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Attenti alla trappola della nostalgia

Lasciate che i vostri figli guardino i loro cartoni

Mer 01 Apr 2009 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Il quarto canale della Bbc diffonde un programma per bambini che si chiama “Go4it”, in realtà l’ultimo programma per bambini dell’intero palinsesto della possente radio di Stato britannica. C’è o meglio bisognerebbe dire c’era, perché nel marzo scorso la direzione del canale ha annunciato che a maggio sarebbe andato in onda l’ultima puntata, ponendo fine a una tradizione che durava da 59 anni. Il primo programma per bambini, da ascoltare con le mamme, era andato in onda su Bbc radio 4 nel lontano 1950. Com’è nata la decisione di chiudere? Non si tratta di mancanza di ascoltatori, anzi il programma continuava ad avere un certo seguito. Un sondaggio ha però rivelato che gli ascoltatori nella fascia 4-14 erano solo una manciata. Certe puntate addirittura registravano ascolti zero nella fascia di età di bambini e adolescenti. Ed ecco la sorpresa: i dirigenti della Radio sono rimasti di sasso scoprendo che la maggioranza degli ascoltatori aveva più di 50 anni. E oltretutto tutti affezionatissimi, a giudicare dalle proteste seguite all’annuncio della chiusura.
Questa notizia, data dai giornali inglesi nel marzo scorso, mi ha veramente colpito. Non c’è da stupirsi che chiuda uno show che ha ancora ascolti, perché in un mondo, in cui tutto è dominato dal marketing, la cosiddetta “segmentazione” è decisiva: ogni programma della radio o della tv si rivolge a un target ben preciso, per lo stesso motivo viene trasmesso a un certo orario anziché in un altro. Il tutto per cercare di raggiungere un pubblico il più possibile omogeneo. Sapere chi è il pubblico che ti ascolta, significa potergli proporre un determinato tipo di pubblicità anziché un’altra. Ma al di là dell’implacabile meccanismo del marketing, mi ha colpito la potenza di una molla interiore che tutti, chi più chi meno, abbiamo in funzione: la nostalgia. Sono molti i prodotti di consumo culturale che sono cambiati nel tempo per seguire il proprio pubblico. Mio marito ad esempio legge il fumetto “Tex Willer” di cui possiede la collezione completa. Una volta mi sono arrischiata a sfogliare i primi preziosi numeri e ho scoperto che il personaggio è disegnato in modo completamente diverso. Nei primi albi, Tex è poco più che un ragazzo. Incontra il vero amore, si sposa e poi lei muore tragicamente. Insomma è un giovane uomo alle prese con le sue prime esperienze. Quarant’anni dopo, Tex è un signore di mezza età, in gran forma certo, ma pur sempre di mezza età, con un figlio grande da svezzare in mezzo a mille avventure. Non è certo una questione di realismo: Tex è invecchiato per essere più vicino al proprio pubblico, che certamente per la maggior parte  non è più composto da ragazzi. Gli stessi albi di “Topolino” o alcuni film a cartoni animati, sono fatti più per piacere ai grandi più che ai bambini.
Spesso noi ci facciamo trasportare dalla nostalgia e ci tuffiamo nei ricordi del nostro passato. Da lettrice di Acqua&Sapone mi sono sempre divertita a sfogliare le pagine dedicate a cartoon e serie tv. Per un naturale meccanismo psicologico, quelle serie ci sembrano meravigliose, perfette e sicuramente più interessanti e godibili di quelle moderne. In parte è un’illusione dovuta alla forza dei ricordi e alla voglia di restare giovani. E questo è il paradosso della nostalgia: i tuffi nel passato ci fanno sentire giovani, ma in realtà possono farci invecchiare più rapidamente, perché rubano spazio all’incontro con nuove serie tv, cartoni, film o libri, che poi vanno a formare l’immaginario dei giovani. è guardando la tv che guardano loro, visitando i siti internet che visitano loro che potremmo avvicinarci di più ai nostri figli, tentare di comprenderne la stessa lingua. Alcuni dei miei amici, invece, regalano ai miei due lupacchiotti bellissimi giocattoli di legno, libri di favole di una volta o i semplici giochi di società di una volta. Ma parliamoci chiaro: quel trenino di legno o l’Allegro chirurgo fanno felici noi più che i nosti figli. è giusto controllare giochi, internet e tv che guardano i nostri bambini, evitare che “ingurgitino” programmi diseducativi. E ogni tanto magari provare anche a fargli scoprire un divertimento “dei nostri tempi”. Ma è giusto anche lasciar loro la possibilità di formarsi un proprio immaginare. Cari i miei piccoli Ale e Giovanni, oggi guardate pure i vostri orrendi cartoni. Sennò cosa rimpiangerete tra trent’anni?


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