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Serie tv, spettatori in rivolta

Telespettatori maltrattati: serie interrotte, cambi di programmazione e puntate mancanti

Gio 27 Gen 2011 | di Valeria Bianchi | Attualitā

Una doppia puntata, tutta da godere in una domenica sera. è così che Italia 1 ha regalato ai fan del Dr. House l’avvio della sesta stagione di una delle serie tv più amate di sempre. Peccato che le puntate successive siano andate in onda non la domenica successiva, ma il martedì, disorientando il pubblico, che ancora si lamenta sul web. E poi c’è “Buffy”: che cos’ha in comune l’ammazzavampiri col burbero chirurgo della tv? è un’altra serie maltrattata dal piccolo schermo italiano, scatenando le proteste di legioni di fans. Cambi di orario e giorno di trasmissione, interruzioni di serie a metà strada, puntate trasmesse a singhiozzo e alternando quelle nuove a repliche consunte. Da sempre guardare una serie di telefilm americani sulle tv nostrane è una sfida, una gara di intuito, di prontezza di riflessi col telecomando, un duello in cui i telespettatori sono chiamati a battersi contro le stranezze di responsabili dei palinsesti.

COME TI FRANTUMO LA QUALITà...
Eppure le serie tv girate soprattutto oltreoceano, ma anche nel Regno Unito, si possono ormai annoverare tra i prodotti più sofisticati e meglio realizzati della tv. Spesso con attori di grido, come il Danny De Vito di “C’è sempre il sole a Philadelphia”, colonne sonore curate (quella di “Glee” a febbraio 2010 ha scalato le classifiche inglesi), trame molto più accurate di tanti film. Basti pensare alla ragnatela di colpi di scena di “Lost”, la serie più seguita in Italia, curata da un vero maestro come J. J. Abrahams. La Rai la mandò in onda accorpando a due a due le puntate di una serie costruita per lasciare gli spettatori col fiato sospeso e dando la sensazione di volerla trasmettere di corsa, come se volesse liberarsene al più presto.

... PER LA QUANTITà DELL’AUDITEL
Spesso è stata la dittatura dell’Auditel a imporre lo scempio dei telefilm, come nel caso della serie tratta dal film “Terminator”, interrotta a metà della seconda stagione. Ma sovente le ragioni di certi stop sono davvero imperscrutabili. Raidue, ad esempio, ha letteralmente massacrato le puntate di “Brothers and sisters”, interrompendone alla 9a puntata la 3a stagione e riprendendola dopo mesi, saltando puntate già fissate e facendo indiavolare i fedelissimi. Una tv deve tenere conto degli ascolti, ma La7 ha saltato la messa in onda di quasi tutta la 2a stagione di “Leverage”, per ascolti insoddisfacenti, e ha poi deciso di ricominciare dalla 3a, pare perché in alcuni episodi compariva di sfuggita Elisabetta Canalis e si pensava che potesse stimolare gli spettatori a seguirla. Trasmettere in questo modo può mai far bene agli ascolti?

QUANDO IL FLOP SERVE ALLE PAPERE
E se poi ha ragione il doppiatore Antonio Genna, a volte gli ascolti scarsi possono anche diventare una motivazione a mandare in onda: “The vampire diaries” è stato un flop senza appello, eppure Italia 1 avrebbe deciso di riprenderne la trasmissione accorpando gli episodi il mercoledì sera, in modo da non far concorrenza a “Paperissima”.

POCO RISPETTO PER I TELESPETTATORI
Italia 1, del resto, è la più criticata per lo scarso rispetto con cui da anni rimescola le carte delle serie, in barba ai telespettatori che invece si immedesimano in queste fiction, ne imparano a conoscere i personaggi, a seguire le vicende, ad apprezzare il livello spesso più che buono dei dialoghi. Infatti i telefilm sono diventati il business centrale per i canali di Fox Tv, l’emittente satellitare del bouquet di Sky che in Italia ha conquistato milioni di fedeli telespettatori, nonostante pure qui non manchi qualche stranezza (del divertentissimo e dissacrante “C’è sempre il sole a Philadelphia” non è mai andata in onda in Italia l’ultima puntata della quinta serie, lamentano sul web gli appassionati).

I FANS SI FANNO SENTIRE
Perché tanto disprezzo per questo genere di fiction, mentre su Rai e Mediaset c’è la massiccia invasione di melensi sceneggiati italiani? è davvero finita l’epoca in cui “Happy days” e “Saranno famosi” allevavano generazioni di ragazzini? A giudicare da fenomeni come “Lost” sembrerebbe il contrario. E la fioritura di decine di forum e blog sull’argomento lo conferma. Qualche anno fa vi fu la prima “protesta interseriale” con lettere di protesta alle emittenti colpevoli di leso telefilm. E di recente, negli Stati Uniti, i fan di “Flash Forward” hanno addirittura inscenato una manifestazione di piazza, fingendo di svenire in massa, come accade nella prima puntata del telefilm, per protestare contro l’interruzione della produzione della serie. O com’è successo con “Star Trek”, i cui accaniti fan hanno cominciato a girare in proprio degli episodi, dopo che la serie era stata interrotta dopo decenni di programmazione.

LA RIVINCITA PASSA SU INTERNET
La grande differenza col passato è che oggi c’è l’arma del web. Gli adepti del “Dr House” o delle “Disperate Housewives” attraverso Internet si scambiano informazioni, recensioni, anticipazioni. Le nuove serie, prima di venir recensite sulle riviste, sono annunciate sui forum specializzati. E ci sono gruppi di utenti che, un secondo dopo che un telefilm è andato in onda negli Stati Uniti, lo mettono in Rete, a disposizione di chiunque voglia “scaricarlo”. E che dire degli entusiasti gruppi di “dubber”, che traducono e inseriscono i sottotitoli pochi giorni dopo che il telefilm è stato trasmesso in lingua originale? Il cosiddetto “peer-to-peer”, cioè la possibilità di condividere grandi file da computer a computer ha fatto il resto: la dittatura delle reti tv fa ancora arrabbiare, ma adesso gli utenti più smaliziati hanno la possibilità di trovare i loro beniamini on line. E così la disaffezione verso la tv, col conseguente inarrestabile calo di ascolti, alla fine ha consumato la vendetta degli spettatori verso i responsabili dei palinsesti. Chissà che la lezione non si riveli salutare: i telespettatori non sono sudditi.


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