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Casa “dolce” casa

Inquinata e un colabrodo d’energia. Ma qualcosa si può cambiare, da subito

Gio 27 Gen 2011 | di Maurizio Targa | Casa
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C’è una fabbrica che non produce nulla, ma sforna oltre 1.000 kg di rifiuti l’anno. Questa azienda è la prima responsabile di malattie e morti dovute ad inquinamento urbano, negli ultimi 20 anni ha visto crescere i propri costi d’esercizio del 20% e consuma da sola il 28,8% di tutta l’energia prodotta. Da chiudere subito, direte voi, ma è impossibile. è casa nostra.

Più malsana di una via del centro
C’è più inquinamento nelle nostre abitazioni – dice il recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) - che in strada col traffico delle auto: gas radom dalle pareti, fumo di tabacco, formaldeide dei mobili, acido nitroso nelle murature e fumi dei gas di cucina sono infatti le principali cause dell’inquinamento indoor, che supera i normali processi di avvelenamento esterno delle nostre strade cittadine. Il fenomeno è stato trattato anche nel convegno “Il clima urbano: diagnosi e previsione” promosso dal Cnr a Roma. «Un aspetto assolutamente non considerato, ad esempio – ha spiegato il Direttore dell’Istituto di Inquinamento Atmosferico, Ivo Allegrini - è la quantità di benzene che viene assorbita dai nostri abiti e che noi respiriamo tutta la notte dopo aver lasciato, ignari, pantaloni o gonne sulle sedie». Tale fenomeno non va sottovalutato, perché dentro le nostre case passano la maggior parte del tempo le persone più deboli come bambini, malati o anziani. Ma, se questa fattispecie è tra le meno osservate, è lungo l’elenco degli agenti che minacciano la nostra salute tra le mura domestiche: polveri di abitazione, acari, elettromagnetismo da elettrodomestici, alterazione dell’acqua potabile, inquinanti chimici da detergenti e saponi, polveri di erbe incolte, peli di animali domestici, impurità dell'aria proveniente da impianti o apparecchi di climatizzazione fanno sì che l’esposizione che si rileva nelle abitazioni sia ben più alta di quella esterna. «Anche camminando in mezzo al traffico delle automobili - ha ribadito Allegrini -, il rischio maggiore di essere esposti ad agenti inquinanti si corre nelle nostre case, che possono essere causa di malattie allergiche e patologie da inquinanti ambientali». Ed i rischi crescono in proporzione a come è fatta la casa, quanto siamo consapevoli dell’esistenza di questo problema e, soprattutto, all’igiene che viene praticata. Ma come difenderci dall’avvelenamento di soggiorno, camera e cucina? Finestre aperte spesso, taglia corto l’esperto del Cnr, anche in inverno, ma non solo: pulire sovente le tappezzerie, non fumare in luoghi chiusi, aprire gli infissi mentre si cucina. Abitudini che possono, secondo il professore, essere dei buoni antidoti alle impurità presenti nelle nostre stanze.

Un colabrodo per l’energia
Ma c’è un altro aspetto che fa della nostra casa una trappola, stavolta per le nostre tasche: ci affanniamo ad illuminarla e riscaldarla d’inverno o refrigerarla d’estate e lei, traditrice, perde risorse da tutti i pori. Gli edifici in cui abitiamo sono stati realizzati, nella maggiore parte dei casi, in tempi in cui l’emergenza energetica era di là da venire. E con le stesse logiche costruttive si è continuato anche quando il prezzo del petrolio ha superato i 100 euro al barile, e soprattutto anche dopo che si è diffusa la consapevolezza che il greggio è risorsa scarsa e destinata a terminare. E l’accusa per le nostre case di essere dei colabrodo energetici è confermata da un’indagine di Legambiente in collaborazione con la Edison, nei 4 centri urbani di Roma, Milano, Firenze e Bolzano: la casa tipo non è per nulla tecnologica, ha muri e finestre che lasciano uscire il caldo d’inverno e lo fa rientrare d’estate. 

Viva (le case) verdi!
Ma c’è una buona notizia: case così non se ne faranno più. Lo dice la direttiva UE 31/2010 sulla prestazione energetica nell'edilizia: le case dovranno essere “quasi” passive.  Le più avanzate avranno muri isolati con sughero pressato o fibra di vetro, che permetteranno il mantenimento del caldo d’inverno e non far pompare troppo il condizionatore l’estate, tripli vetri di ultima generazione (proprio le finestre sono il tallone d’Achille della dispersione energetica) e senza termosifoni: una casa così è riscaldata, quando il sole non basta, da un impianto radiante a pavimento alimentato da una caldaia a condensazione e, se quest’ultima è sostenuta da un pannello fotovoltaico sul tetto, l’abitazione è totalmente a impatto zero. Anzi: può accadere che produca più energia di quanto consumi e che possa essere immessa sul mercato. Questa casa ideale è stata recentemente presentata alla Fiera Campionaria di Milano: si autosostiene e non ha bisogno di pagare nemmeno una bolletta.  Nel gergo tecnico si dice “off grid”, letteralmente fuori da ogni rete. Infatti è fuori rete elettrica, perché utilizza quella solare; non ha bisogno di quella telefonica, perché utilizza un ponte radio per le comunicazioni; non c’è quella del gas, perché utilizza la geotermia per il riscaldamento; manca anche la rete idrica, perché si sfrutta un sistema di vasche per la raccolta dell’acqua piovana.
L’inquinamento è quasi completamente annullato e si risparmiano tonnellate di risorse energetiche.

Puoi farlo anche tu. ADESSO
«Senza arrivare a soluzioni integrali ma ancora realisticamente lontane - spiega Andrea Poggio di Legambiente -, è palpabile una maggior attenzione per la salvaguardia dell'ambiente: una casa in classe A dimezza le emissioni di anidride carbonica, a questo si aggiunga la motivazione pratica della possibilità di risparmiare sulle bollette. È quindi auspicabile, ad esempio, la costruzione o la conversione degli impianti esistenti in concezione ecologica e sostenibile. Pochi conoscono il consumo a metro quadrato all'anno per riscaldare la propria casa: il consumo energetico passa dai 130 kWh al mq di una casa tradizionale ai 33 kWh al mq di una energeticamente appropriata». Quindi una casa di 100 metri quadrati in classe A spende circa 250 euro all'anno per il riscaldamento contro i 1.000 di una certificata in classe G.  Il costo di una casa con impianti classe A? Circa il 10% in più degli apparati di una casa normale. Ma con il risparmio energetico derivante vien da sé che il costo si recupera nel giro di pochi anni. Ed anche un’abitazione esistente può migliorare le sue prestazioni. «In Italia lo standard degli immobili "vecchi" è bassissimo – continua Poggio -, ma bastano pochi interventi per ottimizzare i rendimenti». Gli interventi più consigliati sono la sostituzione degli infissi, il cappotto termico per isolare le pareti perimetrali (realizzabile anche all'interno della casa, ma non consigliabile se non si ha un impianto di deumidificazione) e la sostituzione della caldaia con una più efficiente che sfrutti anche il calore latente del vapore acqueo contenuto nei tubi. Questi apparecchi costano fino al 50% in più di una caldaia tradizionale, ma abbinati a un impianto di riscaldamento a bassa temperatura a parete o a pavimento abbattono i consumi del 30%. Tra i piccoli interventi è utile dotare i radiatori di valvole termostatiche, che permettono di regolare la temperatura in ogni ambiente. «Le opere di riqualificazione energetica usufruiscono della detrazione fiscale del 55% ed una casa verde – conclude Poggio – acquisisce indubbiamente un valore di mercato sensibilmente differente».            

 



CASA A IMPATTO ZERO... UN SOGNO
Una casa ad impatto zero ancora non è alla portata di tutti. È tuttavia possibile fin da subito adottare una serie di accorgimenti che consentono di ridurre notevolmente il consumo energetico di un’abitazione

Televisore, videoregistratore, lettore dvd e computer
Spegnerli con il pulsante e non solo con il telecomando: gli apparecchi in stand-by continuano a consumare energia. Se possibile, tenere acceso un apparecchio per tutta la famiglia.

Lampade ad alta efficienza energetica
Scegliere lampade a fluorescenza a basso consumo, soprattutto per ambienti in cui la luce rimane accesa più a lungo: permettono di ridurre il consumo dell'80% rispetto alle lampade tradizionali ad incandescenza.
 
Condizionatore
Accenderlo solo in caso di reale bisogno, regolando il termostato su temperature non molto differenti da quella esterna.

Forno elettrico
Non aprirlo frequentemente durante la cottura, preriscaldarlo solo quando necessario e spegnerlo poco prima della fine della cottura, per sfruttare il calore residuo.

Forno a micro-onde
Utilizzarlo quando possibile: è più parco nei consumi di uno tradizionale, in quanto sensibilmente più rapido nella cottura.

Frigorifero
Evitare frequenti e inutili aperture dello sportello; posizionarlo nel punto più fresco della cucina, lontano da fornelli e termosifoni lasciando almeno 10 cm di distanza dal muro per la ventilazione.

Lavastoviglie
Far funzionare l'apparecchio a pieno carico usando meno possibile il ciclo intensivo, rimuovere dalle stoviglie i residui più grossi, che potrebbero intasare il filtro e diminuire l'efficiacia del lavaggio.

Asciugacapelli
Utilizzare l'apparecchio a temperature medie, quelle alte fanno aumentare i consumi e non fanno bene ai capelli.

Lavatrice
Utilizzare l'apparecchio sempre a pieno carico e a temperature non troppo alte (30-60°C). Se si dispone di un modello con asciugatura automatica, usarlo solo quando non è possibile stendere il bucato.

Scaldabagno
Non tenerlo acceso quando non serve, si può installare un timer per metterlo in funzione tre ore prima dell'utilizzo.
 


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