. Tuttavia, fermarsi al solo invio di curricula può non bastare: «Dopo l’invio – aggiunge l’esperta  –, utile è fare un colpo di telefono e chiedere se il cv è in qualche modo d’interesse: si dimostrerà intraprendenza, motivazione e interesse autentico per quell’azienda. Farsi un’agenda dei contatti, poi, sarebbe buona regola per tenere a mente a chi si è spedito un cv e quando, in modo da poter pianificare un’eventuale nuova spedizione a 8 – 12 mesi dalla prima». Una buona organizzazione personale sul lavoro di ricerca sarà notata anche da fuori e rappresenterà una credenziale in più sulle nostre attitudini e prassi.

 

8° Il colloquio

 

Positività, preparazione sull’azienda a cui ci si presenta, idee chiare su come organizzare il proprio tempo in vista dell’impiego, sincerità sulle proprie passioni e buone regole di educazione sono irrinunciabili per chi cerca lavoro. «Farsi vedere pronte e non sprovvedute, lascia un segno. D’altra parte a mio avviso ogni colloquio è utile, anche quello che si rivela fallimentare ai fini dell’ottenimento del lavoro – aggiunge la dottoressa Merlino -. Dunque mai abbattersi. Piuttosto farlo essere un momento di semina: alla fine, può risultare positivo chiedere un consiglio su come procedere e rendere nota la propria disponibilità per eventuali occasioni future».

 

9° L’autoimprenditorialità

 

Da non escludere dal piano di ricerca del lavoro anche l’iniziativa autoimprenditoriale, singola o associata. «Oggi le agevolazioni legislative a riguardo, come la legge 215 sull’imprenditoria femminile, aiutano – conclude Zaffarano -. Un sostegno può darlo proprio la nostra Associazione: una rete affidabile che può mettere in contatto persone con la stessa idea».

 


 

C’È CHI ASSUME SOLO LE OVER 35

 

Innovativa e lungimirante. Amelya, azienda di servizi di segreteria virtuale, spiazza il mercato del lavoro andando in controtendenza: assume quasi esclusivamente donne al di sopra dei 35 anni. A fare la differenza, per i dirigenti della società, sono le lingue. L’attività di segretaria a distanza si presta ad un’ampia gamma di profili professionali, essendo un servizio richiesto da professionisti di tutti i tipi: imprenditori, avvocati, architetti, ecc. Una politica aziendale che ha rappresentato, secondo quanto sottolineato dalla dirigenza, una nuova occasione per molte donne che volevano rilanciarsi nel mondo del lavoro dopo esserne uscite. Info: numero verde 800.13.60.52  www.amelya.com

 


 

DISCRIMINAZIONE

 

La discriminazione lavorativa a connotazione “anagrafica” in Italia dilaga di anno in anno. A livello nazionale gli/le over 40 che cercano un lavoro sono circa 1 milione, secondo le più recenti rilevazioni dell’Associazione over 40. Un fenomeno che ha impensierito anche l’Unione Europea, tanto da indurla ad inserire l’età del lavoratore quale fattore potenziale di discriminazione. Il Consiglio di Lisbona individua quale obiettivo per il 2010 il raggiungimento del 50% come tasso di occupazione nella fascia di età tra i 55 ed i 64 anni.

 


 

L’IMPRENDITORE: «40ENNI? SONO UNA RISORSA!»

 

Mauro, alla guida di una sua piccola azienda in espansione; legge personalmente i curricula che arrivano, prende parte ai successivi colloqui e decide chi assumere.

 

Prende in considerazione anche le candidature di donne 40enni?

 

«Dipende dalla figura richiesta, ma in genere sì. Anzi in qualche caso avere 40 anni è un vantaggio».

 


Perché?

 

«Inutile nascondere che quando si assume una donna si valuta anche come mamma: le gravidanze, i bambini piccoli che stanno spesso male, e poi le difficoltà di incastrare il lavoro con i problemi dei figli e della casa. Ma la 40enne ha già trovato i suoi equilibri, ha anche esperienza, capacità di organizzarsi e meno pretese».

 


Intende che accetta stipendi più bassi?

 

«No, perché all'azienda converrebbe allora assumere una giovane con contratto di apprendista o stage. Intendo che è più facile che capisca le necessità di un'azienda, andando incontro alle esigenze del lavoro. E poi vede la sua possibilità di crescità all'interno di quell’azienda, mentre una ragazza più giovane è più propensa a rischiare e farsi adulare dalle “sirene” di un'altra occasione».

 


Cosa la colpisce in un curriculum di una 40enne al punto di chiamarla per un colloquio?

 

«Certamente la competenza nella mansione da ricoprire, ma anche l'accuratezza con cui si presenta, che dice molto su come potrebbe svolgere il suo lavoro. Meglio lasciar perdere quei curriculum generici, buoni per qualsiasi annuncio: fatene uno per ogni azienda a cui rispondete, puntando su quelli che ritenete i vostri punti di forza; considerate che avrete molte concorrenti e se non vi distinguete non avrete possibilità. Non caricate l'elenco delle esperienze passate, sembra dire: in tanti mi hanno assunta e in tanti mi hanno “mandata via”. Personalmente valuto bene anche una esperienza tenuta magari in un call-center per molto tempo: vuol dire che non siete deboli».

 


Cosa consiglia allora a una 40enne in cerca di lavoro?

 

«Di insistere nella ricerca del lavoro, che è già di per sé un lavoro. Diventare un po' imprenditrici di se stesse. Conoscere le aziende a cui ci si propone, cercare comunque di capire dove si hanno concrete possibilità. Mostrare una forte adattabilità in fatto di orari o tipo di contratto: se si vale, il datore di lavoro poi se ne accorgerà e state certe che non vi lascerà andare via, allora potrete avanzare qualche pretesa. Comunque, anche se il lavoro tarda ad arrivare, mai scoraggiarsi: come farebbe qualcuno a credere in voi, se voi per prime non ci credete?».

 


 

NEI PANNI DI CHI SCEGLIE       

 

Il candidato preferito è quello che sembra potersi integrare meglio nel team

 

di Alberico Cecchini

 

Negli ultimi mesi abbiamo inserito 3 donne 40enni nella mia azienda proprio perché ci servivano persone già con esperienze significative. Durante le selezioni mi rendo conto di quante donne in gamba ci sono che cercano lavoro: serie, affidabili, volenterose, bisognose di lavorare. è molto difficile scegliere. Sono certo che più di qualcuna di quelle che non abbiamo scelto aveva un valore superiore, ma in 20 minuti di colloquio non è affatto facile capirlo.

 

 

 

Una persona che non va bene, in genere, si vede subito, ma per capire se è valida davvero ci vuole qualche mese di prova. E non si possono provare tante persone. Bisogna considerare che per una azienda i primi periodi di inserimento sono un bel costo, specie in termini di tempo: bisogna seguire molto la nuova persona, formarla prima che diventi produttiva. Perciò invito a non scoraggiarsi ai primi colloqui: cercate di capire che avete persone davanti che possono sbagliare e poi pagare caro il proprio errore nella selezione.

 

Create empatia, siate positive, serene, interessate all'azienda e alle persone che avete davanti e non solo ad avere uno stipendio. Bisogna partire dal presupposto che, se una persona lavora bene, difficilmente viene mandata via, ma è anche vero che una persona lavora meglio se si trova bene in quel posto. E non ci si può trovare bene in qualsiasi posto. Quando scegliamo, cerchiamo di capire se la persona ha entusiasmo per quello che dovrebbe andare a fare e se lo vuole fare proprio da noi oppure è un po' un ripiego. Poi cerchiamo di capire se è un tipo di persona che non si accontenta mai, che si lamenta per carattere e allora può essere pericolosa per la buona sintonia del team. Poi, se proprio vi interessa quella azienda, cercate di conoscerne più cose possibili, sembrerete anche più sveglie.  

 

 

 

Sono convinto che le persone solari, generose, oneste non rimangano mai molto tempo senza lavoro. Le riconosco subito, ma anche se fingono di esserlo. Perciò bisogna molto lavorare su se stesse, valutarsi, rispettarsi, non prostituirsi in qualsiasi lavoro con datori indegni che poi si scoprono pure disonesti. Io dico sempre a chi inizia un periodo di prova che noi dobbiamo vedere se ci troviamo bene a lavorare insieme, non solo noi come azienda, ma anche la nuova persona: voglio che si trovi molto bene con noi. Altrimenti meglio che cerchi ancora: magari per la sua indole può trovare un ambiente di lavoro  più adatto a lei.

 

Le esperienze professionali, tranne casi di lavori molto specializzati, contano fino ad un certo punto, la maggior parte delle mansioni si può apprendere in poco tempo, perciò conta molto di più l'attitudine, la disponibilità, l'elasticità, la voglia di mettersi in gioco.

 

 

 

Un lavoro in cui si subisce troppo può ammalare e poi costringere la donna a lasciare il posto e spendere quello che ha guadagnato in cure. Una persona innanzitutto deve stare bene, occupata o non, ma una persona sana nel corpo e nello spirito un lavoro, prima o poi, lo trova o se lo inventa, anzi mentre lo cerca fa comunque qualche lavoretto minore, insomma non si ferma ad aspettare le risposte. Un consiglio finale: puntate prima al vostro benessere generale che a quello economico, una buona indipendenza personale aiuta a trovare anche l'indipendenza economica.


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