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L’orco? Molto spesso è al tuo fianco…

I media bombardano, ma i dati dicono altro: gli stupri sono in calo e, quasi sempre, avvengono in casa

Mer 01 Apr 2009 | di Claudio Cantelmo | Attualità

Cittadini armati, ronde volontarie, storie allucinanti di ragazzine violentate in pieno giorno. La percezione della sicurezza per le donne non è mai stata così bassa. Il 2009 sembra essere proprio l'anno dell'emergenza stupri: il Ministro Mara Carfagna parla di "bollettino di guerra" e i leghisti arrivano a chiedere la castrazione chirurgica per i violentatori più efferati.
Ma le cose stanno proprio così?
I dati parlano d'altro: a Roma, per esempio, secondo i numeri forniti dalla Questura, tra il 2007 e il 2008 c'è stata una diminuzione delle violenze sessuali del 10,74%, (242 contro 216), dato ancora migliore rispetto al complessivo nazionale (-8,4% sull’intero territorio, come informa il Ministero dell’Interno). Una lettura ancora più attenta del rapporto fornisce spunto per considerazioni assai lontane da quanto vogliono farci percepire i mezzi d’informazione omologati. La probabilità di subire violenza da sconosciuti, infatti, è assai remota. L’orco, quasi sempre, è dentro casa.
Una ricerca diffusa dal Telefono Rosa - che risponde a richieste d'aiuto di persone che subiscono violenza fisica, psicologica ed economica - dimostra che, per l'80% dei casi, le donne che hanno subìto abusi sono state vittime di violenza domestica. Solo 2 volte su dieci lo stupro è avvenuto fuori dalle mura casalinghe e tra questi aggressori extra-familiari ricadono anche conoscenti occasionali, ex partner, datori di lavoro. Gente conosciuta dalla vittima, insomma. Lo stupratore, nella maggioranza dei casi, è il marito (52%), o il compagno (18%), l'ex marito (7%), l'ex compagno (5%), il padre (3%), un altro parente (5%), un conoscente (7%).
Le aggressioni perpetrate da persone totalmente sconosciute precipita a 3 punti percentuali. Ma c’è di più: si stima che solo l'8% sul totale delle donne vittime di abusi decida di affrontare un processo giudiziario, obiettivamente umiliante e difficile; e mentre lo stupro di strada viene quasi sempre alla luce perché, oltre alla possibile presenza di testimoni la vittima viene spesso abbandonata inerme e con lesioni anche gravi, la stragrande maggioranza delle violenze domestiche passa sciaguratamente sotto silenzio. Nonostante le richieste d’aiuto a Telefono Rosa siano aumentate, 1.744 nel 2008 contro le 1.492 del 2007, il 56% delle interlocutrici dichiara di non aver chiesto sostegno a nessuno, neanche ad un’amica. Ma la percezione di insicurezza è totalmente verso l’aggressore da strada, magari straniero, complice l'inaudita violenza degli ultimi casi avvenuti: dall'omicidio di Giovanna Reggiani, abusata e uccisa, allo stupro della studentessa del Lesotho, fino a quelli del parco della Caffarella e di Guidonia, verificatisi in rapida successione. E, forse, a qualcuno fa comodo la fobia, serve che sia così, con la compiacenza di moltissimi mezzi d’informazione giornalistici e televisivi: parecchi cronisti sono, infatti, sguinzagliati nelle questure alla ricerca di casi clamorosi che riempiano i telegiornali e le prime pagine, per cavalcare la tigre del panico collettivo in una continua rincorsa alla notizia di cronaca più efferata, allo scoop sul dolore dei parenti e alla caccia alle streghe della responsabilità.
Ecco allora le ronde fai da te, la spesa in armeria, il mirino sul rumeno o sull’extracomunitario, nell’immaginario collettivo orchi per antonomasia. Credere che il mostro sia lo straniero, l'altro, il diverso: un alibi mentale per non guardare in faccia la realtà, per non accettare che il male è sempre più vicino di quanto pensiamo e spingerlo invece lontano da noi. Quando l’uomo nero ci è accanto, se non proprio dentro casa, dobbiamo invece fare i conti con noi stessi. E cominciano i guai.

Boom di “armi” antiaggressione
Dopo l’ingiustificato timore di uscire di casa spacciato dai TG
«Molte donne, ma anche padri e fidanzati, ultimamente hanno chiesto spray al peperoncino!» racconta Giampiero M., titolare di un’armeria. Il Governo ha recentemente liberalizzato la vendita delle bombolette, che in un batter d’occhio sorpassano negli acquisti coltelli, pistole e fucili.
Questi nebulizzatori consentono di mirare fino a tre metri e mette fuori gioco l’aggressore per 20 minuti. Ma è la soluzione giusta? «Indubbiamente – afferma Maria Zizzi, dirigente del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) – avere nella borsetta questo prodotto aumenta il senso di sicurezza, ma l’aggressore solitamente gioca sull’effetto sorpresa e non è sempre facile poterlo utilizzare».
Volano pure le vendite di braccialetti gps e cellulari antiaggressione, che consentono di essere localizzati in situazioni di emergenza, ma la voglia di difendersi travalica spesso anche la legge: in internet, da giorni, circolano prodotti spray urticanti la cui composizione ha contenuti decine di volte i valori massimi consentiti. Fatto ancora più allarmante, si è diffusa la vendita più o meno incontrollata di dissuasori elettrici, oggetti in grado di “sparare” una scossa da 200.000 volt che può avere effetti mortali su cardiopatici.
«Così si rischia il far west – interviene Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’Associazione Funzionari di Polizia –: è un autogol per la giustizia, se si considera che ad acquistare gli spray sono stati soprattutto gli aggressori per compiere scippi e rapine, come è avvenuto recentemente».

 


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