acquaesapone Mama Kenya
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Mama Kenya capitolo 9

Pubblichiamo a puntate le eccezionali avventure di una lettrice che ha scelto di vivere 3 anni intensissimi in una tribů ‘primitiva’

Ven 05 Nov 2010 | di Lorena Gagliotta | Mama Kenya

In quei giorni cominciai a prendere in seria considerazione l’idea di andare a conoscere il villaggio di Shindo: il mio compagno mi aveva proposto più volte un incontro con il padre, la nostra si era fatta una relazione seria, eravamo davvero in sintonia, il suo modo di pensare era spesso vicinissimo al mio, era sempre dalla parte delle donne quando gli altri uomini facevano il contrario. Questo fece sì che in futuro fossimo uniti nelle battaglie per le donne e i bambini. Finalmente accettai la proposta. D’altronde stavo pensando seriamente di sistemarmi con una tribù e dovevo domandare il permesso proprio al capo villaggio che era il papà di Shindo in questo caso. Anche il villaggio di Sumi era a poca distanza da Shindo ed ero indecisa sulla mia prossima dimora, così presi tempo per pensare in quale villaggio mi sarei potuta sistemare.
 
Erano le 22.30 quando il mio compagno mi comunicò che saremmo andati a fare le presentazioni. Lo guardai con aria interrogativa: di notte? Era forse impazzito? Esultava, diceva che l’ora era arrivata, era su di giri dalla felicità, eravamo giunti ad un fidanzamento quasi ufficiale, la cosa avrebbe reso la sua famiglia felicissima. Chiamammo un nostro amico, era tassista, Karisa, era un uomo allegro, disponibile e molto serio sul lavoro, i suoi occhi erano cadenti ai lati, uno sguardo che appariva buono, era un Giriama, come Shindo. Entrammo nella macchina, era buio davvero, solo la luna alta, piena, ci accompagnava, attraversammo palmeti, la macchina sobbalzava sul terreno dissestato, i fari illuminavano di tanto in tanto case di fango affiancate da piccole luci di candele, la strada mi sembrava tutta uguale. Mi domandavo se un giorno sarei riuscita a distinguere un luogo dall’altro: come facevano i locali a non perdersi? Soprattutto la notte: se in quel momento fossi stata da sola, mi sarei persa all’istante. Karisa curvava tra le palme trovando la via migliore per riuscire a passare più facilmente possibile. 
 
Dopo circa 25 minuti vidi un gruppo di case in fango, nessuno era sveglio o perlomeno nessuno era fuori, il silenzio regnava. Ribadii a Shindo di tornare l’indomani, ma nulla era possibile contro il suo entusiasmo. Scendemmo dalla macchina, ero emozionata, felice, il vento del Kenya, la sua brezza, non ti lascia quasi mai, il suono delle foglie era il nostro sottofondo musicale. Respiravo profondamente per cercare di immettere più aria possibile in me, come se così il ricordo di quel momento potesse restare indelebile. Poi ci dirigemmo verso una casa che mi sembrò più grande delle altre, era costruita in fango, ma ai lati vi erano mura fortificate anche con pietre, una grande veranda, due sedie intrecciate. La porta si aprì: un uomo magrissimo, anziano, si sporse, abbracciò suo figlio, si salutarono in giriama, poi parlarono ancora per un minuto. Allora non conoscevo bene il giriama, lo swahili era ormai entrato nelle mie abitudini. In Kenya esistono oltre 40 tribù ognuna con i suoi dialetti, il giriama è uno dei tanti, lo swahili è la lingua ufficiale parlata da tutti. Pensavo che avrei assolutamente dovuto imparare anche il loro dialetto. 
 
Mentre li osservavo, l’uomo allungò ridendo felice la mano, prese una sedia e mi fece cenno di sedermi, salutai e in swahili lo ringraziai scusandomi per l’ora. Era un uomo anziano, ma il suo corpo era elegante nei movimenti, il viso rugoso aveva grandi occhiaie molto più nere della sua pelle, capelli brizzolati, la grande bocca sorridente scopriva i denti consumati, era a torso nudo, attorno alla vita era avvolto un pareo verde sgargiante, si muoveva con agilità. Mi guardò dolcemente e poi aggiunse: “Davvero vuoi essere la moglie di Shindo?”. Risposi annuendo, poi strinse la mia mano, mi disse che era felice di darmi il benvenuto. Era assonnato, ma sono sicura che pensava che ne fosse valsa la pena. Aveva perso il sonno, ma acquistato una nuora straniera! Quando mi disse che avrebbe chiamato sua moglie, madre di Shindo, gli dissi di lasciarla riposare, sarei tornata l’indomani. Lui fu felice e mi disse che avrei passato la giornata con loro, pranzato lì e conosciuto la famiglia e il villaggio. Accettai. 

VAI AL CAPITOLO 10
 

Condividi su: