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La lobby atomica nasconde la verità

Una follia che lascia ai piccoli un’eredità di scorie nucleari per migliaia di generazioni. Yuri Bandazhevsky, lo scienziato bielorusso che ha scoperto, insieme alla moglie pediatra, la verità su Cher

Ven 01 Ago 2008 | di Francesco Buda | Energia

 «Ora i progressi tecnologici voltano le spalle all’umanità poiché non sono fondati su valori spirituali, ma sull’avidità del profitto. Lo sviluppo dell’energia atomica ne costituisce un esempio emblematico. La gente è rimasta indifesa davanti al pericolo atomico sia delle armi nucleari che dei reattori che producono elettricità. L’umanità ha creato un mostro che non sa domare. Da lì provengono le immense sofferenze fisiche e morali delle popolazioni. E aumenteranno ancora, se la società non cambierà il suo comportamento riguardo all’energia atomica». Questo scriveva il 16 febbraio 2005 il detenuto Yuri Bandazhevsky. 

“Pravda”: verità. È la parola che ti resta scolpita incontrandolo di persona. È stato il più giovane professore universitario di Medicina in tutta l’Unione Sovietica, accademico insignito di ambìti riconoscimenti: il Premio Lenin, il più prestigioso per i giovani scienziati bielorussi, la Stella d’Oro dell’Accademia di Medicina della Polonia, la Medaglia d’Oro “Albert Schweitzer”.
Prima osannato dal regime sovietico, poi sbattuto in galera con una condanna ad 8 anni di reclusione, poi scarcerato per amnistia nel 2005. Altri sono i riconoscimenti dopo la persecuzione: nel 2001 il Parlamento Europeo lo ha reso il venticinquesimo possessore del Passaporto della Libertà, dal 2004 è nell’Albo d’onore dei Prigionieri per la Pace. La sua è la storia di un gigante di umanità, forza ed onestà. Il Cremlino lo aveva scelto per fondare e guidare l’Istituto Universitario di Gomel. Il compito era fare ricerca medica nelle zone contaminate dalla catastrofe del reattore nucleare ucraino di Chernobyl scoppiato, nell’aprile 1986, a causa di un esperimento non autorizzato.
E lui lo fa: crea un centro d’eccellenza, studia, analizza e ricerca senza sosta, aiutato dalla moglie Galina Serghievska, brillante pediatra e cardiologa. Il suo garage diviene un mini laboratorio pieno di cavie. E scopre cose che il potere - militare, politico ed economico - e la maggior parte degli scienziati non vogliono sentire né divulgare: Chernobyl è un disastro immane, l’intera popolazione è destinata ad ammalarsi. Colpa del Cesio137, elemento che non esiste in natura, mostruosità invisibile, inodore, insapore, generata dalla fissione nucleare e che colpisce attraverso il cibo. Ma la verità più scottante è un’altra: la Bielorussia era fortemente contaminata da prima del disastro di Chernobyl (26 aprile 1986).
Lo testimonia quel 60% dei bambini bielorussi malati al cuore, colpiti addirittura da infarto a soli 4 anni, scoperti e documentati dalla moglie Galina. E Yuri tira fuori l’inverosimile, la prova schiacciante: una mappa ufficiale che evidenzia la grave contaminazione radioattiva in Bielorussia già dagli anni ’60. Il documento lo trova su un libro del 1974, che viene subito fatto sparire da tutte le biblioteche dell’Urss.
Il Professore racconta tutto alla tv di Stato. E poco dopo rivela pure l’enorme sperpero di soldi per vuote ricerche scientifiche sul disastro: su 17 miliardi di rubli, solo 1 è stato usato effettivamente a vantaggio della salute della popolazione. Il Kgb prende nota.
«L’energia atomica può solo portare danno – spiega il Professore, per la prima volta in Italia, ad Acqua & Sapone -, il problema non riguarda solo Chernobyl, ma probabilmente altri fatti e altre centrali di cui non sappiamo, riguarda le fuoriuscite di cui non siamo a conoscenza e le scorie radioattive che non si sa dove mettere. Nascondono i dati, invece bisogna sapere, capire per aiutare la salute dell’umanità. La scienza vera è quella che dà l’informazione corretta e che spiega certi dati. Se inizi a trovare altre strade per aggiustare le cose, va tutto a rotoli. Non ci sarà la verità».*
Come vede tutta questa rinnovata voglia di nucleare in Usa ed Europa?
«Penso che nei Paesi occidentali dovrebbe essere la popolazione a sapere cosa fare e che posizione prendere, ma questo nasce da una informazione che dev’essere diffusa ed obiettiva. Non sarebbe forse corretto se io dessi consigli sullo sviluppo dell’energia nucleare. Il mio compito è denunciare il danno alla salute riportato con radionuclidi (elementi radioattivi come il Cesio 137, ndr). Per le scelte devono decidere i cittadini in base ad una vera informazione. Anche in Italia è difficile dare informazioni su queste cose».
Qui dicono invece che nuovi reattori servono per l’energia nelle nostre case, per le aziende, per la vita e lo sviluppo...
«Io sono contro ogni crescita dei programmi nucleari. Perché? Non si può assolutamente dividere il progetto pacifico da quello bellico. Noi abbiamo saputo cosa c’era sotto l’energia atomica, io ho visto».
C’è ancora spazio per l’onestà su questi temi per chi fa scienza?
«Domanda molto interessante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità subisce il veto dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che le impedisce di rivelare dati sugli effetti delle radiazioni sulla salute umana (in base ad un accordo del 28/5/1959, ndr). L’anno scorso ho lanciato un appello perché sia scisso questo tipo di rapporto tra queste due agenzie dell’Onu, affinché l’Oms possa studiare gli effetti nucleari sulla salute e dire pubblicamente cosa scopre. Ma non c’è stata ancora una reazione da parte loro. È difficile capire la posizione dell’Oms rispetto a queste cose... sono medici e dovrebbero solo difendere la salute della popolazione, non devono essere economisti e industriali, devono essere solo medici. Non devono avere nessun altro interesse se non la salute dell’uomo. Attualmente è molto difficile dare un’informazione corretta: ad esempio, non c’è ancora un posto in Europa dove io possa continuare le mie ricerche e divulgare dati e aiutare la gente, i bambini. Dappertutto c’è un freno per impedire l’informazione corretta. I miei oppositori leggono i miei studi, ma stanno zitti».
Se l’Oms è così, quanto i medici di famiglia - quelli a contatto con la gente, non gli accademici e i teorici burocrati - conoscono la situazione e le implicazioni del nucleare?
«Molti medici che hanno lavorato con me a Gomel hanno capito la pericolosità degli elementi radioattivi per la salute umana, ma quando ci sono stati blocchi sull’informazione e l’Aiea ha cominciato a pressare, molti hanno avuto paura. Sono stati molto pochi i medici di altre nazioni che hanno voluto aiutarci a fare queste indagini. Non ti lasciano parlare di queste cose».
Possiamo lanciare un appello ai medici e invitarli ad informarsi?
«Sì, sì, innanzitutto il medico deve rimanere medico e difendere la salute delle persone. Qualsiasi medico che si mette a studiare questi problemi non può non capire l’influenza dei radionuclidi sulla salute umana. Penso che, se i medici lo sanno, prenderanno la decisione ovvia di curare la salute delle persone. Non si può ignorare questo problema, bisogna intervenire. Non si può avere un atteggiamento passivo e dire che questo problema non esiste. A me non ha colpito tanto il problema della radiazione, ma la gente ammalata: quando ho visto quante persone ammalate c’erano nella zona di Chernobyl, io come dottore mi sono detto “queste persone stanno male, perché? Come si possono difendere?”».
E dove non ci sono stati incidenti come a Chernobyl? Spesso chi critica il nucleare viene accusato di fare allarmismo, di strumentalizzare l’effetto Chernobyl. Realmente, questa attenzione che lei invoca riguarda solo casi come quello o tutti?
«Chernobyl è solo il simbolo del problema, ci ha dato la possibilità di capire il problema. Io sono finito in carcere perché ho fatto presente che la popolazione bielorussa già prima dell’incidente nucleare era fortemente contaminata. Su questi temi non devono esserci bugie, ma solo verità. Bisogna capire per aiutare le persone. Io non posso accettare le considerazioni di quei fisici, di quei tecnici che non sono mai stati in zona contaminata o vi hanno fatto solo un viaggio di due o tre ore ed emettono dei giudizi. Io so che di queste persone ce ne sono tantissime, molti dicono che non c’è alcuna relazione tra radionuclidi e salute umana. Ma vengano lì a vedere le persone come soffrono e come muoiono! Si può vedere la statistica: in Bielorussia la mortalità è due volte superiore alla natalità. Non bisogna trovare delle cause diverse, l’unica è la radiazione. Molte famiglie lì non hanno bambini, e non perché non hanno voglia di fare figli, ma perché non possono: è una patologia del sistema riproduttivo, sia dell’uomo che della donna. Io sto scrivendo un libro che riguarda questo problema della riproduzione, che è molto profondo, ma bisogna conoscerlo per aiutare le persone. Per sapere, però, bisogna fare serie ricerche e analisi scientifiche. Io non ho ancora visto tesi scientifiche concrete da parte dei miei oppositori, perché non hanno niente da dimostrare rispetto a quello che dico io».**
Cosa le dicono le sue figlie, Olga e Natalia, rispetto a questa sua missione?
«Nella nostra famiglia siamo tutti medici: io, mia moglie, la nostra prima ragazza e suo marito, e la piccola studia medicina. Abbiamo fatto questa scelta, la famiglia stava con me a Gomel, dopo la catastrofe di Chernobyl e le bimbe sono venute a contatto, come noi, con la radioattività. Come tutte le persone lì, le nostre figlie hanno avuto problemi di salute. Ma c’è un dovere rispetto a Dio, noi abbiamo quest’obbligo morale: siamo medici e dobbiamo difendere la salute delle persone. La mia missione è di cercare la verità su Chernobyl e di dirla, devo continuare le mie ricerche scientifiche».
I bambini e Dio, realtà essenziali e vere: forse c’è qualcuno che si vuol mettere al posto di Dio con queste tecnologie, che poi non sanno nemmeno controllare e generano effetti irreversibili?
«Dio non può cambiare. Adesso le persone che vogliono dirigere il mondo devono pensare bene cosa fare. Nel mio libro, che ho scritto in carcere e pubblicato nel 2007 “La filosofia della mia vita”, ho detto che la gente deve sapere cos’è l’energia atomica e fare che non prolifichi e che non vada avanti».
Cos’è l’energia atomica?
«Oggigiorno vedo solo pericolosità. Vedo solo che ci sono lavori scientifici che non fanno altro che distruggere. Bisogna sviluppare altre fonti energetiche, sole, vento, acqua, ed investirci tanto. Siamo ad uno stadio molto pericoloso dell’energia atomica e bisogna uscirne, non è un discorso di reattori di terza o quarta generazione. Il danno ormai c’è, ci sono le scorie radioattive, è inutile dire “ci saranno centrali di nuova generazione che produrranno meno scorie”: intanto risolvetemi il problema di quelle che ci sono e non si sa dove mettere! Adesso che senso ha parlare di meno scorie se poi le persone si ammalano, se creano costi sanitari enormi, se economicamente sono fallimentari? Questi vedono i soldi e non vedono il domani e, se si continua a morire, che senso ha sviluppare queste tecnologie? Sono persone egoiste che si occupano solo di se stesse. Devono capire che ci sono altre leggi e altre forze di sviluppo del mondo che possono aiutare le persone».
A chi conviene davvero l’energia nucleare?
«A quelli che vogliono comandare il mondo. Lo sviluppo dell’energia atomica è per dimostrare solamente la forza, l’onnipotenza dello Stato. Si potrebbero portare molti esempi di questo: la possibilità di utilizzare il plutonio per fare missili atomici; sapete cosa c’è adesso in Europa, se gli americani rinforzano il sistema atomico in Europa, la Russia risponde allo stesso modo, in un continuo proliferare di armi. Siamo ai limiti della vita umana, della sopravvivenza della specie».
Hanno ancora indipendenza e ruolo decisivo i governi, i rappresentanti delle comunità, rispetto al potere di chi fa affari atomici?
«C’è una lobby atomica e penso che controlli molti Stati. Ora, per esempio, hanno interesse a costruire una centrale nucleare in Bielorussia (dove si trova Chernobyl, ndr). Ma è assurdo pensare che la nazione più contaminata debba ospitare un’altra centrale atomica. Il gioco è questo: quelli vogliono far dimenticare Chernobyl per spianare la strada al nucleare, mentre il governo bielorusso di Lukashenko vuole entrare nel club atomico perché significa essere considerati potenza mondiale. Il prezzo dell’autorizzazione dell’Aiea a costruire una nuova centrale lì è il silenzio su Chernobyl. Tutti mi hanno detto “non parlare della contaminazione precedente, parla solo dell’incidente, lascia stare quella cartina del 1974”. Bisogna sempre dire la verità, io non sono una persona “facile”, “accondiscendente” perché dico sempre la verità. È difficile, ma questa è la vita».*** 

 

* I DATI TRUCCATI
«Data l’ampiezza del disastro, la comunità internazionale ha il dovere di assistere i 9 milioni di vittime del disatro di Chernobyl» dichiarò il dott. Zupka, rappresentante dell’Ocha, agenzia Onu per gli aiuti umanitari alla conferenza dell’Oms sugli effetti di Chernobyl nel 2001.
La moglie del Prof Bandazhevsky scoprì che lì 6 bimbi su 10 si ammalano al cuore. Invece il rapporto ufficiale del Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti (Unscear) minimizza e dice che 31 sono stati i morti durante l’incendio, 200 i colpiti da radiazione acuta e 2.000 i tumori alla tiroide, curabili...

** Il Prof Bandazhevsky è finito in galera non tanto perché ha denunciato Chernobyl, ma perché ha dato la vera risposta alle domande «Perché si ammalano così tanto in Bielorussia? Come mai c'è stato questo enorme sviluppo di malattie tutte insieme se il Cesio 137 è caduto da poco? Come mai vengono colti da infarto e si ammalano anche i bambini nati anni dopo l’incidente?». Risposta: il territorio della Bielorussia era fortemente contaminato da radiazioni già dagli anni ’60. Ha trovato la sconcertante verità su un libro del 1974 con dati ufficiali delle autorità sovietiche, con tanto di cartina che smentiva la verità ufficiale e che lo scienziato mostra ad Acqua & Sapone. Bandazhevsky ha così svelato il silenzio che c’era intorno agli esperimenti nucleari, probabilmente una bomba, esperimenti sotterranei, nell'aria.
«Questo libro è stato fatto sparire da tutte le biblioteche dell’Unione Sovietica» racconta il Professore che riuscì a trovarne una copia in una piccola biblioteca. 

*** La storia del Prof Bandazhevsky e della moglie Galina, medico dei bambini di Chernobyl, è raccontata nel bel libro “Bugie nucleari”, di Silvia Pochettino, testo coraggioso e valido per scoprire cosa rischiamo di lasciare ai bambini per migliaia e migliaia di generazioni attraverso il nucleare.


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