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Le tasse sono bellissime

Tre anni fa il Ministro Padoa Schioppa fu insultato per aver detto che le imposte “sono bellissime”. Oggi il Fisco ha imparato a farsi grandi auto-spot

Ven 28 Gen 2011 | di Armando Marino | Soldi

Lasciamo le riabilitazioni post mortem ai cultori del genere, così numerosi nel nostro Paese. Ma certamente l’ex Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, deceduto a 70 anni lo scorso dicembre, meriterebbe un bel po’ di scuse. Almeno tante quante critiche gli piovvero addosso quando dichiarò, con scarso senso dell’opportunità politica, che “le tasse sono bellissime”. A prescindere dal merito della frase, già ampiamente discusso, il suo intento era di mettere in rilievo il valore civico del pagare il dovuto all’Erario. Ma in Italia il Fisco è il nemico pubblico numero uno e parlarne bene suonava politicamente scorretto, come dare del simpatico giovialone a Hitler. Eppure, a tre anni di distanza da quella frase, il Fisco ha intrapreso proprio la strada dell’autoesaltazione, una filosofia dello spot propagandistico che forse fa ben oltre le intenzioni di Padoa Schioppa. Pensate alle notizie di indagini sulle evasioni Vip che vengono periodicamente fatte trapelare. Valentino Rossi, Dolce&Gabbana, Mario Cipollini: sono solo alcuni degli esempi di personaggi famosi incappati in controlli fiscali a cui è stata data ampia pubblicità. Perché noi italiani siamo fatti così: odiamo le tasse, ma solo se le dobbiamo pagare noi. Quelle degli altri sono sacrosante. Quelle indagini così sono diventate altrettanti efficaci messaggi propagandistici sull’efficienza dell’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione. E così anche la battaglia verso i paradisi fiscali, il braccio di ferro con San Marino e la Svizzera in primis. Stesso discorso per i controlli agli stabilimenti balneari, spacciati per battaglia contro il caro ombrellone. E poi le voci sui controlli a chi ha barche e auto di lusso. Ma è l’ultima pagina di questo continuo spot dell’Erario a essere davvero assurda. L’Agenzia ha annunciato che nel 2010 ha distribuito a cittadini e imprese rimborsi fiscali per 11 miliardi. E il direttore Attilio Befera si è vantato di aver elargito agli italiani “un’immissione di liquidità in un momento di crisi”. Roba da non credere: un ente pubblico ammette di aver sottratto alle tasche degli italiani 11 miliardi in più del dovuto. Al momento di restituire il maltolto, ce lo presenta come un favore, tra l’altro senza specificare questi rimborsi dopo quanti mesi, o anni, sono arrivati. La verità è che le tasse, se richieste in modo equo e trasformate in servizi efficienti alla società, sono davvero bellissime. Ma, se prelevate in modo iniquo e sperperate, sono un’enorme ingiustizia. Pagarle resta un dovere, ma almeno ci risparmino la presa per i fondelli.


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