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Auto e banche, attenti agli incentivi col trucco

importante denunciare i comportamenti scorretti

Mer 01 Apr 2009 | di Armando Marino | Soldi

Di fronte a una crisi eccezionale come questa servono rimedi forti e un po’ di coraggio. Non è detto però che le due cose debbano venire dallo Stato. è uno di quei momenti in cui Pantalone mette fondo alla borsa e tira fuori denaro per “sostenere” la crescita. Ma bisogna fare attenzione, perché a volte gli incentivi servono solo a rendere più pigre le aziende (che, invece, dovrebbero impegnarsi di più per superare la crisi) e a ingrassare qualche furbo. Prendiamo il caso degli incentivi per le auto. L’associazione di consumatori Adiconsum denuncia che ci sono concessionari che fanno i furbi. Il trucco è semplice, spiegano dall’associazione: si prende il prezzo di un modello, si scomputa il costo di accessori come ormai considerati di base come airbag e servosterzo e poi si pubblicizza la bassa cifra finale come maxi sconto ottenuto grazie agli incentivi. Quando poi il cliente entra nel negozio e decide di acquistare, si cominciano ad aggiungere i costi degli accessori ormai irrinunciabili e il prezzo torna su. L’incentivo, così, viene incamerato totalmente dal concessionario. Perché, dice ancora l’Adiconsum, provando a insistere per comprare l’auto nuda e cruda, si scopre che è impossibile, perché certi accessori sono ormai di serie e il modello propagandato praticamente non esiste. In questi casi bisogna insistere per ottenere il prezzo pubblicizzato e in caso segnalare le pratiche scorrette all’Antitrust (per informazioni ulteriori si può consultare il sito www.agcm.it). A dirla tutta anche gli “incentivi” alle banche varati col nome di “Tremonti bond” suscitano qualche perplessità. Si tratta in sostanza di denaro che lo Stato presta alle banche a un tasso determinato. Le banche, teoricamente, dovrebbero utilizzare questo denaro per prestarlo a loro volta alle aziende che, in questo momento, hanno grande bisogno di liquidità per superare il momento difficile. Resta da vedere se l’impegno chiesto alle banche che ricevono i bond funzionerà, ma intanto è certo che le banche stanno stringendo i cordoni della Borsa. Un’azienda su dieci, che pure avrebbe le garanzie necessarie in tempi normali, si vede negare il credito. Lo stesso succede con i mutui per le case. In teoria ora i tassi sarebbero molto più convenienti, ma le banche, forse proprio per questo, sono restie ora a concedere denaro. Si rischia così di innescare un circolo vizioso che impedisce all’economia di recuperare terreno: è un pericolo vero.
Ecco perché ora è particolarmente importante denunciare comportamenti scorretti di chi incassa soldi dal governo e poi non rispetta gli impegni.


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